Ambarabaciccicoccò, tre civette sul comò

È stato il trend topic della settimana: il Family Day a Roma, una manifestazione nata nel 2007 per opporsi al disegno di legge, presentato dal Governo Prodi l'8 febbraio 2007 per legittimare i "DICO" (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi). Da quel 12 maggio l'espressione scompare dalle bocche degli italiani per ritornare, un po' in sordina, il 20 giugno 2015 ponendo forse le basi per quella che è stato il raduno dello scorso 30 gennaio.

Rimandando al testo integrale del disegno di legge Cirinnà, che prevede il riconoscimento delle unioni civili e l'adozione in casi particolari, so benissimo che chiunque di voi avrà avuto modo di leggere, informarsi, divertirsi, ironizzare sulla vicenda. Sicuramente, vista la delicatezza seppur apparente, del tema, ci sarà chi avrà scansato certe notizie e chi, invece, avrà promosso iniziative parallele (un caso fra tutti la Giornata internazionale contro l'omofobia, che cade puntualmente il 17 maggio di ogni anno). Una sola cosa è certa: tutti, ma proprio tutti, ne hanno parlato.

In qualità di autrice di Nastorix credo che le parole, gli articoli, le immagini e i video che sono stati mostrati all'Italia la scorsa settimana siano sufficienti per dare a chiunque un quadro generale di cosa è stato il Family Day. Tuttavia sento il dovere di aggiungere un tassello a tutto ciò che è stato detto, lanciandomi nella prima intervista doppia rilasciata alla nostra rivista.

Loro sono Cesare e Barbara, rispettivamente 31 e 29 anni. Non si conoscono, sapevano di rispondere ad una intervista doppia ma non hanno avuto alcun dettaglio su chi fosse "l'altro". Ne sono uscite due storie familiari diverse, due vite agli antipodi, due universi lontani: due rette parallele che però non rispettano le regole della geometria e, qualche punto in comune, lo trovano.

Pariamo dalle cose semplici: la tua famiglia.

Cesare: io sono secondogenito di mia madre e mio padre. Quando avevo sette anni mia madre ha "abbandonato il tetto coniugale" trasferendosi a 300 km da casa. Io sono rimasto con mio padre che, qualche anno dopo, si è risposato e ha avuto una bambina, mia sorella Cristina. Nel frattempo anche mia madre ha avuto un altro figlio con il suo nuovo compagno, Gianluca. Qualche anno fa mio padre ha rotto con la sua nuova moglie, e ora ha una compagna da cui è nata Alice, che adesso ha due anni.

Barbara: la mia famiglia è quella che chiunque definirebbe tradizionale. Ho tre fratelli maggiori (Raffaele, Simone e Francesca), un fratello minore (Giuseppe) e due gemelle più piccole (Eva e Federica). Poi c'è un cane, Rudy, e due gatti, Pallina e Musetto.

Si è discusso molto delle conseguenze psicologiche delle unioni civili e delle adozioni. Hai mai avuto problemi di questo tipo?

Cesare: ovviamente. A sette anni sono filato dritto in terapia perché gli assistenti sociali o il giudice (non ricordo) dovevano per forza fornire sostegno al mio caso, forse anche perché sono rimasto a vivere con mio padre. A scuola poi ero deriso dalla maggior parte dei miei compagni. Le cose non sono andate molto bene fino ai miei 16 anni quando, dopo nove anni di terapia, ho imparato a fregarmene degli altri che mi indicavano come "il diverso". E così, ho smesso di andarci.

Barbara: fino a qualche anno fa probabilmente non sapevo neanche dell'esistenza di psicologi & co. Nella mia famiglia sono stata istruita che, per qualsiasi problema, era sufficiente pregare e che Dio avrebbe sistemato le cose. Poi, quando ho finito le superiori e sono riuscita ad andarmene a Bologna per studiare Lettere (dopo non poche rimostranze da parte della mia famiglia) tutto è cambiato. Sono arrivata a 21 anni a vedermi chiudere la porta di casa in faccia, per lo stile di vita "amorale" che conducevo a detta dei miei genitori. Che però hanno fatto passare il tutto, con parenti e vicini, come "problemi a livello economico", cioè il mantenere un figlio su sette fuori casa, benché io lavorassi in un bar pur di arrangiarmi. Ho vissuto due anni d'inferno per questo rifiuto da parte loro, colpevolizzandomi e arrivando a un passo da mollare l'università e tornarmene in paese. Ma poi ho capito che non avevo nessuna colpa, e così mi sono rivolta ad uno specialista. Tutt'ora ci vado perché ho parecchi problemi da risolvere.

Un altro tema caldo relativo al Family Day è stata la confusione sessuale che potrebbero avere dei figli con entrambi i genitori dello stesso sesso. Pareri in merito? 

