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Choose your enemy

L’Occidente è in fermento, preso tra populismi al potere e populismi che rischiano di essere eletti guida di quella che oggi è l’Unione Europea e che domani potrebbe non esistere più.

Mentre la Gran Bretagna lascia la UE incamminandosi verso la Brexit e la Scozia cerca invece di rimanere europea lasciando gli UK, ai nostri cugini francesi sembra esser passata la sbornia lepenista, vuoi forse anche grazie ai risultati delle elezioni olandesi di cui abbiamo parlato qui su Nastorix due settimane fa.

Dall’altra parte dell’Atlantico, i nostri amici yankee si godono invece lo scontro ormai aperto tra l’amministrazione Trump ed il cosiddetto Deep State, i grandi poteri governativi e burocratici americani, forse gli unici capaci di sbugiardare Donald Trump.

Referendum turco

A dimostrazione che la confusione non affligge soltanto l’Occidente, nelle ultime settimane la Turchia se l’è presa con due paesi europei, Germania e Olanda.

Il prossimo 16 Aprile i cittadini turchi voteranno un referendum indetto dal Governo. Oggetto del referendum sono delle modifiche costituzionali che trasformeranno la Turchia in uno stato presidenziale. In risposta al fallito colpo di Stato dello scorso Luglio, il Presidente Erdogan ha proposto infatti una serie di correzioni che gli daranno anche i poteri di capo del Governo, potendo quindi nominare i ministri e buona parte delle corti giuridiche.

Non solo, ma il futuro Presidente Erdogan potrà anche sciogliere il Parlamento, dichiarare lo stato d'emergenza e farsi rieleggere fino al 2029. Questi poteri sono chiaramente un tentativo di rafforzare la sua posizione, in modo da sventare eventuali futuri colpi di Stato da parte di quei pochi dissidenti sopravvissuti alle purghe degli ultimi mesi.

La comunità turca sparsa per l’Europa conta 2,5 milioni di persone. Il voto di questi fa ovviamente gola alle autorità turche, ecco perché rappresentanti del Governo turco ed esponenti a favore delle modifiche costituzionali hanno iniziato a girare i paesi europei per tenere comizi. O meglio ci hanno provato.

Esponenti della politica francese, svizzera ed austriaca hanno infatti espresso contrarietà a questi comizi su suolo europeo. I governi della Germania e dei Paesi Bassi hanno fatto anche di più, bloccando comizi già organizzati ed impedendo a rappresentanti del Governo turco di entrare in Europa. La reazione di Erdogan non si è fatta attendere: dopo aver dato dei nazisti alla Merkel ed al Governo tedesco, il Governo turco ha bloccato il rientro in Turchia dell’ambasciatore olandese. Da quel momento Erdogan ed i suoi ministri si sono spesi in dichiarazioni condite con riferimenti alla guerra santa ed ai pericoli a cui esposti sono i musulmani in Europa.

I governi europei rispondono alle accuse giustificando il blocco dei comizi con la contrarietà al referendum costituzionale turco. Questo, secondo la cancelliera Angela Merkel è infatti un tentativo di istituire un “sistema presidenziale autoritario” in Turchia.

Il gioco delle parti

Entrambe le parti stanno però giustificando le proprie azioni con falsi pretesti. Da una parte abbiamo i politici europei in piena campagna elettorale, con la Germania che voterà in autunno e la Francia il prossimo Aprile. I populismi e le destre radicali europee si stanno facendo sentire, estremizzando il dibattito politico e spostando tutti i competitor politici europei verso posizioni più dure nei confronti degli immigrati e dei musulmani in generale. La politica europea ha quindi messo nel mirino Erdogan e la fame di potere del Governo turco sperando di strappare alle destre radicali la bandiera di difensori dell’Europa.

D’altro canto la Turchia ha tutto l’interesse ad interpretare la parte della vittima dei cattivoni europei, sperando così di instillare paura e diffidenza nei turchi sparsi per l’Europa e raccoglierne quindi voti favorevoli al referendum presidenzialista.

Vicende come questa dimostrano come l’individuazione del nemico come strumento elettorale si conferma una pratica transnazionale sempre in voga. Peccato per i cittadini turchi ed europei, che di questo gioco delle parti sono semplici vittime inconsapevoli. Per non parlare dei 2,9 milioni di profughi siriani bloccati sul suolo turco, usati come arma dalla politica turca e dai populisti europei.

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