Catherine, la scalata e la discesa nell’oblio

“Se stai sognando di cadere devi svegliarti subito, altrimenti morirai nella vita reale.”

Se fino ad ora abbiamo parlato di giochi relativamente datati oggi ho deciso, giustamente, di parlarvi di un gioco facilmente reperibile, ma tanto insolito quanto appassionante. Catherine è un gioco ingiusto, difficile da giocare se si è moralisti, ma non bisogna soffermarsi su queste poche parole credendo che Catherine sia un gioco simile a Mortal Kombat (dove le uccisioni sono all’ordine del giorno) o a GTA dove possiamo svagarci uccidendo innocenti. La forza di Catherine è di colpire nei punti giusti della morale e della realtà. Infatti, a differenza dei giochi appena elencati, Catherine punta il dito sulla fedeltà nelle relazioni facendo leva sopratutto sulle difficoltà di scelta tra un tradimento di cui ci si pente o il godimento di questa infedeltà. Insomma, che siate degli stronzi o dei santi, questo gioco riesce a descrivere bene le sensazioni di insicurezza sui legami calcando la mano nei punti giusti, come l’erotismo, il menefreghismo, il desiderio, la passione, la paura di stabilità e la voglia di trasgredire. Questo gioco non è solo interessante per gli intrighi che vedrà il nostro protagonista, ma anche a causa della strana sezione in cui possiamo catalogarlo: Horror-adventure-platform. Infatti è incredibile pensare che un gioco dalla forte componente sentimentale ha un lato horror, ma è anche questa peculiarità a rendere Catherine un gioco unico nel suo genere.

Sviluppato e pubblicato dalla Atlus per PlayStation 3 e Xbox 360, Catherine vede la luce nei negozi nel 2011, ed è il primo gioco di questa casa produttrice per nuove generazioni di console, con la parte cinematografica gestita e prodotta (in maniera eccellente) da Studio 4°C. Visionario e intelligente fin dal suo principio, vede come protagonista un uomo di 32 anni (insolita età per un protagonista), uno scapigliato e pigro ingegnere di nome Vincent Brooks. Il videogame è stato vietato ai minori di 18 per l’alto contenuto di scene spinte e violente.

La storia inizia con il risveglio del nostro protagonista dopo un terribile incubo, nel frattempo, in tv, il telegiornale parla di morti misteriose avvenute durante il sonno.

Vincent è un giovane uomo annoiato dalla vita, ha appena cambiato lavoro e vive in un piccolo monolocale fatiscente. Non ha particolari ambizioni, né vuole scomodarsi a prendere decisioni serie, cosa che invece vuole la sua fidanzata Katherine, la quale insiste per far crescere il suo uomo, per stargli accanto, per avere una vita coniugale, un matrimonio e forse un bambino. Vincent si sente in gabbia.

Il profilo psicologico del protagonista è tracciato in maniera eccellente, descrivendo alla perfezione quei momenti nella vita in cui le decisioni pesano, e si vorrebbe risolvere tutto a “sigarette e alcol” finché i problemi svaniscono.

A far compagnia al nostro protagonista ci sono i suoi tre migliori amici che, ogni sera,parlano con lui, lo aiutano a risolvere i suoi problemi, lo spalleggiano e si confidano. Alla fine di una serata allo Stray Sheep Bar (bar dove si svolge la maggior parte della storia e locale preferito dalla combriccola) Vincent, dopo una lunga chiacchierata e una lunga bevuta con i suoi amici, si ritrova seduto da solo al tavolo finché una giovane donna si siede con lui. Ma non ci è permesso sapere di cosa parlano, ci ritroviamo improvvisamente nel sogno del ragazzo. I suoi sogni, o meglio i suoi incubi, sono vere e proprie prove di logica a tempo e di sopravvivenza. Il nostro protagonista si ritrova in mutande con un paio di corna da caprone in testa a dover scalare, notte dopo notte, una torre fatta di cubi, che può scalare uno alla volta e può spostarli in avanti o indietro, spingerli o tirarli, oppure far crollare una parte di parete; se cade da questa costruzione muore, muore nel sogno e muore nella realtà (lo so che è difficile da immaginare). Alla fine di ogni scalata c’è una “zona di sosta” dove incontrerà delle inquietanti pecore antropomorfe, con cui può interagire (con il passare degli eventi si scoprirà che sono persone intrappolate nello stesso incubo, e che a stare troppo tempo in questi incubi si rischia di impazzire). Alla fine di questa scalata Vince si sveglia e nel letto con lui c’è una donna, ma non è Katherine ma una giovane ragazza che porta il nome di Catherine (se non avete capito la differenza dovete fare attenzione alla K). Da qui in poi la storia la create voi, potete tentare di recuperare la storia con la vecchia fiamma, oppure scegliere la giovane nuova Catherine o fare addirittura il doppio gioco. Ma ogni notte Vincent dovrà fare i conti con i suoi incubi.

Il Gameplay si sviluppa in due aree ben definite, ed entrambe sono molto diverse tra loro, sia come ambientazione sia come svolgimento del gioco: Il Bar: nel Bar possiamo stare tutto il tempo che vogliamo e interagire con i nostri amici o gli altri clienti, esplorarlo e rispondere ai vari messaggi che le due ragazze ci invieranno al cellulare. All’interno del locale ci sono due o tre piccole chicche che possiamo fare e vedere; possiamo andare in bagno e guardare le foto sexy che ci invierà Catherine se ci dimostriamo disponibili, possiamo scrutarci allo specchio e avere una visione horror degli incubi che andremo ad affrontare, cambiare le canzoni al Jukebox (dove ci sono colonne sonore originali di altri giochi della Atlus) o giocare a un minigame dal nome Rapunzel.

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L’incubo: l’incubo, a differenza del bar, ha un gameplay frenetico e terrificante. Dobbiamo saperci muovere con logica, e spostare i cubi in maniera coerente e intelligente. Qui non c’è tempo da perdere (come nel bar) ogni errore lo pagheremo a caro prezzo, e anche ogni secondo che passa, siccome il pavimento crolla inesorabilmente sotto i nostri piedi.

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Anche in questo caso, per motivi di spazio, non ho potuto dilungarmi troppo nel raccontarvi le particolarità di questo gioco, vorrei comunque sottolineare un paio di cose: i personaggi sono tutti ben studiati, la storia è accattivante e contiene un sacco di citazioni, molti riferimenti ai gironi Danteschi, e possiamo incontrare uno dei rarissimi personaggi transgender all’interno di un videogame; ma ce ne sono davvero molti molti altri, e tutti molto interessanti.

La Atlus ha creato un titolo fresco e innovativo, non moralizza le scelte del giocatore e infatti ogni finale di per se è completo, non esiste un finale sbagliato. Il tutto viene condizionato esclusivamente dalla barra del karma (che si sposta rispetto alle scelte che facciamo). Il gameplay è particolare, in parte ricorda dei vecchi puzzle game, ma è innovativo, difficile e matematico e riesce a tenere il gamer attaccato allo schermo. Inutile dire che la Atlus è riuscita a fare “l’impossibile”, creare una vera sensazione di novità all’interno del panorama videoludico, sensazione persa da molti anni dove ci troviamo di fronte giochi che sono sempre più simili tra loro, sia come gameplay che come storia. L’unica cosa che ci tengo a dire è: se avete tradito la vostra ragazza io ci penserei due volte ad andare a dormire, sopratutto dopo aver giocato a Catherine.

Ghiro

Quand’ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli!

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