“Ave, Cesare!”

La nuova opera dei fratelli Joel ed Ethan Coen - ambientata negli studi cinematografici della Hollywood degli anni Cinquanta del secolo scorso - racconta le vicende di Eddie Mannix, incaricato di risolvere i problemi che possono sorgere durante le riprese di un film. La suo professione di fixer o, se preferite, di facilitatore è da sempre riconosciuta e contrattualmente tutelata negli Stati Uniti: di solito, tra i suoi compiti rientrano il verificare che le riprese seguano la tabella di marcia della produzione, il tenere sotto controllo i capricci ed i vizi degli attori, evitare che alcuni loro abitudini private diventino di pubblico dominio. In particolare, Eddie - vagamente ispirato ad produttore americano davvero esistito - deve ritrovare in tempi brevi un importante attore, Baird Whitlock, rapito mentre stava interpretando un kolossal sull’antica Roma, per il quale sono stati investiti molti dollari. Inoltre, Mannix deve occuparsi dei problemi relativi alle altre pellicole in fase di realizzazione - da un western ad un musical, da uno drammatico ad uno con coreografie acquatiche - come quelli di un’attrice rimasta incinta e di un attore di western con risultati insoddisfacenti in un ruolo drammatico.

"Ave, Cesare!" non è una semplice commedia, come non lo sono mai state quelle dei Fratelli Coen: basta pensare, ad esempio, a "Barton Fink" (1991), a "Fargo" (1996), a "Il grande Lebowski" (1998); essi conoscono in modo approfondito l’arte cinematografica ed appartengono a quella ristrettissima cerchia di cineasti dotati dell’indiscutibile capacità di rendere le storie narrate una preziosa fonte di meditazione per lo spettatore. Nei 106 minuti di durata, infatti, oltre alle situazioni ed alle battute che portano il pubblico a ridere, sono presenti eventi drammatici - la scomparsa di una persona e le conseguenti ricerche informali - che vanno a costruire quasi un documentario storico sulla Hollywood dell’epoca d’oro, delle star e di una società civile molto borghese. Il ritratto è inequivocabile: solidi attori sul set, ma persone deboli nella vita reale; e forse anche oggi le cose non sono molto cambiate, sebbene gli scandali vengano creati ad arte e non più nascosti.

Costata circa 20 milioni di Euro, la pellicola, al momento, ne ha già incassati più del doppio. Il cast è composto non solo da nomi di sicuro richiamo: da Josh Brolin con una faccia di pietra che ben si addice ad un fixer, a George Clooney nei panni dello scomparso, da Ralph Fiennes a Scarlett Johansson (il cui taglio interpretativo trova magnificamente ispirazione in Esther Williams ed in Loretta Young), da Tilda Swinton a Channing Tatum (grandioso ballerino alla Gene Kelly). A questi sono affiancati, in ruoli secondari, i redivivi Christopher Lambert e Dolph Lundgren.

Consigliato a: chi ama le commedie non fini a se stesse. Voto: 7.

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