Attentato di Manchester

Attentato di Manchester: si poteva evitare?

Manchester. Lunedì sera. È il 22 Maggio 2017. Si è appena concluso il concerto di Ariana Grande, popstar statunitense in giro per il mondo col suo The Dangerous Woman Tour. Adolescenti, bambini e genitori cominciano a dirigersi verso l’uscita della Manchester Arena quando un’esplosione avviene proprio davanti la biglietteria.

Salman Abedi, 22 enne britannico di origine libica si fa esplodere in mezzo a fan e genitori desiderosi di tornarsene a casa. Sulle spalle uno zainetto pieno di esplosivo, chiodi, pezzi di metallo. 22 persone perdono la vita, 120 rimangono ferite.

L’attentatore di Manchester

Proveniente da una famiglia islamica conservatrice ed ex studente dell’Università di Salford, frequentava la moschea locale di Didsbury. Non si sa ancora se si sia radicalizzato in famiglia a Manchester o in Libia, il suo paese di origine che sembra aver visitato col padre all’età di 16 anni. Già conosciuto ai servizi britannici, non viene però ritenuto un pericolo nemmeno dopo esser tornato dalla Siria, pochi giorni prima dell’attentato che lo ha reso famoso. Viaggio di addestramento questo, che proietta vistosi dubbi sulle capacità dell’intelligence inglese di individuare e monitorare potenziali carnefici al soldo del terrorismo.

Errori dei servizi segreti

Secondo la BBC, è proprio durante gli anni del college che sarebbero arrivate le prime segnalazioni agli 007 della Regina riguardo la radicalizzazione di Salman Abedi. Alcuni frasi pronunciate davanti ai compagni di corso hanno infatti portato questi a segnalarlo alle autorità. Stessa cosa sembra aver fatto poi l’imam della moschea frequentata da Salman, col quale era entrato in conflitto per le sue posizioni estremiste.

Anche la pista famigliare sembra essere una calda. Il Sunday Telegraph ha infatti rivelato che Hasham, fratello minore dell'attentatore, facesse parte di una cellula jihadista che progettava di assassinare l’inviato Onu in Libia nei primi mesi del 2017. Sventato l’attentato grazie all’intervento delle forze di sicurezza libiche, i servizi inglesi hanno pensato bene di iniziare a spiare Hasham, senza però accendere nessuna spia di allarme sul fratello Salman, autore dell'attentato di Manchester.

Solo dopo l’attentato di Lunedì scorso, quando il fratello dell’attentatore è stato arrestato in Libia assieme al padre Ramadan, è emerso come i due fratelli fossero in contatto e che Hasham fosse anche al corrente del piano terroristico del fratello Salman.

Queste informazioni sottovalutate hanno portato l’MI5, il servizi segreto interno britannico, ad aprire internamente una inchiesta lampo già la scorsa settimana. Secondo la BBC e  l'Independent infatti i servizi segreti erano già a conoscenza della probabile radicalizzazione di Salman Abedi, ma ciò non aveva però suscitato l’interesse necessario per farlo mettere sotto vigilanza attiva. Una seconda inchiesta invece verrà avviata in un secondo momento, in sostanza per capire se la strage poteva essere evitata.

Complicità e pericolo imminente

Le forze dell’ordine ad oggi hanno arrestato 14 persone sospettate di complicità con l’attentatore. Tra gli arrestati c'è anche un altro fratello dell’attentatore,  Ismail Abedi. Ma ciò che preoccupa gli investigatori nel breve periodo non è tanto la più o meno ampia rete terroristica dietro all’attentato, ma è invece il fatto che durante le perquisizioni siano state trovate tracce di materiale esplosivo in quantità superiori a quello usato per l’attentato di Manchester. Il pericolo quindi è che un altro o altri individui possano ora innescare altri attacchi terroristici dinamitardi.

Immigrazione, periferie e radicalismo islamico si mescolano quindi di nuovo anche in questo attentato terroristico. Manchester, città industriale di mezzo milione di abitanti, è stata meta di abbondati flussi migratori, con una comunità musulmana che rappresenta il 16% della popolazione.

Dei 1.500 che hanno lasciato la Gran Bretagna negli ultimi anni per unirsi alla causa fondamentalista ce ne sono molti provenienti proprio da Manchester. Tra gli altri, le due gemelle somale di 16 anni che nel 2014 si sono imbarcate per la Siria per diventare spose e madri di martiri per la jihad. Anche Mohammed Siddiq Khan, capo degli attentatori di Londra 2005, frequentava la città di Manchester, proprio come Abu Zakariya, che ha condotto un’azione suicida a Mosul nel febbraio scorso.

Altra ferita per il Regno Unito quindi, e per l’Occidente tutto. Dopo l’attacco al Bataclan un altro concerto è entrato nel mirino del terrorismo. In Francia, nel Novembre 2015, gli attentatori scelsero come vittime i fan della rock band Eagles of Death Metal, causando 137 morti e 368 feriti. Lunedì scorso invece, durante l'attentato di Manchester il target è cambiato, spostandosi su adolescenti amanti della musica pop.

Cambiano gusti musicali e cambiano le età delle vittime, ma non cambia la strategia del terrorismo islamico: colpire il nemico occidentale lì dove si diverte, ai concerti, negli stadi, nei locali, per privarlo di quella libertà al divertimento, alla socialità e di cultura che forse loro, i terroristi, non riescono a concepire. E non cambia nemmeno la carta d’identità dell’attentatore medio: under 30, figlio di immigrati, nato, cresciuto e scolarizzato in Occidente, abitante delle periferie.

Divertimento, socialità, integrazione: sono queste armi che si imbracciano volentieri per vincere la guerra al terrore.

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