"Americanah" di Chimamanda Ngozi Adichie

Le grandi storie d’amore nei romanzi hanno sempre una componente un po’ tragica. Da Romeo e Giulietta, a Werther e Charlotte, fino a Dante e Beatrice, nessuna coppia della letteratura ha mai avuto una storia d’amore idilliaca. O per lo meno, il vissero felici e contenti non è scontato; che siano osteggiati dalle famiglie, che ci sia un altro uomo di mezzo oppure semplicemente che si tratti di un amore non corrisposto. Nella letteratura più recente si aggiungono ancora nuovi ostacoli per gli innamorati, come ad esempio la distanza. Di questo si parla in uno dei romanzi più belli della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, “Americanah”, uscito nel 2013, che ha vinto nello stesso anno il National Book Critics Circle Award. Classe 1977, di etnia igbo, è una delle voci più originali della letteratura di lingua inglese degli ultimi anni, nota soprattutto per il suo contributo al concetto di afropolitanismo, con il quale si intende la tendenza dei giovani africani ad emigrare in tutto il mondo per ragioni di studio e/o di lavoro. Anche di questo si parla in “Americanah”, il cui titolo indica proprio il nome usato dai nigeriani per definire ironicamente gli espatriati negli Stati Uniti; ma andiamo con ordine, iniziando con i consueti cenni alla trama.

Ifemelu ha una borsa di studio a Princeton ed è l'autrice di «Razzabuglio», un blog di largo seguito che denuncia con pungente leggerezza i pregiudizi ancora diffusi negli Stati Uniti. Ne ha fatta di strada da quando, tredici anni prima, appena arrivata dalla Nigeria, faticava a pagare l'affitto e si sforzava di adeguare accento e aspetto agli standard americani. Eppure c'è qualcosa che Ifemelu non riesce a dimenticare. In fondo al cassetto della memoria conserva ancora il ricordo di Obinze, il ragazzo voluto fin dal primo istante e poi lasciato senza una spiegazione, con un taglio netto frutto della vergogna, che dopo qualche tentativo in Inghilterra, si è rifatto una vita in Nigeria, sposandosi e diventando un uomo di successo, pur non avendola mai dimenticata. Tornare indietro nel tempo è impossibile, ma non nello spazio. Contro il buon senso e il parere di tutti, Ifemelu sale su un aereo per Lagos intenzionata a riprendere il filo di una storia interrotta.

La vicenda narrata copre tre continenti (Africa, Europa, Stati Uniti), si estende per diversi decenni e segue le vite parallele di due personaggi: Ifemelu, una donna schietta e sensibile (un personaggio chiaramente autobiografico), e Obinze, l’uomo di cui Ifemelu è innamorata. Questo romanzo tentacolare intreccia generi diversi: la struttura è quella del romanzo di formazione, che però si contamina con le forme dell’autobiografia e del saggismo, accogliendo al suo interno articoli del blog di Ifemelu, lettere, pagine di diario, documenti. La storia si snoda in una alternanza di tempi e di luoghi, continuamente inframmezzata dai flashback, pedinando il filo aggrovigliato delle vite dei due protagonisti. Molto importante è anche il tema della razza, trattato dal blog della protagonista, che trasferendosi in America si rende conto per la prima volta di essere nera, e di cosa questo comporti. Molto interessanti e attuali sono anche gli excursus sullo stile afro dei suoi capelli, di cui molto hanno parlato in maniera positiva, anche figure di colore del mondo dello spettacolo (una tra tutte l’attrice Lupita Nyong’o, che probabilmente sarà anche la protagonista del film tratto da questo romanzo).

Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah, Einaudi, 2013

 

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