Cinema, musica e documentari

Cinque documentari contemporanei su band/cantanti.
Mistaken for Strangers (Tom Berninger, 2013)
E’ indicativo dell’approccio che Tom Berninger (fratello di Matt, frontman della band statunitense The National) ha avuto verso un film per lui emotivamente complesso che il materiale d’archivio venga centellinato con cura, che si presenti esclusivamente nei momenti topici, come fosse evidenziatore dei temi toccati e della rilevanza personale che il regista conferisce al momento.
Questo scandisce tre momenti (introduzione, sviluppo e conclusione) della narrazione, rappresentandone la parabola drammatica: 1) un’intervista in cui al cantante viene domandato del rapporto col fratello/l’esposizione del tema del film. 2) Una fotografia che ritrae la band in posa col presidente Obama, che ha chiesto ai The National di fare da endorser per la sua campagna elettorale, ma che rifiuta di incontrare il regista/la crisi centrale. 3) Le riprese da un concerto in cui si vede Tom Berninger nei panni di un roader seguire il fratello tra il pubblico reggendo il cavo del microfono perché questo non vi inciampi/la definitiva riconciliazione.
Mistaken for Strangers non è un biopic. Non è un film sull’ascesa al successo. Non è un film sulle radici di una band. E’ piuttosto un documentario grottesco sulle difficoltà relazionali interne alla famiglia, sul rancore, sulle paure di un ragazzo che vede il fratello maggiore diventare l’uomo che lui stesso avrebbe voluto essere sin da bambino.
20000 Days on Earth (Iain Forsyth & Jane Pollard, 2014)
Come Once More Time With Feelings (2016), nel quale Andrew Dominik rigetta l’uso del materiale d’archivio per concentrarsi su un preciso momento della travagliata esistenza di Nick Cave, sconvolta dalla morte del figlio, anche il precedente 20000 Days on Earth non si costituisce sull’utilizzo diretto di nessun filmato/audio di repertorio, lasciando che sia lo stesso artista a ricordare la sua infanzia e la sua carriera.
Ciò nonostante, l’archivio assume una valenza fondamentale nel momento in cui lo spettatore viene proiettato nel magazzino in cui Cave raccoglie fotografie d’infanzia, diari, manoscritti e videoclip, i numerosi feticci su cui ha costruito una sorta di sancta sanctorum della sua esistenza. Attraverso questa scelta, Iain Forsyth e Jane Pollard lavorano su un doppio livello, quello storico e quello emotivo, riprendendo l’artista entrare in diretto contatto con i propri ricordi, con le mutazioni del suo corpo, col variare dei suoi sentimenti. I registi riescono così a penetrare nel rapporto morboso che il cantante intrattiene col suo passato e con la sua immagine, portandolo a rivelare di aver scritto un ironico testamento in cui richiede che questo immenso archivio autoreferenziale venga utilizzato per costituire il Nick Cave Meorial Museum.
Kurt Cobain: Montage of Heck (Brett Morgen, 2015)
Della vita di Kurt Cobain hanno parlato più o meno tutti. La moglie, Courtney Love. L’ex batterista dei Nirvana, Dave Grhol. In Italia, lo ha fatto Tommaso Pincio, con il romanzo-capolavoro Un amore dell’altro mondo. I suoi diari sono stati pubblicati in tutto il mondo, gli sono stati dedicati articoli, canzoni e fotografie. Della sua morte hanno parlato media, il mondo del cinema e della musica, gli amici e i conoscenti. Difficilmente ne hanno parlato i parenti.
Il documentario di Brett Morgen, nonostante non sia innovativo nel linguaggio, interpolando degli inserti animati alla ricostruzione biografica, è un’operazione necessaria in quanto inserisce nel quadro cubista e disincantato delle dichiarazioni artistiche e non che descrivono Kurt Cobain, la rappresentazione multicanale (che si avvale di registrazioni inedite, interviste, homemade video, disegni ecc.) della depressione della più grande rockstar degli anni novanta e del trauma mai superato del divorzio dei genitori, tralasciando l’opera musicale per concentrarsi sul Cobain uomo, troppo spesso dimenticato.
I Called him Morgan (Kasper Collin, 2016)
Il riepilogo della vita di E.L.Morgan non poteva che girare attorno ad una musicassetta. Una voce che è testimonianza diretta della vita e della morte di uno dei più grandi jazzisti del novecento. Più che le immagini, sono i suoni a raccontare il procedere altalenante di Morgan verso la sua tragica fine, le parole registrate su un nastro magnetico che scandiscono il ritmo della sua esistenza, l’infanzia difficile, l’incontro con Miles Davis, la consacrazione artistica. A parlare non è solo la sua fidanzata, la donna che con il suo amore lo portò al successo, la giovane che abnegò se stessa per il bene dell’uomo che amava, ma anche la sua assassina, colei che gli sparò con la pistola da lui regalatale per difendersi, incapace di sopportare la gelosia e le frequenti relazioni del trombettista con altre donne. Una vita intera sintetizzata in un unico, irripetibile take, come nel jazz, perché quella voce narrante sarebbe morta un solo mese dopo aver rilasciato l’intervista.
Daft Punk Unchained (Hervé Martin-Delpierre, 2017)
Il rapporto che Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter (Daft Punk) hanno instaurato con il loro pubblico e con i media mondiali si basa sull’occultamento della propria immagine, del proprio corpo e del proprio volto in particolare, il quale viene sostituito dai celeberrimi caschi cromati.
Il film di Hervé Martin-Delpierre non è quindi solo una ricerca documentaristica che parte dalle decostruzione del mito contemporaneo, procedendo dagli inizi fino al releasing di Random Acess Memory, l’ultimo album dei Daft Punk. E’ piuttosto una vera e propria relazione pop sull’identità mediatica che, pur procedendo secondo le prassi canoniche del documentario - raccogliendo interviste che spaziano da Giorgio Moroder a Michael Gondry, alternate a filmati di repertorio - non cede al facile interesse per l’approfondimento biografico, ma descrive il fenomeno musicale e la rivoluzione che ha causato nel mondo della musica elettronica attraverso le ricostruzioni di chi i Daft Punk gli ha ispirati, ha lavorato con loro e ha contribuito all’edificazione dell’estetica cyber punk che ha segnato il loro successo.

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