Assassination Classroom: la classe degli assassini

Il lavoro dell’assassino non è tra i più facili che si possano pensare. Il sangue freddo, la pistola calda, la mente tiepida e un buono studio delle materie scolastiche. Non so quanto sia vero quello che ho appena detto, vista anche la mia inesperienza nel campo dell’omicidio premeditato, ma sicuramente è quello che insegna questa serie animata giapponese intitolata Assassination Classroom.

Presente anche su Netflix, questo cartone narra le vicende di un mostro/polpo/coso giallo che ha praticamente distrutto la luna e ha dichiarato di voler fare lo stesso con la Terra. Questo essere viaggia alla velocità di 20 mach, è robusto, intelligente, gli piacciono le tettone ed è immune alle armi da fuoco. Sembrerebbe privo di difetti, se non fosse che vuole fare il professore per la 3-E, la classe delle medie dove vengono mandati quei ragazzi con i risultati scolastici più scarsi o che posseggono atteggiamenti violenti. Diventato quindi un segreto di stato, gli viene concesso dal governo e dal direttore dell’istituto di poter insegnare agli studenti sia le materie scolastiche che l’assassinio. In particolare il suo stesso omicidio.

Una storia strana, esattamente come lo sono la maggior parte di quelle raccontate nei cartoni e nei fumetti giapponesi. Tra i classici punti in comune alle serie anime ci sono l’amore per le tette grosse, l’inversione dei concetti di bene e male, il saper ironizzare anche in situazioni all’apparenza tragiche, le tette grosse e il fatto che i protagonisti siano dei ragazzini solo nell’aspetto. Gli alunni della 3-E, chiamati anche “quelli della END”, avranno da faticare il doppio rispetto ai loro “normali” coetanei. Lo studio è importante, ma lo è anche l’omicidio del loro professore, sul quale pende una taglia di 10 miliardi di yen per chi lo fa fuori. Fomentati dalla ricompensa e dalla voglia di uccidere il professore, i ragazzi iniziano un anno all’insegna delle armi da fuoco, di agguati e tattiche d’assalto.

Siccome il polpo, o per meglio dire Korosensei come lo chiamano gli alunni, risulta essere davvero in gamba, riesce ad evitare di farsi uccidere e al tempo stesso a far ingaggiare altri validi “professori” che non sono altro che assassini ingaggiati dal governo per tentare di ucciderlo a loro volta. Una tra queste è la professoressa Bitch-sensei, chiamata erroneamente così per un errore di pronuncia giapponese. La professore d’inglese più provocante e secondo Korosensei la più indicata per il ruolo d’insegnante, seppur trasmetta agli alunni certe frasi che sarebbero più indicate a infoiati studenti del college che ragazzini delle medie.

Lo spirito è alto, la storia mi è piaciuta, per me è un sì. Questo cartone merita di essere visto, specialmente se vi piacciono gli anime. Tanto dura il giusto, solo un paio di stagioni. Non vorreste perdervi queste faccine così innocenti, vero?

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