Cinquanta baci alla lattina di birra

Ci risiamo, Riccardo Valentino, ai più noto come Friccardo o Fricky, se ne esce, a meno di un mese dalla sua partenza verso l’altra parte del mondo, con un nuovo libro: Cinquanta baci alla lattina di birra.
Il ci risiamo è voluto, Riccardo infatti ha già pubblicato un libro all’inzio dell’anno, sempre per la casa editrice Wannaboo, Io non so se sono portato per il lavoro. Ma se questo era una raccolta di racconti con uno spiccato senso dello humor sulle sue esperienze lavorative, con Cinquanta baci alla lattina di birra ci addentriamo in un altro universo: quello della poesia.
Ovviamente, per chi ha letto il suo primo libro o semplicemente chi lo conosce di persona, non poteva che aspettarsi un libro di poesie molto atipico, in pieno stile Fricky.
Cinquanta baci alla lattina di birra mantiene infatti la caratteristica autobiografica di Io non so se sono portato per il lavoro, tuttavia allo humor simpatico si sostituisce una cosa che forse ha dell’inaspettato: l’autoanalisi critica. Diciamocelo, le poesie contenute nel libro non sono poesie vere e proprie quanto più un miscuglio di stream of consciousness che ha come filo conduttore l’amore e i sentimenti in generale, con qualche virata su riflessioni avvenute nella testa di Fricky chissà dove e chissà quando. Il libro si conclude poi con un imperdibile racconto finale, dove l’autore non è più l’autore (o forse sì) che sembra quasi la trascrizione di un sogno al risveglio.

La redazione di Nastorix è andata alla presentazione, in puro stile Friccardo, al Circolo Agorà e, tra una lattina di birra e un chupito, è riuscita a intercettare l’autore per una intervista.

 

Parlaci un po’ di come è nata l’idea di scrivere un libro di poesie come Cinquanta baci alla lattina di birra.

Olè, innanzi a tutto e grazie per i complimenti. Attacco subito a risponderti. Il libro, è nato in maniera piuttosto casuale, o meglio, per una concomitanza di situazioni ed eventi che non erano premeditati o programmati. Ho iniziato a scrivere “poesie” (dici bene che definirle poesie vere e proprie è azzardato e non completamente corretto) per due semplici motivi: la voglia di scrivere, e l'avere poco tempo per scrivere in un periodo lavorativo molto impegnato. Per cui, lavorando la sera, tornavo a casa al mattino, dopo ore passate in mezzo a migliaia di persone (faccio il barista), e mi godevo l'ultima birra prima di andare a letto. Così, mentre bevevo alla scrivania con il pc davanti, ho iniziato a giocare un po' con le parole e a scrivere questi piccoli episodi e a mandarli in giro. Leggevo molto Carver in quel periodo, e più che i racconti, le sue poesie mi hanno colpito molto (letteralmente come una mazza da baseball sulla nuca). Ovviamente in una misura molto diversa, sentivo di voler fare qualcosa di simile. Stilisticamente tenendo un tono più confidenziale e vicino a quello che uso io quando scrivo, ma volevo anche che il fulcro di ogni seduta fosse per lo più incentrato sulle emozioni, sulla verità, sul tirare fuori insomma cose che non avrei avuto il coraggio di dire a nessuno. E ho provato a farlo, e con quella luce, al mattino, nel momento di raccolta, diventa un esercizio mentale ed emotivo molto vicino a qualcosa di religioso. Finché non mi sono accorto che alla fine avevo scritto quasi un centinaio di quelle “poesie” e così ho proposto a Francesco, l'editor di Wannaboo che mi ha seguito per il primo libro, se gli andava di pubblicare una raccolta di poesie, in linea con il nostro gusto comune per il bizzarro e l'ironico. Ovviamente il pensiero ci ha fatto ridere tutti e due e dopo qualche remora da parte sua, l'ho convinto, non so bene come. Il racconto invece lo avevo scritto per un concorso a cui ovviamente non ho mai ricevuto riscontro, e già che c'ero ho mandato pure quello, è piaciuto ed ha deciso di includerlo sul finale. È molto bella questa libertà che ha e che abbiamo potuto mantenere, mi piace l'idea che abbiamo fatto un po' il cazzo che ci pareva, insomma.

 

È il tuo secondo libro in un anno e oserei dire che scrivi più di chi lo scrittore lo fa come mestiere. Come mai?

In realtà ho scritto il primo libro in 3 mesi, più un anno e mezzo fa. Per questo ci ho messo più o meno lo stesso tempo e risale il tutto finito almeno a 5 mesi fa. Quindi tutto il materiale risale ad un tempo complessivo più lungo. Ma se guardi sono due libri molto veloci, e in tutti i mesi dove non mi sono veramente messo a scrivere forzandomi di stare un tot di tempo alla scrivania ho scritto poco. Insomma, vorrei scrivere molto di più, la fortuna di fare uscire tutto in un anno è stata sia perché il materiale è davvero veloce e non troppo impegnativo, sia perché sto appunto per partire e volevo far uscire questo libricino prima di lasciare Milano per un po' (se ne va in Australia a gennaio n.d.a.), per cui ho pressato parecchio Francesco che è stato davvero veloce e paziente sopratutto, nell'assecondare il mio desiderio. Detto questo, scrivere lo sappiamo tutti è un esercizio e più scrivi, più scrivi meglio. Ora sto scrivendo dei racconti, e già rispetto al primo libro sono abbastanza sicuro che siano scritti molto meglio. Certo, non sono ancora al livello di Fabio Volo, ma ci sto lavorando.

