"Alla curva del fiume" di V. S. Naipaul

Nella letteratura, come in molti altri campi, non sempre vengono premiati i più meritevoli. Questo vale anche per il premio letterario per eccellenza, o almeno il più conosciuto, il Nobel. E’ altrettanto vero, tuttavia, che, mentre alcuni vincitori sono rimasti celebri, le loro opere vengono lette e studiate nelle scuole, altri non sono altrettanto conosciuti e spesso, a meno che uno non sia un vero e proprio esperto in materia, ce ne dimentichiamo. Di esempi ce ne sarebbero di sicuro moltissimi, ma questa volta ho scelto di citarne solo uno, che ritengo particolarmente rappresentativo di questo fenomeno; sto parlando di V.S. Naipaul. Visto che alla maggior parte dei lettori questo nome dirà poco e niente (come era in effetti anche nel mio caso) vi darò qualche brevissima informazione biografica. Vidiadhar Surajprasad Naipaul nacque nel 1932 nell’isola di Trinidad e Tobago; la sua famiglia era emigrata dall’India per lavorare nelle piantagioni di canna zucchero. Pur appartenendo ad un ambiente contadino, al giovane Naipaul non mancavano gli stimoli letterari, essendo suo padre un giornalista per la comunità di emigrati indiani di Trinidad. Il suo amore per la scrittura lo spinse a continuare i suoi studi a Oxford, dove tuttavia non riuscì mai ad integrarsi; questo gli causò un profondo malessere e depressione. Dopo gli studi si trasferì a Londra, dove iniziò la sua carriera letteraria, che culminò appunto con la vittoria del Premio Nobel per la Letteratura nel 2001, che fu così giustificata dal comitato di Stoccolma, "per aver unito una descrizione percettiva ad un esame accurato incorruttibile costringendoci a vedere la presenza di storie soppresse".

Le sue opere furono sia romanzi che saggi, tuttavia quello che ho scelto di recensire è un’opera di narrativa; s’intitola “Alla curva del fiume” e fu pubblicato nel 1979 nel Regno Unito, ma solo nel 1982 in Italia. Nella sua seconda edizione italiana, edita da Adelphi nel 2015, il titolo è stato modificato con “Sull’ansa del fiume” (tengo inoltre a precisare che l’originale inglese è “A Bend in the River”).

Il protagonista è Salim, un personaggio che è evidentemente ispirato all’autore stesso. Anche lui è infatti un giovane di origini indiane, che vive però lontano dalla sua terra natale; in questo caso si parla però dell’Africa e non dei Caraibi, come nel caso di Naipaul. Il luogo specifico della vicenda non viene mai esplicitato, ma grazie ad alcuni dettagli, possiamo intuire che il romanzo si svolge in un paese della costa orientale africana, probabilmente lo Zaire, e che il fiume di cui si parla è il fiume Congo. Salim, infatti, all’inizio della vicenda lascia la sua famiglia per stabilirsi in una cittadina situata appunto alla curva di un grande fiume (forse si tratta della città di Kisangani). Qui rileva un piccolo esercizio commerciale da un cugino, un emporio per la precisione, che gestisce insieme all’aiuto del giovane Metty, anch’egli di origini indo-arabe. Qui Salim conosce diversi abitanti della zona, dal missionario belga Padre Huismans, alla donna africana Zabeth, considerata una sorta di sciamana, e suo figlio Ferdinand, giovane che rappresenta il futuro dell’Africa, dopo il colonialismo, fino ad Yvette, bella ma annoiata moglie di un funzionario inglese, che diventerà l’amante del protagonista. Tutte le vicende vengono analizzate dal punto di vista di Salim, che ha un ruolo piuttosto ambivalente, è sia estraneo, in quanto non africano, ma allo stesso tempo comprende molto bene l’ambiente che lo circonda, sapendo leggerne le contraddizioni e le genuine pulsioni, incarnate nelle persone che incontra e con cui il lavoro gli impone di avere a che fare. Naipaul ci racconta attraverso i suoi occhi una civiltà in decadimento, governata da quello che viene chiamato il Grande Uomo (che sappiamo essere il dittatore zairese Mobutu); questa spirale distruttiva sembra essere una metafora del destino dell’umanità intera, che irrimediabilmente si distruggerà a vicenda. Un’opera magistrale e piena di sfaccettature, con una visione piuttosto pessimistica della vita, ma che sicuramente farà riflettere il lettore.

V.S. Naipaul, Alla curva del fiume,1979 Rizzoli, 1982. Mondadori, 1989. Adelphi, 2015 con il titolo Sull'ansa del fiume

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