ANIMALI NOTTURNI

Dopo essere stata presentata alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, al Toronto International Film Festival ed al BFI London Film Festival, è arrivata da pochi giorni sui nostri schermi l’ultima pellicola del regista statunitense Tom Ford, tratta dal romanzo “Tony & Susan” (1993) di Austin Wright; il film, davvero intrigante ed affascinante, a metà strada tra il drammatico ed il thriller, merita senza dubbio l’uscita da casa per una serata al cinema.

Amy Adams interpreta Susan Morrow, una gallerista di Los Angeles che attraversa un momento di insoddisfazione personale, nonostante il tenore agiato della propria vita. Un giorno riceve dall'ex-marito (Jake Gyllenhaal), di cui non aveva notizie da diversi anni, il manoscritto di un romanzo a lei dedicato. Nel corso di un week-end in cui resta sola in casa (crede, infatti, che Hutton, il secondo marito, sia fuori per lavoro, mentre lo è, in realtà, per tradirla), inizia a leggere il libro intitolato “Animali notturni” (proprio come lei stessa veniva chiamata dall'ex-marito, a causa del fatto che non riuscisse quasi mai a dormire di notte), la cui trama è un thriller violento che in breve la coinvolge e nel quale trova le proiezioni di sé stessa, dell'autore e della famiglia a cui ha rinunciato con la separazione. Così, guardando dentro se stessa oltre le banalità del quotidiano, Susan si trova a riconsiderare le scelte fatte ed a risvegliare in sé una capacità di amore che credeva persa: il finale non riguarda solo il protagonista del romanzo, ma soprattutto lei.

Tom Ford si dimostra abile nel dirigere, nel gestire i tre piani narrativi (Susan che legge, Tony e la vendetta nel romanzo, i flashback di Susan e Tony insieme) e nel contrassegnarli da elementi che parlano da soli: tra questi, la fredda eleganza della casa, la violenza contenuta nel manoscritto, le pulsioni omo. Grazie ad essi, egli permette agli spettatori di avvicinarsi sempre più all’animo dei personaggi, alla loro natura, alle loro scelte, al loro destino. Certamente egli si conferma un regista di talento (non a caso ha vinto il Gran Premio della Giuria in settembre a Venezia), già apprezzato in occasione del suo esordio dietro la macchina da presa con “A single Man” nel 2008.

La bravura di Amy Adams e di Jake Gyllenhaal (quanti anni sono passati da “Donnie Darko”?) non è una scoperta, ma un piacevole contrappeso all’atmosfera generale forse troppo algida.

Consigliato: a chi apprezza le belle prove registiche, che denotano personalità e stile. Voto: 7.

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