"Battle Royale" di Koushun Takami

Come tutti sappiamo, il mondo della letteratura non è estraneo alle mode. Quelle che nella teoria della letteratura vengono chiamate correnti o topoi (termine tecnico che indica semplicemente un elemento letterario ricorrente), oggi potrebbero essere considerate delle vere e proprie tendenze, dei generi o dei temi che “vanno” più di altri. Anche le versioni cinematografiche dei romanzi contribuiscono a consacrarli alla cultura di massa. È proprio questo il caso, ad esempio, quando si parla di un genere molto forte in questo periodo: i romanzi post-apocalittici con protagonisti teenagers. Quello che però molti non sanno è che uno dei grandi precursori dei vari Hunger Games e Maze Runner fu un romanzo giapponese, che quando fu pubblicato la prima volta nel 1999 destò molto scalpore, soprattutto per la violenza che lo caratterizzava, come vedremo in seguito: “Battle Royale” di Koushun Takami.

La storia si svolge in un Giappone distopico, governato da una dittatura e che è conosciuto come la “Repubblica della Grande Asia Orientale”. Ogni anno viene selezionata a caso una classe di una scuola media del paese per partecipare a quello che viene definito il Programma: i ragazzi, confinati su un’isola deserta, devono uccidersi l’un l’altro, sino a che non rimanga un unico vincitore, il cui premio, oltre alla gloria e al denaro, è anche quello di poter conoscere il Grande Dittatore. E’ proprio quello che succede alla classe del giovane Shuya Nanahara; con il pretesto di una gita scolastica, lui e i suoi compagni vengono infatti narcotizzati sul pullman e portati su un isola deserta, dove si risvegliano con dei collari metallici al collo, forniti di esplosivo in caso volessero abbandonare o cercare di fuggire, che fungono anche da microfoni per gli organizzatori, così da permetterli di sentire le conversazioni degli studenti. I collari esploderebbero anche nel caso nessuno venisse ucciso nell’arco delle ventiquattr’ore.

Shuya si allea ben presto con la bella Noriko, amata del suo miglior amico, che è uno dei primi a morire nel Programma, ucciso come segno di forza da uno degli organizzatori, il malvagio Kinpatsu Sakamochi. Ai due si aggiunge anche Shogo Kawada, ragazzo introverso e diffidente, che si scoprirà essere già stato un partecipante del Programma, quando studiava in un’altra scuola, dove ovviamente era risultato vincitore. Shuya si renderà ben presto conto del male che si cela dietro quelli che per lui erano amici e compagni, disposti a tutto pur di sopravvivere, o che semplicemente compiono le violenze imposte dal Programma per divertimento, come nel caso dell’antagonista Kazuo Kiriyama. I tre ragazzi, rimanendo uniti, riescono a sconfiggere il nemico e gli organizzatori, lasciandoci la speranza di un futuro migliore.

Romanzo violento, sconvolgente quanto efficace, “Battle Royale” tratta di una tematica che sta alla base dell’esperienza umana: cosa siamo disposti a fare pur di sopravvivere? La scelta di mettere in scena dei ragazzini non è affatto casuale: simbolo dell’innocenza per eccellenza, sicuramente contribuiscono a creare una sensazione ancora più disturbante nel lettore. Takami ha preso inoltre spunto da due grandi classici della letteratura inglese: “Il signore delle mosche” di William Golding (per i protagonisti bambini e per la tematica del male appena citata) e “1984” di George Orwell, per quello che concerne l’ambientazione distopica in uno stato governato da dittatura. Pur ispirandosi a questi mostri sacri, la storia risulta originale e ben scritta, la trama avvincente e non mancano colpi di scena o flash-back sulla vita dei protagonisti. L’azione non manca, ma lascia anche grande spazio alla riflessione con una speranza finale, nella possibilità dell’uomo di migliorare.

Koushun Takami , Battle Royale, Milano,  Mondadori , 2009

William Golding, Il signore delle mosche, Milano, Mondadori, 2007

George Orwell, 1984, Milano, Mondadori, 1950

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