Albania: operazione salvataggio

Fuori Tirana il traffico era scorrevole. Contro ogni aspettativa, le strade erano in buone condizioni e i paesi che via via si presentavano ai nostri occhi erano tutto fuorché trascurati: ovunque vedevamo palazzi e villette familiari in costruzione o appena ultimati, in un riconoscibilissimo stile italiano. Se non avessimo saputo di essere in Albania, avremmo potuto tranquillamente scambiare il paesaggio per una tipica, pacifica provincia dell'Italia settentrionale.

Dopo poche decine di chilometri un poliziotto ci fece segno di accostare e noi, obbedendo, abbassammo il finestrino. "Hello", disse Claudio in inglese. L'ufficiale ci fece cenno di proseguire, senza aggiungere altro: la targa dell'auto era albanese, ma per l'uomo era chiaro che eravamo turisti stranieri e che, come tali, non dovevamo essere disturbati inutilmente. "L'Albania sta investendo molto sul turismo", ci avevano spiegato quando Claudio aveva esternato il timore che poliziotti corrotti ci avrebbero chiesto dei pizzi. "Le forze dell'ordine sono invitate dal governo a trattare bene i visitatori stranieri".

La strada era talmente poco trafficata che decidemmo di fermarci sulla costa vicino a Durazzo prima di scendere verso Berat, dove avremmo pernottato. La giornata era fresca e ventosa. Claudio guidò deciso sul terreno umido, stando ben attento a non andare dove la sabbia, di un colore più scuro e intenso, rivelava la presenza di fanghiglia che avrebbe potuto invischiare le ruote.

Appena spense il motore, una donna sui trent'anni corse verso di noi. Aveva un abito corto e scollato, che metteva in mostra le sue abbondanti curve, e due occhi di un azzurro limpidissimo, quasi trasparente, che l'avrebbero resa incantevole se solo non fossero stati circondati da lineamenti tanto sgraziati. Quando Claudio aprì la portiera, la donna iniziò a parlare concitatamente in albanese, gesticolando in direzione di una macchina poco più grande della nostra che, diversi metri più in là, era rimasta intrappolata nella melma. "Sorry, we don't speak Albanian", la interruppe Claudio. "Italiani?", chiese la donna. "Sì". "Io vivo in Italia, io albanese ma io parlo italiano", fece la ragazza, visibilmente sollevata. "Mi chiamo Raissa, piacere". Indicò tre uomini e una donna che tentavano inutilmente di liberare la macchina, spingendo e accelerando bruscamente: il fango era arrivato fin quasi al motore. "Loro sono mio fidanzato, mio fratello e due amici rumeni. Grosso guaio, provato a fermare altre macchine, ma nessuno aiuta". Ci avvicinammo. Gli uomini avevano espressioni dure e sinistre, sguardi truci e denti mancanti: avrebbero tranquillamente potuto passare per delinquenti. "Loro italiani", disse Raissa al suo fidanzato. L'uomo smise per un attimo di litigare in albanese con il cognato e ci guardò. "Potete avvicinarvi con macchina? Abbiamo corda. Ci attacchiamo a voi, voi date colpo con acceleratore e tirate noi fuori per favore", fece in un italiano incerto. Claudio soppesò la situazione e scosse la testa. "La nostra Nissan è troppo leggera. Finiremmo intrappolati anche noi, e poi sarebbero due le macchine da tirare fuori da qua, capito? Problema doppio". Il giovane tentò di ribattere, ma poi si arrese all'evidenza dei fatti. "Chiamiamo qualcuno con una macchina più pesante, tipo una jeep", propose Claudio. "Come quella parcheggiata davanti a quel ristorante". Il fidanzato di Raissa rise. "Già chiesto loro. Loro detto che macchina è rotta". "Magari se vado io con loro, che sono italiani, però aiutano", suggerì Raissa. "Forse non vero che macchina è rotta". Gli uomini annuirono, continuando a spingere la macchina con tutte le forze.

Raissa bussò al ristorante e indicò al cameriere prima la jeep, poi noi. Parlava in albanese, ma capimmo che stava dicendo che eravamo italiani. Il cameriere le chiese di aspettare e poi uscì un uomo che ci fissò attentamente, prese le chiavi e avviò la jeep. "Ha deciso di aiutarci, alla fine", disse Raissa. "Dev'essere fama che avete voi italiani. O mio vestito. O tutti due", scherzò. Il fratello di Raissa, dagli occhi ugualmente limpidi e azzurri, squadrò l'automobilista con odio, ma tacque. Nonostante il suo evidente imbarazzo, l'uomo lasciò che attaccassero la corda alla sua jeep e trascinò la macchina fuori dal fango.

"Adesso venite a pranzo da noi", propose Raissa quando ci fummo accertati che l'auto funzionava ancora. "Nessuno aiutato noi. Ma voi sì. Abbiamo debito". Claudio ed io ci confrontammo brevemente e decidemmo che un pasto a casa di albanesi riconoscenti ci avrebbe portato via tutta la giornata, e che se avessimo accettato non avremmo potuto arrivare a Berat entro sera come previsto. "Siamo di fretta purtroppo", rispose Claudio. "Ma un caffè con voi lo prenderemmo volentieri, grazie".

Mentre bevevamo il caffè in un bar vicino alla spiaggia, il fratello di Raissa fece una foto a tutto il gruppo, per ricordo. Quando partimmo, Raissa ci diede frittelle di pane e formaggio albanesi. "Comprate per voi, per ringraziare. Volevo prendere anche souvenir, ma negozio è chiuso. Mi dispiace". Salutandoci, i ragazzi ci invitarono nuovamente a casa loro, per Capodanno o per qualsiasi altra occasione. "Mostrerò la foto a chi mi dà problemi", rise Claudio, "e dirò che questi omoni minacciosi sono amici miei".

Un paio di settimane dopo, quando avevamo già lasciato l'Albania, Claudio mi chiamò. "Ricordi Juri, il fratello di Raissa?" Avevo guardato la nostra foto di gruppo molte volte, ma lui, avendola scattata, non c'era. Mi sforzai di ricordare il suo viso e mi vennero in mente i suoi chiarissimi occhi azzurri. "Sì". "E' morto qualche giorno dopo che li abbiamo salvati", mi informò Claudio con voce tremante. "Gli è scoppiata un'arteria, all'improvviso. Non aveva neanche trent'anni. Raissa è distrutta".

Il treno per Como era affollato da pendolari dall'aria annoiata, monotona e ostile. Misi una mano davanti agli occhi per nascondere le lacrime in quell'ambiente così inappropriato e poco tragico. "Per i pochi giorni che gli mancavano, però, gli abbiamo fatto del bene", sussurrai al telefono. "Questo un po' mi consola".

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