Il caso Weinstein e le donne contro le donne

Sono ormai quasi due settimane che, accendendo la tv, aprendo la sezione notizie sul computer, stando sui social o semplicemente guardando i titoli dei quotidiani un nome compare sempre a caratteri cubitali: Harvey Weinstein.
Probabilmente solo i cinefili accaniti e gli amanti del cinema fino al 6 ottobre scorso conoscevano bene il personaggio: produttore e produttore esecutivo, fondatore insieme al fratello della Miramax e in seguito della casa di distribuzione e produzione The Weinstein Company. I film, prodotti da Weinstein, hanno raggiunto risultati eccezionali (per l'esattezza 81 film vincitori di Premio Oscar) e una diffusione mondiale. Ma non è di cinema che intendo parlare, pur essendo mercoledì. Né tantomeno della vicenda che lo vede accusato, già dal 1994 fino ad oggi,  per vari atteggiamenti equivoci tenuti dallo stesso sui vari set. Neppure delle testimonianze importanti che, il 6 ottobre scorso con una inchiesta del New York Times che ha portato alla luce avvenimenti che, nell'ambiente cinematografico erano conosciuti da anni. L'articolo della testata statunitense ha fatto emergere le accuse mosse negli anni e confermate pubblicamente nel momento in cui la vicenda è stata riportata dalla stampa. Da Angelina Jolie a Judith Godrèche, da Gwyneth Paltrow a Rosanna Arquette, da Mira Sorvino a Cara Delevingne, da Léa Seydoux a Kate Beckinsale, da Ambra Battilana a Dawn Dunning ad Asia Argento: tutte attrici che, intorno ai vent'anni e quindi agli inizi della loro carriera, hanno ricevuto avance sessuali, violenze psicologiche o molestie sessuali.

Quello che sto per affrontare è un tema molto delicato, già trattato ampiamente con l'inchiesta sulla violenza portata avanti e redatto dalla sottoscritta circa un mese fa.
Ovviamente il caos mediatico che una notizia simile ha generato negli Stati Uniti e in tutto il mondo non è passato in sordina e la gente comune ha iniziato a parlarne.

Quello che vorrei approfondire oggi si distacca un po' dalle varie accuse mosse da personaggi come George Clooney, Meryl Streep, Jane Fonda, Hilary Clinton, Michelle e Barack Obama (con cui il produttore nel 2013 aveva avuto ottimi rapporti), che hanno speso parole di disprezzo nei confronti di Weinstein.
Per introdurre l'argomento parto dalla copertina della rivista Time del 12 ottobre: il volto del produttore con una didascalia inequivocabile definendolo "produttore, predatore, reietto"1. Il Time, intitolando l'articolo dedicato "How Do You Solve a Problem Like Harvey Weinstein?", ha portato alla luce uno dei temi chiave che ruotano intorno alla vicenda: le donne.
Infatti, se il Time condanna Weinstein per le violenze commesse e perpetuate negli anni - seppur ricordando che atteggiamenti simili non sono certo novità nello star system - molte altre testate e personaggi di spicco difendono a spada tratta il colpevole. Rabbrividendo, ho dovuto assistere a dibattiti al limite del surreale: da "Harvey Weinstein non è che l’ennesimo dei grandi produttori che pratica l’usanza del casting couch2" a "Hollywood è un’industria, e come tale spesso nasconde giochi di potere". Il culmine è stato raggiunto dalle stesse dichiarazioni di Weinstein:

“Mio padre ha sempre detto a me e a mio fratello Bob che avremmo dovuto comportarci come i Kennedy: essere uniti, sempre. E mi ripeteva: non è detto che quello che va bene per te, vada bene per tutti gli altri. Tu pensa a te stesso”. 

Il punto di arrivo, però, ci riporta in Italia senza nemmeno risentire del jet lag. Infatti, come l'intera redazione di Nastorix sa bene e si è già prodigata più volte per esprimere il parere comune, esiste una opinionista (che si reinventa giornalista) sempre pronta a dire la sua su questioni etiche e morali: sì, ancora una volta ci troviamo a parlare di Selvaggia Lucarelli.
Riassumendo quanto sta accadendo, dopo le accuse mosse (anche su Twitter) da Asia Argento nei confronti di Weinstein, poteva forse la Lucarelli perdere l'ennesima occasione di tacere? Ovviamente no. Seguendo il topic lanciato da Vladimir Luxuria (su cui ci vorrebbe un articolo a parte per analizzare il paradosso) dichiara da subito su Facebook con toni infuocati:

Se questo attacco non fosse sufficiente, la Lucarelli rincara la dose sul suo profilo Twitter retweetando prontamente, tra tutti i suoi contenuti contro gli abusi, il bullismo, e la violenza sulle donne in generale  (cose di cui già dal caso "Sesso Droga e Pastorizia" si elevò paladina), l'intervento della Luxuria contro Asia Argento:

Prima di proseguire, e riprendere in toto quanto scrive Michela Pagarini sull'Huffington Post (Asia Argento e le donne che non sono dalla parte delle donne), mi sento di intervenire direttamente sul tema, lasciando poi in conclusione i rimandi alla violenza sulle donne in generale.

