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Banche Venete: Salvatevi tutti

Che indignazione, lo Stato Italiano trova fior fior di miliardi per salvare le banche venete mentre se ne frega di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese! Ma sarà veramente solo la solita politica che pensa ad accontentare i poteri forti o c’è qualcosa di più?

Ieri sera, mentre milioni di italiani stavano votando per le elezioni amministrative, il Governo italiano ha approvato il decreto per risolvere la crisi della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, due istituti di credito in sofferenza ormai da diversi anni. Banca Intesa, la più grande banca italiana, ha acquistato, per la cifra simbolo di 1 euro, una parte delle suddette banche, quella più sana e sicura, mentre lo Stato si farà carico della cosiddetta bad bank, ovvero di quei titoli e rapporti tossici che mettono a rischio la sopravvivenza delle banche.

Quale soluzione è stata trovata?

Salvare le due banche significa salvare i soldi dei correntisti ed i posti di lavoro di chi, in quelle banche, ci lavora. Ecco spiegato perché il Governo italiano, dopo che venerdì scorso la Banca Centrale Europea ha dichiarato ufficialmente il dissesto delle due banche venete, è intervenuto così prontamente.

I costi di questa operazione per le casse dello Stato, quindi per noi contribuenti, non sono ben chiari. Si sa soltanto che lo Stato ha già dato 4,7 miliardi di euro a Intesa San Paolo per prendersi la parte buona delle due banche venete. Sono poi stati bloccati altri 12 miliardi dalle casse dello Stato da usare come garanzia rispetto alla fusione di Intesa San Paolo con la suddetta parte buona. Ignoto però rimane quello che lo Stato Italiano riuscirà a fare con la “parte cattiva” delle banche venete: nella migliore delle ipotesi potrebbe riuscire a venderla guadagnandoci qualcosa.

Il ruolo della BCE

La Banca Centrale Europea, comunicando il dissesto delle due banche, ha però offerto una soluzione al Governo Italiano. Non considerando le due banche venete come abbastanza grandi da avere un effetto domino sul sistema bancario italiano, ha ritenuto non necessario applicare la direttiva BRRD che prevede il fantomatico bail-in, ovvero il salvataggio delle banche usando i soldi degli investitori e dei grandi risparmiatori della banca in modo da minimizzare la spesa pubblica. Non applicandosi tale direttiva si applica la legge italiana, cosa di cui il Governo è stato ben felice, soprattutto dopo le critiche subite nel 2015 quando proprio il meccanismo del bail-in ha colpito quattro banche popolari italiane.

Il governo ha così usato i soldi della collettività per impedire che investitori, risparmiatori, quindi famiglie e piccole e medie imprese, venissero colpite. In questo modo, secondo il Governo, solo azionisti e pochi investitori hanno perso tutto, salvaguardando, e qui sta la motivazione principale, l’economia del Veneto. La debole ripresa infatti, che secondo il Governo stiamo vivendo, sarebbe stata penalizzata da un intervento diverso da quello preso.

Altre possibili soluzioni?

Per evitare conseguenze economiche e politiche (negli stessi momenti si stava infatti votando) il Governo ha quindi deciso di impegnare soldi pubblici per salvare capra e cavoli. L’unica altra opzione possibile, oltre che lasciar fallire le banche e quindi azzerare risparmi e chiudere le linee di credito alle aziende, sarebbe stata applicare proprio la direttiva BRRD, scaricando il peso dell’operazione sui grandi investitori e risparmiatori. Ma anche in questo stato sarebbero state le famiglie italiane a soffrire: “l’Italia è un paese di risparmiatori” si dice sempre quando si parla di economia. Molti fondi di investimento infatti sono compartecipati da migliaia di piccoli risparmiatori.

Sembra quindi che il Governo italiano avesse le mani legate e, dovendo scegliere se salvare i conti di famiglie e aziende o se impartirgli una bella lezione di economia a suon di fallimenti, ha scelto la prima.

Non c’è nessuna soluzione al problema?

Dove possiamo trovare quindi il bandolo della matassa? Come evitare che le banche italiane continuino a vendere prodotti rischiosi a risparmiatori inesperti? La soluzione del problema, come sempre accade nel nostro bel paese, è che qualcuno faccia il proprio dovere. Da una parte abbiamo il legislatore italiano, il quale non sembra intenzionato a colpire questi comportamenti ed anzi, sembra togliere armi dalle mani della magistratura. Dall’altra abbiamo abbiamo la Banca d’Italia, che invece di vigilare su tali comportamenti rischiosi e poco onesti, minimizza il ruolo che questi prodotti finanziari scadenti hanno nel fallimento di queste banche.

Come sempre quando si tratta di argomenti poco comprensibili, l’uomo della strada ha due soluzioni. Fidarsi delle banche e di quello che ci dicono manager e sportellisti. O fregarsene cambiando canale e passando alla pagina sportiva nel momento in cui il nostro orecchio viene colpito da parole come “bail-in” e “spread”. In entrambi i casi si rimane però fregati, incastrati dal disinteresse e dalla poca voglia di capire come funziona il mondo e ciò che lo fa girare. I soldi.

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