“Che vuoi che sia”

Premessa: nutro da alcuni anni molta simpatia per Edoardo Leo, attore, sceneggiatore e regista. Avendo avuto modo di incrociarlo, come spettatore, più volte sul grande e piccolo schermo, ho apprezzato la sua crescita ed evoluzione. Mi piace soprattutto perché ha dimostrato di essere uno di quei giovani che hanno qualcosa di interessante da raccontare e di aver trovato nel cinema il mezzo per farlo in modo adeguato. Ne sono una dimostrazione i ruoli interpretati, ad esempio, in “Gente di Roma” (2003) di Ettore Scola, “Dentro la città” (2004), “Ci vediamo a casa” (2012), “Perfetti sconosciuti” (2016); nonché le sue regie come “Buongiorno papà” (2013), “Noi e la Giulia” (2015), “Che vuoi che sia” (2016).

Con i piedi perfettamente calati nella realtà contemporanea, questa commedia, sceneggiata ed interpretata anche dallo stesso regista, racconta la quotidianità di Claudio e Anna, i quali, con la speranza di un miglioramento della loro situazione economica, rinviano di continuo l’idea di avere un figlio. Tutte le loro aspettative sono riposte in una piattaforma web ideata da Claudio, il cui crowdfunding, lanciato per realizzarla, non sembra offrire i risultati attesi. Una sera, nel corso di una festa, Claudio, spinto dalla frustrazione e dal senso di fallimento acuiti dall’alcol, registra scherzosamente una provocazione e la carica sul web: quanto il popolo di internet è disposto a pagare per vedere on-line un video hard girato nella camera da letto con lui ed Anna protagonisti? Nel giro di poche ore, però, le sue parole vengono prese sul serio e le donazioni iniziano a piovere senza soluzione di continuità raggiungendo livelli davvero inaspettati (250.000,00 Euro). Così, diventano entrambi famosi, mentre familiari ed amici offrono suggerimenti per affrontare la situazione, svelando le ipocrisie e le falsità della nostra società borghese, perbenista e falsamente moralista. La domanda posta da Claudio, comunque, tocca un argomento quanto mai attuale: è giusto o sbagliato rendere pubblica la propria intimità, al fine di realizzare i propri sogni?

Sebbene con toni da commedia, la critica alle attuali, diffuse ossessioni per Facebook. Twitter, Instagram, la notorietà virtuale, il porno on-line ed i selfie, è il muro portante del racconto. Nell’epoca del precariato giovanile, della perdita delle identità culturali e di genere, questo film sta alla nostra realtà, come “La voglia matta” (1962) sta al boom economico degli Anni 60 del XX Secolo. Poco importa che Edoardo Leo non sia Luciano Salce o Ugo Tognazzi e che Anna Foglietta non sia Catherine Spaak, perché l’obbiettivo era un altro ed è stato centrato. Se l’ambientazione milanese ci sta per il significato intrinseco della città di Piazza Affari, avrei visto i due protagonisti più a loro agio in una città dell’Italia Centrale. Una menzione particolare per il grande Rocco Papaleo, nei panni dello zio.

Consigliato: agli amanti delle commedie che, oltre al buon umore, lasciano un valido spunto di riflessione. Voto: 7.

Leave a reply

*