In primis ci tengo a ricordare che Asia e Selvaggia non sono mai andate d'accordo, anzi: da anni si criticano a vicenda su altre tematiche. Proseguo poi dicendo che, personalmente, Asia Argento non mi è mai andata molto a genio, anzi: figlia d'arte con un debutto nel mondo del cinema precoce, ha da sempre cercato di forzare la sua immagine pubblica cercando lo scandalo, ponendosi come ribelle e fin troppo provocatoria e per anni legata al mondo della droga durante la sua relazione con Morgan. Quello che posso dedurre, dalla sua figura pubblica, è molto lontano dal concetto femminista di “donna autonoma, consapevole, indipendente pronta a rimarcare il suo valore primario (l'essere donna appunto)”.
Tuttavia, se mi distacco da questi miei preconcetti focalizzandomi solo sulla faccenda Weinstein, mi trovo obbligata a oltrepassare questa antipatia personale per portare alla luce due cose a mio avviso fondamentali:
• Asia Argento è per anni stata alla ricerca di attenzioni in modo quasi morboso. Vero, verissimo ma si dovrebbe a questo punto considerare il perché di questo atteggiamento. Rimandandovi a due articoli3 abbastanza esaustivi sulla questione, non è difficile comprendere che l'ambiente in cui è cresciuta, le aspettative altrui, l'insicurezza di base e molte altre cose l'abbiano portata, per un certo periodo della vita ad agire di conseguenza. Di questo è colpevole? A mio avviso assolutamente no. Il desiderio di essere notata a tutti i costi spesso, soprattutto post-adolescenza, rivela un bisogno più o meno consapevole di affetto.
 Restando sul tema delle molestie sessuali, come già accennato nell'inchiesta sulla violenza, è importantissimo ricordare le parole della Dott.ssa Colaianni sulla trasversalità del fenomeno (può riguardare chiunque, dalla casalinga all'attrice hollywoodiana) e sulla paura o persino alla minimizzazione dell’accaduto da parte della vittima che, magari per tutta la vita e non solo per vent'anni, non riuscirà ad accettare o a manifestare un disagio interiore profondissimo.

Per concludere quindi, unendo le obiezioni di Michela Pagarini (mosse in risposta alle accuse mediatiche nei confronti di Asia Argento), il mio ultimo articolo sulla violenza, i vari commenti denigratori trovati sui social con le mie considerazioni più profonde e psicologiche, mi sento libera di dire che non solo Asia Argento è una vittima a tutti gli effetti (di Weinstein e probabilmente anche di se stessa) ma anche che, nonostante tutte le campagne di informazione in merito, ci troviamo purtroppo ancora molto lontani dall'avere il vero riconoscimento della donna in quanto tale.

Forse, smettendo di “tirarci i capelli a vicenda per invidia ed altro” come se fossimo alle elementari, oppure facendo passare dei messaggi veramente informativi e non dei beceri gossip fondati solo sulla base di simpatie e antipatie personali, arriveremmo finalmente a quella uguaglianza di genere che riconoscerebbe il nostro valore come persone.
Se poi la Lucarelli, Vladimir Luxuria ed altre colleghe e colleghi, decideranno di perpetuare questo atteggiamento totalmente disfunzionale e spesso contraddittorio, uomini e donne continueranno a credere che la situazione sia statica e che tutto sia lecito, perché mancherà la base fertile per permettere di intraprendere quella vera rivoluzione che il mondo intero si aspetta: il rispetto, la solidarietà, la comprensione ed il riconoscimento dei diritti inalienabili che spettano ad ogni essere umano.

 


1 “reietto” in quanto in sole due settimane è stato lasciato dalla moglie, licenziato dal suo stesso Consiglio di amministrazione, espulso dall'Academy Awards, a suo dire abbandonato ed isolato da tutti e sull'orlo del suicidio.
2 letteralmente "il divano del produttore", ovvero lo scambio, anche in termini di prestazioni sessuali, in cambio di ruoli principali o secondari in film di successo.
3 per approfondimenti: lamenteemeravigliosa.it - Persone che passano la vita ad attirare l’attenzione, psicoterapia.it -  Alla ricerca delle coccole perdute

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