"American Psycho" di Bret Easton Ellis

Come tutti sanno, i proverbi sono espressione di quella che possiamo definire saggezza popolare, per questo la maggior parte delle volte risultano piuttosto veri. Uno di questi è sicuramente “L’abito non fa il monaco”. Questo motto potrebbe essere la morale del romanzo di cui trattiamo oggi: American Psycho” di Brett Easton Ellis. Il terzo romanzo dello scrittore americano destò così tanto scalpore da venire rifiutato da tutte le case editrici a cui fu proposto. Solo la Alfred A. Knopf accettò il rischio, pubblicandolo nel 1991, e facendolo diventare in breve un best seller in tutto il mondo.

L’ambientazione è quella di New York negli anni Ottanta, l’epoca d’oro di Wall Street. Ed è proprio nel mondo della finanza che incontriamo il nostro protagonista, Patrick Bateman. Giovane, ricco e bello, fresco di laurea in Economia ad Harvard, Patrick appare come l’esempio perfetto dello yuppie americano. Al lavoro per la Pierce and Pierce, alterna frequenti sedute in palestra, lussuose cene in ristoranti esclusivi con la fidanzata Evelyn, perfetta e superficiale, a serate a base di alcool, sesso e droghe nei locali più alla moda di Manhattan con gli amici Timothy, Craig e David. Ma dietro l’apparenza di perfetto gentiluomo, Bateman nasconde un terribile segreto: la notte si trasforma in uno spietato serial killer sadico. Dopo aver ucciso il suo collega Paul Owen, usa la sua casa come teatro delle sue peggiori perversioni, in un escalation omicida che va dalla tortura allo stupro, sino ad arrivare al cannibalismo e alla necrofilia. Nessuno si sembra in salvo, dalle prostitute alla sua ex ragazza del college, fino ai senzatetto. Più volte Patrick cerca di confessare i suoi misfatti, senza tuttavia trovare il minimo riscontro dai suoi amici o dalla fidanzata. Disperato e desideroso di attenzioni, Bateman arriverà persino a sparare a caso tra la folla in strada. Per questo motivo, inseguito dalla SWAT e dalla polizia, si rifugia nel suo ufficio, dove, disperato, confessa tutti i suoi crimini alla segreteria telefonica del suo avvocato. Anche questo gesto espiatorio non avrà il seguito sperato: il legale, infatti, crede si sia trattato semplicemente di uno scherzo. Alla fine quindi, ci ritroviamo di nuovo in un bar con Patrick e i suoi amici, solo che al posto del classico cartello di uscita, sulla porta leggiamo un perentorio “Non c’è nessuna via d’uscita”.

Dissacrante e sconvolgente per il suo humour nero, questo romanzo è davvero una pietra miliare del genere horror. Tramite la tecnica modernista del flusso di coscienza, ci addentriamo nelle vicende dal punto di vista del protagonista, scoprendone sempre di più i lati più perversi del carattere. Iniziando a leggere, niente pare strano nel protagonista, a parte il fatto che continui a descrivere minuziosamente ogni minimo capo d’abbigliamento delle persone che lo circondano. Nel dipanarsi della vicenda, però, vediamo davvero il fondo che può toccare l’animo umano. Un piccolo tocco di classe dell’autore: alcuni capitoli sono interamente dedicati ad alcune delle band o dei cantanti preferiti di Patrick Bateman. 

Insomma, in un mondo superficiale e vuoto, dove tutti i personaggi appaiono uguali, la follia omicida del protagonista ci appare come un disperato tentativo di distinguersi, senza però riuscirci davvero. Insomma, come lo stesso autore dice nel libro: “La realtà è un mostro troppo orrendo”, e probabilmente, nel caso di Patrick e dell'America stessa con le sue duplicità, le più terribile di tutte.

Bret Easton Ellis, American Psycho, Einaudi, 1991, Torino.

Fonte foto culturacolectiva.com

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