12 contro 11

Beh, che dire. Quando uno gioca nella Fiorentina, a prescindere che poi la sua storia con la squadra viola abbia o meno un lieto fine, non rappresenta solo una squadra, rappresenta una città, una grande famiglia; e proprio come tale si comporta nei confronti dei giocatori: li accoglie, li ama, si arrabbia con loro, li invita a volte a cercarsi un lavoro, li sostiene, gioisce con loro per i traguardi conseguiti e li sostiene nei momenti di difficoltà. Tutto questo per spiegare come mai la morte di Davide abbia scosso così tanto me, la mia città e tutti i tifosi viola. Per noi Davide rappresentava la parte buona e seria del calcio, un uomo ed un professionista vero, una persona alla quale affidare ciecamente la fascia di capitano, innamorato di Firenze. Nel moderno mondo calcistico, dettato dalle logiche del denaro sopra a tutto e in cui si cambia molto spesso città e paese, lui aveva trovato la dimensione adatta a se stesso ed alla sua giovane famiglia. Sono inevitabili le lacrime, il senso di smarrimento e lo strazio, il cuore diventa un vaso rotto, da ricomporre; ed anche quando sarà ricomposto, rimmarranno comunque delle crepe sotto. Ma scommetto che lui vorrebbe che smettessimo di stare male. Perchè noi oggi ci sentiamo infinitamente più deboli, ma senza ancora accorgercene siamo più forti. Da domenica prossima noi giochiamo in 12. Ciao Davide

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