Buon compleanno (nastorixiano) a me, e tutti gli articoli del 2017

Lo scorso 23 dicembre ha segnato il mio primo anno passato qui su Nastorix. Per me è un compleanno importante, e ho pensato di approfittare del mio spazio questo giovedì di inizio gennaio per un articolo celebrativo e riassuntivo, che farà contenta soprattutto me: ci saranno i link a tutti gli articoli scritti nel 2017 in un polpettone misto pronto per essere condiviso su tutti i social come vademecum generale al mio lavoro passato, con la scusa di festeggiare. Sì, potete usare il termine "paraculo".

L'idea iniziale era di dedicare la mia sezione interamente alla saggistica e alla non-fiction in generale. Il mio esordio è stato con il botto, avendo iniziato con il recensire Paolo Mieli, in quella che non si può definire altro che una lode sperticata al suo L’arma della memoria – titolo ironico ora che penso al significato di questo mio articolo di oggi. Il mio secondo pezzo sarebbe stato su Corrado Augias e il disagio tutto italiano per la libertà, e mi era ormai chiaro nella mente che non sarei stata un'autrice di recensioni brutale quanto avrei sperato: quei libri mi piacevano e non facevo nulla per nasconderlo.  Volevo comunicare la mia passione sempre più emergente per le analisi critiche della nostra storia e del nostro paese, e mi ero riproposta di continuare in quella direzione.

Non potevo però ignorare uno spazio al saggio sulle liste di Dominique Loreau che mi ha cambiato l’impostazione mentale – non scherzo, leggetelo davvero. Così come è stata una delizia leggere in circa mezz’ora il saggio di un ragazzino di undici anni sul come parlare alle ragazze, che vi assicuro nasconde tra le righe un messaggio valido di parità di genere.

A quel punto la mia “confidenza con il mezzo” era cresciuta abbastanza da tentare un approccio sistematico particolare: scegliere i libri in base alle occasioni. Ecco perché in concomitanza con gli Oscar 2017 ho recensito un saggio breve sul cinema di Virginia Woolf, scelto non tanto per la brevità quanto per l’approccio molto poco da addetta ai lavori che ne faceva un ritratto da un angolo interessante e diverso dal solito.
Quel proposito di continuare in base alle occasioni naufragò subito, non so dire se per mancanza di occasioni vere e proprie o per mancanza mia, o se per colpa di Paolo Mieli e la mia fascinazione: fatto sta che il mio lavoro seguente sarebbe stato ancora un suo saggio.

Virginia Woolf nel frattempo continuava a ronzarmi per la testa così venne fuori la recensione della sua biografia scritta da Nadia Fusini, primo esempio di una sottospecie di stroncatura da parte della sottoscritta. Una sensazione particolare, quella di stroncare seppure in parte: ti fa sentire un incompetente allo sbaraglio ma al tempo stesso con l’orgoglio di puntare i piedi e dire la tua, nonostante tutto.
Non avrei provato quella sensazione a lungo, per fortuna, perché i lavori successivi sarebbero stati tutte lodi per testi amati: una selezione di lettere di Mary Shelley ricevuta come regalo di Natale, il brillante saggio di Francesco Pacifico sul copiare (per se stessi) i brani degli scrittori famosi, un breve ma illuminante testo sull’unità linguistica data dalla lingua italiana ancora prima che si arrivasse all’Unità d’Italia e poi lui, che mi avrebbe fatto cambiare la regola che mi ero data di limitarmi alla non ficion. Il mio club del libro aveva letto La svastica sul sole e non potevo evitare di scrivere qualcosa su quel romanzo assurdo, pur essendo per l’appunto un romanzo. Da quel momento, dopo uno spazio di nuovo a Corrado Augias e al suo ultimo saggio, su Istanbul , tutti i miei pezzi escluso l’ultimo in assoluto sarebbero stati dedicati a opere di narrativa. Ad aprire le danze Agatha Christie con un romanzo atipico al suo genere. La Signora del Giallo sarebbe tornata su Nastorix ben altre due volte, nella mia prima stroncatura ufficiale - ah che goduria, in quel momento - e come cura per un blocco della lettrice a inizio autunno. I miei pezzi estivi avrebbero visto una dichiarazione d’amore all’ultima Jane Austen, una leggera riflessione su un polpettone dell’ottocento inglese e forse il pezzo che ho amato più in assoluto scrivere: Jessica Fletcher che va alle Hawaii. Un altro contributo, quello, del mio amato club del libro, che aveva dedicato al romanzo una intera festa a tema hawaiano per stroncarlo meglio, ovvero ridendo.
Avrei riso poco con il giallo e la “detective improvvisata” successivi, ovvero La ragazza del treno di Paula Hawkins. Se c’è stato un libro che sono stata felice di riuscire a finire è stato quello, e scriverne per Nastorix è stato utile per chiudere il cerchio.

Dopo il blocco della lettrice menzionato, una delizia di contrasto: Suite Francese di Irène Némirovsky. Ho dedicato particolare attenzione alla formazione delle mie opinioni su quel romanzo e di conseguenza alla stesura dell'articolo per voi.

A chiudere il mio 2017 su Nastorix, un ulteriore rottura delle mie regole, perché mi sarei ritrovata a parlarvi di poesia.

Un nuovo anno inizia, e mi chiedo quali altri testi finirò per leggere e recensire per voi. Non posso ovviamente dimenticare di dover anche decidere il destino di una certa Virginia Belli, personaggio fittizio tutto mio (e di Nastorix) che è stata lettrice e protagonista. Vedremo che sviluppi prenderà la sua lotta con l’agorafobia insieme alla passione per la lettura.

Ringrazio pubblicamente i Megadirettori Galattici del blog per avermi accolta a braccia aperte e avermi lasciato una libertà totale, la mia collega del reparto libri Sara che mi ha fatto spazio e in generale tutti i miei colleghi della Megaditta Nastorix. E ovviamente ringrazio te che stai leggendo in questo momento, sì proprio te.

Ho finito di fare la paracula, torno a leggere. Buon 2018 a tutti voi.

Ericucci

“Scopri chi sei, e cerca solo di non avere paura di esserlo”. Lo dicono in una commedia romantica americana degli anni Novanta, quindi deve essere proprio vero.

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