"Breve Storia di Sette Omicidi" di Marlon James

La colonna portante di un romanzo è la trama. Questo è poco ma sicuro. Per questo motivo, nelle mie recensioni, cerco sempre di essere il più precisa possibile nella sezione che la riguarda. Senza trama, anche l’opera più riuscita perde di spessore, perde di credibilità, insomma perde di fascino. È pur vero che però, sicuramente chi ha mai scritto una recensione nella vita se ne sarà accorto, definire lo svolgimento di un libro non è sempre cosa facile. Può risultare invece un’impresa piuttosto ardua. Se poi pensiamo alla sempre crescente mole di romanzi incentrati più sulla psicologia che sugli eventi, ci rendiamo conto che tirare le fila del discorso in questi casi è proprio impossibile. Nel caso di cui parleremo oggi la componente psicologica è indubbiamente centrale, ma sono anche altri gli elementi, come vedremo, che rendono “Breve storia di sette omicidi” di Marlon James un’opera tanto complessa.

Tenterò nel miglior modo possibile di darvi qualche cenno che vi aiuti a districarvi nella matassa di questo romanzo, confidando comunque nel fatto che approfondirete il tutto con una lettura autonoma, così da potervi rendere conto della grande maestria dell’autore, che riesce a tenere insieme un intricato groviglio di storie e di personaggi, apparentemente senza molto sforzo. Potremmo iniziare dicendo che la base della vicenda narrativa è un fatto reale, nonostante se ne sia poco parlato nei giornali dell'epoca. Giamaica, 3 Dicembre 1976. In un paese piegato dalla violenza, dalla povertà e dalla corruzione, ci si prepara alle elezioni, ma, ancora più importante, mancano solo due giorni al concerto per la pacificazione, organizzato dalla figura più di spicco del periodo, Bob Marley, “Il Cantante”. In quella notte d’inverno, sette uomini armati irrompono nella villa di Marley, ferendo lui, la moglie, il manager e alcune altre persone. Episodio storicamente accertato, non ottenne appunto molta risonanza mediatica, ma fece molto parlare tra le strade di Kingston, dove tutti si domandavano chi avesse osato compiere un attentato nei confronti del Cantante. Questi eventi sono centrali per tutta una serie apparentemente infinita di personaggi, che agiscono all’interno dell’opera: da giovani gangster di strada, ad agenti della CIA, da fan innamorati a promettenti giornalisti ambiziosi. E sì, come il titolo fa intuire, gli omicidi non mancano, alcuni anche molto cruenti, al punto che persino i morti rivestono un ruolo centrale nel romanzo, come voce fuori campo per le azioni dei vivi. La vicenda si svolge in un arco temporale di vent’anni: ogni parte del romanzo si svolge in un unica giornata e i titoli richiamano delle famose canzoni del periodo.

La parola più calzante per descrivere “Breve storia di sette omicidi” credo che sia epico; l’epopea è il genere che mi è venuto più alla mente leggendolo, per l’ampiezza dell’opera, per la moltitudine di personaggi, per l’aura di mito e leggenda che circonda alcuni degli abitanti dell’isola, primo fra tutti il Cantante, e forse, perchè no, per l’ambientazione dell’isola stessa, meta da sempre prediletta dei classici, così poetica e lontana, simbolo del viaggio. Insomma, gli spunti di riflessione proprio non mancano. Credo che Marlon James, che con questo romanzo ha appena vinto il Man Booker Prize, sia proprio uno dei giovani autori più promettenti degli ultimi anni, sicuramente da tenere d’occhio. Concludo con una citazione tratta dall’opera: “Quelli che dicono che non hanno scelta sono solo troppo vigliacchi per scegliere”. Quindi, scegliete bene, anche le vostre letture.

Marlon James, Breve storia di sette omicidi, Frassinelli, 2015

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