Cesare: forse andrò fuori tema entrando in un dettaglio che non c'entra molto. Io attualmente ho tre madri e due padri. Ovviamente la figura di riferimento con cui sono cresciuto è stato mio padre naturale, ma a livello femminile ho avuto almeno due madri. Tant'è che, se dovessi indicare la sola persona con cui mi intendo un po' meno, ti direi che è il compagno di mia madre. A livello di influenze trovo che la mia situazione mi abbia certo incasinato all'inizio, e non solo a livello di identità personale (non sessuale) e anche con spostamenti, traslochi, vacanze organizzate. Ma appunto, da quando ho capito che la mia situazione era particolare ma non certo sbagliata, ho iniziato a vedere la mia famiglia "allargata" come una gigantesca opportunità. Non sarò mai da solo, ho ben 12 persone da amare, consultare e su cui contare. Per tornare alla tua domanda sono eterosessuale convinto da sempre, e il prossimo autunno mi sposo.

Barbara: (segni solo il mio nome vero?) Comunque sempre tornando alla mia vita prima e dopo Bologna, io fino a 23 anni non ho avuto alcun tipo di contatto con la sessualità. Certo, ci si scambiava qualche bacio a stampo a scuola di nascosto ma niente di più. Mi vengono in mente cose, come ad esempio che io non ho mai visto nudi né i miei genitori né i miei fratelli. Solo Francesca, che divideva la stanza con me, ma per caso. Molti miei compagni di classe mi hanno esclusa per questo mio atteggiamento evitante, ma all'epoca li vedevo come peccatori e me ne fregavo. Ma anche una volta arrivata a Bologna per un po' di tempo ho evitato qualsiasi tipo di incontro che potesse diventare una frequentazione. Lo psicologo dice che probabilmente non avevo sviluppato un corretto rapporto con la mia corporeità. Finalmente un paio di anni fa sono riuscita, grazie anche alla terapia, ad avere la mia prima relazione e il mio primo rapporto. Poi, quando è finita, ho iniziato a frequentare una ragazza, ora sono single quindi chissà...

Ultima domanda: se potessi tornare indietro, cambieresti la tua famiglia con quella di qualcun altro? Come la vorresti? 

Cesare: ti stupirò: sì. Ma non perché mi sento diverso dal resto del mondo anzi, come già ti ho detto, mi sento un privilegiato. Tuttavia i traslochi, i viaggi obbligati, i diverbi tra i miei genitori naturali e non, gli screzi tra fratelli e sorelle ecco, quelli in dodici sono difficili da gestire. Questo anche perché ti senti sempre in dovere di prendere una posizione con qualcuno, e la scelta non è mai semplice. Però mi rendo anche conto che, al di là di queste piccolezze, due cose non sono mai mancate nella mia famiglia nei confronti di noi figli: l'amore e il rispetto. E questo è forse il punto cruciale: io sono stato amato dai miei genitori naturali, forse amato un po' meno da quelli acquisiti, ma tutti ci sono sempre stati per me e non tanto a livello economico quanto emotivo. E hanno sempre agito rispettando me e i miei momenti di crisi, i miei momenti no. Poi ovviamente per il mio futuro spero che con la mia fidanzata riusciremo a costruire una famiglia stabile. Ma in fin dei conti se ti dico "spero" è perché quando diventi marito e poi padre nessuno ti da un manuale di istruzioni, e resti comunque un essere umano. Ed è quello che forse incide: sei una brava persona? Sarai un buon marito e genitore. Sei incasinato e hai dei problemi? Magari farai degli errori ma se li vedrai potrai correggerli (come nel caso dei miei). Sei così concentrato su altro che il tuo partner e i tuoi figli è come se non esistessero? Forse è meglio che lasci perdere. E questo al di là del tipo di coppia, etero o omosessuale.

Barbara: sicuramente. Dicono che passerà, ma ora provo ancora moltissima rabbia nei confronti dei miei genitori per un sacco di motivi: dalle poche attenzioni che davano a me e ai miei fratelli, affidandoci alla religione per qualsiasi cosa, ai dogmi con cui mi hanno cresciuta facendomi credere che quella fosse la cosa giusta da fare e che tutto il resto del mondo fosse sbagliato, fino ad arrivare alla cosa che più mi ha ferita, ovvero che per loro ormai sono inesistente e se busso alla porta di casa non mi apre nessuno. E questo è quello che fa più male, perché se Paolo dice: "amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore" evidentemente i miei genitori questo passo del Vangelo se lo sono persi. Ecco, la famiglia che vorrei è semplicemente quella che, per assurdo, la religione che tanto odio professa: una famiglia dove l'amore per il prossimo è superiore a quello per sé stessi, per i propri ideali, le proprie convinzioni. Non dico un totale annullamento, ma un amore di quelli altruistici, veri, che rispettano l'altro e lo amano anche se è differente da te.

Cesare e Barbara hanno avuto una copia dell'intervista integrale una volta terminata, con la possibilità di cambiare le loro risposte in funzione di quelle dell'altro. Nessuno dei due ha voluto fare modifiche, forse perché alla mia ultima domanda, quella sulla famiglia ideale, hanno trovato quel punto in comune a cui accennavo in apertura: l'amore.

(n.d.a.)
Tutti i nomi sono stati cambiati in tutela della privacy, non per volere degli intervistati quanto per evitare problemi legali alla rivista stessa.

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