 

Se in Io non so se sono portato per il lavoro hai giocato con ironia la carta delle tue sfighe nella vita, in Cinquanta baci alla lattina di birra giochi più amaramente (sarà la birra?) con le tue peripezie sentimentali. È stata una scelta difficile mettere in pubblico una sfera così privata di te?

Probabilmente mi piace scrivere di sentimenti universali, quale l'amore e la sfiga, e meglio se combinati. Per la scelta ti dirò, in realtà no, perché sono cose semplici da capire, ma più sei sincero più il valore della tua “opera” migliora. Penso ai grandi libri che ho letto ultimamente, da Carver appunto, a Nabokov, Updike, Roth, Vonnegut, Franzen, Ames e Saunders (si, sono letteralmente fissato con gli americani ultimamente) fino ad arrivare ai diari massacranti di John Cheever, che essendo diari appunto non erano pensati per essere pubblicati, anche se nella stesura si riconosce facilmente che Cheever non scriveva rivolgendosi solo a sé stesso. Insomma, mi piace scrivere e anche se è un hobby per me, tanto vale farlo al meglio, e quindi tanto vale provare ad essere sé stessi fino in fondo. Ma, non dimentichiamoci un aspetto fondamentale, che i miei libri non li legge quasi nessuno, per cui anche se sono cose personali e delicate siamo in pochi a saperlo.

 

Io, che non riuscirei mai a scrivere di certi fatti miei, davvero mi chiedo: come cavolo ci sei riuscito a mettere tutto così nero su bianco, idolatrando quasi un sentimento strano quanto l’amore?

Sono cresciuto con tre donne, e a questo do' colpa della mia incredibile sensibilità e dell'aver visto un sacco di film romantici mangiando gelato sul divano. Sono stato fuorviato e forgiato dal e nel gelato stesso, e quando si parla d'amore è come se mi lasciassi sul davanzale a giugno, mi sciolgo. Similitudini inopportune e terribili a parte, penso che, come diceva Vonnegut in un suo saggio che raccoglieva i suoi discorsi post diploma nel licei americani, i consigli da dare nella vita sono pochi, e uno di questi, se non il più importante è proprio semplice ed è più o meno questo: “Cazzo, siate buoni”. E l'amore per me è un po' essere buoni, nonostante tutto.

 

Le poesie sono diverse, ma è impossibile negare che c’è un fil rouge che fa pensare che tutto giri intorno all’amore per una sola donna. È così?

Questa è una domanda molto difficile. Il libro è ispirato da una sola persona in gran parte, poi però ci sono dentro tante piccole sfumature di altre persone e altri luoghi e altre situazioni non esclusivamente legate a quella particolare persona. Che ovviamente il libro nemmeno lo leggerà e continuerà ad ignorarmi per sempre. Ma se lo meritava comunque, che la omaggiassi, in qualche modo.

 

Tornando un secondo soltanto su Io non so se sono portato per il lavoro, te lo devo proprio chiedere: ci sarà pur qualcosa per cui ti senti portato davvero.

Per stare a casa a guardare film (belli) e leggere libri (belli). E anche per il bere, sono bravo in quello, modestamente. Purtroppo nessuno mi pagherà mai per fare queste cose, quindi mi arrangerò. Per la scrittura non so se sono portato (autocit.), ma mi piace molto e continuerò a forzare sicuramente in questo senso la mia “portatura”. Probabilmente non sarà mai un lavoro, ma non importa. Fortunatamente non potete vedere la lacrima che scende sulla mia guancia mentre finisco di dire questa frase.

 

Come ti vedi tra 6 mesi (oltre ovviamente in un campo sperduto del New South Wales a raccoglier pomodori)? Hai in progetto altre uscite lampo?

Sto lavorando ad un libro di racconti, ma in realtà tra una cosa e l'altra, il lavoro, i traslochi e gli spostamenti non ho molto tempo in questo momento. Magari più avanti sfrutterò le esperienze dal viaggio che sto per fare, anche se non so quanto possa fregare a qualcuno. E poi vorrei avere il tempo di mettermi a scrivere un romanzo vero e proprio. Vedremo insomma. Nel caso ho delle moleskine che uso come diari, se muoio per favore pubblicatele, grazie.

 

Se volete comprare il libro Cinquanta baci alla lattina di birra non vi serve andare in libreria: è infatti disponibile in e-book (a soli 0,99 centesimi) su amazon e su itunes.
Per Io non so se sono portato per il lavoro invece, cercate su Google o visitate la pagina Facebook di Wannaboo.

Foto di: Paolo Schörli Fantinato.
Ringrazio personalmente Friccardo per la disponibilità e la pazienza perché, tra un giro di chupiti e l'altro, mi accorgo di averlo veramente tartassato!

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