Amedeo Guillet parte seconda

Parte seconda

In breve: Amedeo Guillet, nobile italiano, parte per la guerra in Eritrea per espandere l'Impero italiano, crea un suo esercito di ribelli eterogeneo per razze e religioni, per combattere gli inglesi anche dopo la resa italiana; su di lui, ormai un rinnegato, grava una taglia di 1000 sterline, oltre che il fiato sul collo dei servizi segreti sotto la guida di Vittorio Dan Segre e del suo braccio armato  Max Harari, che invano tenta di acciuffarlo. Nonostante la taglia cospicua, nessuno tradisce il nostro amico che anzi, in barba agli inglesi, si presenta un paio di volte al comando per fornire notizie false e intascare la taglia su se stesso, senza che nessuno lo riconoscesse. Quando si dice avere le palle. D'altronde è scampato alla morte per puro caso in più di un occasione già dalla prima battaglia in terra africana, quando un soldato nemico camuffato al suolo a mezzo metro di distanza stava per sparargli addosso, ma viene avvisato, e spaventato lo riempie di piombo; oppure quando una pallottola nemica diretta sul suo corpo, rimbalza sulla sella ferendogli semplicemente una mano; o quando in sella al suo cavallo guida i suoi cavalieri, armati di scimitarra, pistole e bombe a mano contro i corazzati inglesi; o quando ormai in preda alla stanchezza, alla febbre malarica e alla confusione, dà le spalle agli inglesi venuti ad arrestarlo, che gli sparano addosso senza ferirlo per poi essere convinti da un operaio che in realtà stanno sparando a un sordo che sta andando a pregare. Vi sembra poco per uno che solo un anno prima era a fare la bella vita di nobile, in procinto di partecipare alle olimpiadi come cavaliere? Nel frattempo senza saperlo è già diventato maggiore e potrebbe sposare la sua amata Bice, che lo attende a Napoli, senza scatenare le male lingue, ma essendosi dato alla macchia non sa della promozione, e poi ha intrecciato una relazione con una ragazza giovane e bellissima, Khadija. Dopo l'episodio in cui viene spacciato per sordo, i suoi uomini lo convincono a scappare per non porre fine alle loro speranze con la sua cattura; perché si sa che il segreto per sconfiggere il nemico è colpire il capo, e loro questo vantaggio non vogliono perderlo. È giunto il momento di congedarsi per sempre da Khadija, senza una parola o un contatto fisico, ma con un semplice silenzio dopo la parola addio, carico di tutte le emozioni date dalla vita in bilico tra mille battaglie vissute insieme, accanto sul campo di battaglia; mentre guarda la sua amata andarsene di spalle, la tristezza lo coglie impreparato e si nasconde dietro un sasso a piangere.
Malconcio, insieme a Daifallah, un suo fidato, parte in direzione dello Yemen. Rimangono in stallo in una baraccopoli di Massaua (Eritrea), dove lavora al porto come facchino, prima di diventare acquaiolo, mestiere che lo fa guadagnare addirittura più di quando era militare, consentendogli di mettere da parte i soldi necessari per il viaggio verso lo Yemen. Vengono caricati da una barca di contrabbandieri, che però gettano in mare i due amici, e scampando alla corrente e agli squali, raggiungono a nuoto la costa desertica. Sono ancora in Eritrea, ma le sventure sono sempre accompagnate; infatti vengono malmenati in maniera molto violenta da alcuni pastori che li lasciano moribondi nel deserto. Sotto una luna enorme, senza acqua né viveri, i due si lasciano morire, quando all'improvviso la visione della morte è pronta per accompagnarli nel mondo del Mistero oltre la vita terrena. In realtà è un mercante che trae in salvo i due poveri disgraziati; tra Amedeo e il suo salvatore si crea subito uno stretto legame, tanto che quest'ultimo gli propone di rimanere con lui e sposare sua figlia. Dopo tante sofferenze è quasi convinto, considerando che è ormai dato per morto o per disperso dalla sua patria, ma nonostante sia ormai un musulmano a tutti gli effetti, dentro è ancora un soldato italiano alle dipendenze del Re, pertanto deve tornare a casa. Siamo nel 1941 e finalmente riesce a imbarcarsi in direzione Yemen; giunto a destinazione avviene ufficialmente la sua conversione all'Islam, ma purtroppo viene anche arrestato; scatta subito la macchina diplomatica e l'Inghilterra ne chiede l'estradizione. Incuriosito da questo insolito prigioniero, il sovrano yemenita invita il nostro amico a corte dove chiede di raccontare la propria storia; Amedeo racconta tutto in maniera spontanea e diretta, come era solito fare, conquistandosi la fiducia del regnante che lo accoglie a corte, dandogli lavoro e alloggio. Ma ormai lo avrete capito, il nostro amico deve tornare a casa, e l'occasione gli si presenta dopo circa un anno, quando il governo inglese mette a disposizione una nave per rimpatriare tutti i civili italiani. Il rischio è enorme, ma grazie alle amicizie strette durante il lavoro al porto, e con la complicità del comandante della nave, riesce a salire a bordo per tornare finalmente in patria. Siamo nel 1943, l'Italia è ormai sull'orlo del crollo epocale, è praticamente un altro mondo. Dopo l'8 settembre Amedeo giunge dal Re ritirato a Brindisi, perché solo lui ha il grado per poter fermare le sue aspirazioni belliche al fianco dei suoi fratelli eritrei contro l'Etiopia e gli inglesi; in questa occasione, dopo aver ascoltato le avventure del nostro amico, il Re conia la celebre frase che verrà poi rivisitata varie volte dai più disparati esperti o dirigenti di qualsivoglia settore o azienda: "Lei ha fatto il suo dovere, Le sono molto grato. Si ricordi che noi passiamo ma l'Italia rimane e dobbiamo servirla sempre, in ogni modo, perché la cosa più grande che può avere un uomo è la propria patria". La sua strabiliante storia non si conclude qua, ma il mio racconto sì, quindi per proseguire arrangiatevi un po', perché porca miseria ci vorrebbe un'altro articolo! Va beh, spoiler clamoroso: assisterà a due tentativi di colpo di Stato, diventerà amico fraterno di Max Harari ma non solo, udite udite, Vittorio Da Segre diventerà suo biografo ufficiale!

Lo spessore umano delle vicende è difficilmente rappresentabile in così poche righe, considerando la grandiosità delle imprese e la complessità del periodo storico, l'attaccamento alla patria e al codice d'onore. Tutte cose ormai superate.

[Attenzione: La voce narrante di chupiti d'annata è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio della rubrica, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Leave a reply

*