Beardsley Aubrey, Salomè e la gloria eterna

Sono tornato in città, a casa  mia, perché è giusto riprendere il filo della propria esistenza terrena nelle futilità quotidiane. Inutile dire che l'atmosfera da Storix non è quella gioviale e scanzonata di un paio d'anni fa; siamo tutti un po' orfani di qualcosa dopo le brutte vicende accadute. Personalmente è come se mi avessero strappato un sentimento, quell'ultima briciola di gioia infantile che disperata cercava spazio nelle mie strampalate avventure. Andata, fine della storia. Ieri sera è venuta la Gradisca, dio che turbinio di emozioni contrastanti: amore, odio, fastidio, gioia, voglia di contatto, repulsione e tutte quelle viscere contorte che strozzano non solo i pensieri, ma anche l'istinto. Come un coglione rimango in silenzio, goffo verso del vino rosso, perso nell'oblio del suo vortice energetico. La Dea non cerca di compiacermi e dopo effusioni auliche non consumate dai nostri corpi, mi lascia un regalo: Salomè di Oscar Wilde, con le illustrazioni di Aubrey Beardsley. Mai dono fu più apprezzato, nonché azzeccato. Lo miro e rimiro, accudendolo e sfiorandolo appena, mentre vengo trasportato in mondi paralleli, che si uniscono grazie al genio di due grandi artisti quali i due autori di questo capolavoro; vorrei proporvi figure retoriche degne per commentare ciò che provo, anche ora, nel tenere in mano questo dono, ma non me ne vogliate se il barocco letterario mi dà il vomito. (caro maligno può darsi tu abbia ragione, non so scrivere).

Beardsley Aubrey nasce a Brighton il 21 agosto del 1872 da una famiglia non molto ricca, che nel 1874 deve trasferirsi a Londra per motivi di lavoro del padre. La madre è un insegnante di francese e pianoforte, quindi impartisce un'educazione basata sulla  musica a lui ed alla sorella maggiore Mabel. All'età di sette anni il nostro amico si ammala gravemente di tubercolosi, quindi inizia un periodo di spostamenti in paesi più salubri, dove si rafforza il rapporto con la sorella, finché non approda a Brighton, dove vive a casa di una zia, e dove frequenta la Brighton Grammar School. In questi anni emerge il suo talento nel disegnare, dove non brilla sicuramente nella tecnica (abbastanza rigida in questa Inghilterra), ma nella dimensione caricaturale che riesce a imprimere nei suoi personaggi; questi anni di formazione sono probabilmente segnati dalla paura della sua malattia, che lo isolano abbastanza dal resto dei suoi coetanei, perso nelle sue attività solitarie, fatte di letture e disegni. Abbandonati gli studi a circa sedici anni, torna a Londra dalla madre e dalla sorella, trovando lavoro presso una compagnia di assicurazione; certo non è questa la sua aspirazione massima, ma riesce a ritagliarsi abbastanza tempo per dedicarsi alla costruzione della sua personalissima arte, in cui la letteratura francese incontra il suo pennino. Con il passare del tempo la malattia peggiora, costringendo Aubrey al riposo assoluto, che dedica per ampliare i suoi studi, approdando al movimento dei Preraffaelliti prima, per poi giungere al medioevo italiano, passando per infiniti autori francesi. Un mondo nuovo appare all'orizzonte parallelo, cui va incontro non appena le condizioni di salute migliorano, portandolo a visitare i principali musei europei. Non dimentichiamoci che questi sono gli anni dell'esplosione dell'arte orientale in Europa, ed anche il nostro amico si imbatte, per puro caso, nel Giapponismo. Inutile dire che da questa scoperta, Aubrey ne trae uno stile personalissimo e originale, ispirato evidentemente dai suoi studi dei grandi maestri del passato, ma intrecciati con gli interpreti moderni, la cui chiave di volta risiede nell'uso della linea; insomma, in totale autonomia e da autodidatta, si sta formando un genio. Esplode in tutto il suo splendore nel 1892, quando per intercessione di un amico, gli viene commissionata l'illustrazione di un classico preraffaellita "La morte di Artù" di sir Thomas Malory; le illustrazioni sono grottesche, pregne di ironia e vigore canzonatorio, a tratti anche con invenzioni dell'artista, coronate con il suo personalissimo stile che abbraccia anche l'Oriente.

Il suo lavoro non è accolto benissimo (giusto per usare un eufemismo), ritenuto oltraggioso e visto come un volgare tentativo di infangare le sacre origini dell'arte, tanto da essere ripudiato anche dal suo maestro Burne-Jones che lo aveva assecondato nei primi anni di studio. Galvanizzato da questo insuccesso, dato che aveva rotto con gli schemi classici, creando un nuovo modo di disegnare e illustrare in maniera moderna, decide di dedicarsi completamente all'arte, licenziandosi dalla compagnia di assicurazione. Nel frattempo il suo nome, così come la sua persona, circola nei salotti artistici e borghesi, dove il suo personaggio gotico e apparentemente austero, risulta essere tanto geniale quanto misterioso, in contrapposizione con il suo amore sfrenato verso l'arte erotica e l'estetica in generale, in una società retrograda e ipocrita come quella dell'Inghilterra vittoriana. Giovanissimo, diventa un artista di successo e nel 1894 avviene l'incontro artistico con un altro famoso dandy del momento: Oscar Wilde. I due, in artistica contrapposizione, riescono a regalare un capolavoro assoluto grazie proprio ai loro eccessi ed alla loro rivalità, che converge nell'essenziale della parola e della linea, in un sodalizio divino e difficilmente ripetibile quale è "Salomè". Certo, tanto sarebbe da narrare circa l'opera letteraria prima e quella grafica poi, congetture sulle vite di questi due artisti straordinari, che in quest'opera si fondono come per osmosi. Purtroppo, come spesso accade, vi lascio sul più bello. Ormai dovreste saperlo, un piccolo sforzo adesso tocca a voi. Concludo dicendo che Aubrey muore a soli 26 anni.

[Attenzione: La voce narrante di chupiti d'annata è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio della rubrica, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

 

Gionni

Quando a Gionni va che strane cose fa, lui può spostare tutto col pensiero. E’ timido e sincero, di tutti tutto sa poichè legge nel pensiero.

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