BoJack Horseman: più che un attore, un animale.

Direttamente da Netflix, di cui non sto qua a spiegarvi cos’è perché non lo so, esce questa serie animata di cui vale la pena spendere due paroline veloci.

BoJack è stato un famoso attore di commedia televisiva.

Ama fare feste e divertirsi.

Ha la sua cerchia ristretta di amici, legati a lui perlopiù per discorsi lavorativi. O giusto per scroccare un posto dove dormire.

La sua villa si affaccia direttamente sulla famosa scritta gigante di Hollywoo.

E infine, probabilmente molti di voi l’avranno già notato ma BoJack è un cavallo.
La sua manager è un gatto. Il fidanzato della sua ghostwriter è un cane. Il suo direttore è una tartaruga. Il suo editore un pinguino. E così via.
Comunque neanche qua si vedono i due liocorni.

Una serie… coff… (colpo di tosse per coprire la cazzata appena detta e via di nuovo come se nulla fosse) scusate, dicevo una serie piuttosto divertente e al tempo stesso drammatica. Il racconto di un’esistenza legata solo al proprio passato può rendere la realtà difficile da essere accettata. Lo sforzo maggiore che bisogna fare per cercare di continuare a guadagnarsi il rispetto e la fama di un tempo. Ecco, di tutto questo il lato comico lo troviamo nel fatto che BoJack se ne sbatta le balle di sforzarsi. E poi fa ridere perché è spesso ubriaco e tutti sanno che le belle storie nascono sempre da una birra. L’unica che ti ricordi di aver bevuto, dimenticando magari di aver poi continuato a trangugiare alcol scaduto, rubare una barca e sfondare il soffitto di casa.

Ottima la cura dei particolari. Soprattutto nella sigla, sempre aggiornata a quello che succede episodio dopo episodio. Ad esempio la lettera D della città di Hollywood, sottratta da BoJack per un atto di amore in balia delle ombre di vino, o il fatto la gamba sinistra del suo letto abbia dei libri dopo che in un episodio si vede il suo coinquilino distruggerla saltandoci sopra.

Hanno sempre utilizzato un footage fuori casa di BoJack dove si vede una scimmia che fa jogging.

La seconda stagione si conclude con questo piccolo spezzone. No, no! Aspettate, non andate via che non sto qui mica a raccontarvelo. Poi vi metto il link di Youtube e ve lo andate a vedere direttamente. Volevo solo dire che in ultimo hanno dato spicco a questo personaggio sempre e solo di margine, questa controfigura, tanto da commuovermi ogni volta che lo vedo.

Un episodio più che raccomandabile è l’undicesimo della prima stagione, del quale la stessa autrice ha ammesso piangere ogni volta che lo vede.

Detto questo vi saluto e spero vi appassioneranno le due stagioni (prevista una terza) di questo cavallumano.
Che tra l’altro ha il mio stesso telefono.

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