Cinque delusioni del 2017 cinematografico

  1. Dunkirk:
    nonostante lo splendido approccio alla fotografia di Hoyte Van Hoytema (dai toni talvolta plumbei, talvolta ocra), l'oculato lavoro di sound design e un uso del 70 mm (finalmente) sorprendente, l'ultima opera di Nolan soffre di tutti i difetti imputabili al cinema del regista: dialoghi grotteschi ("what do you see?" "home" è diretto ascendente de "l'amore che attraversa le dimensioni" di interstellariana memoria), sguardo algido e non-voyeur, tecnica autoreferenziale e incapacità empatica.
  2. L'Uomo di neve (The Snowman):
    a discapito di una prima metà coinvolgente e strutturata ritmicamente Tomas Alfredson dimentica la psichedelia e la forza emotiva dei romanzi di Nesbo a favore della "noia a tutti i costi" che fece infuriare parte del pubblico all'uscita de La Talpa Non una delusione de facto ma in relazione alle potenzialità del regista di Lasciami Entrare e, soprattutto, del materiale di partenza. Che le difficoltà produttive abbiano inciso sul risultato finale?
  3. L'Inganno (The Beguiled):
    il remake de La Notte brava del soldato Jonathan di Sofia Coppola è stato proiettato nelle sale italiane forte di un Prix de la mise en scène all'ultimo festival di Cannes. Quello che si presenta al pubblico è però un film incapace di sviluppare la tensione erotica (non una novità per la Coppola) che si sviluppa tra i personaggi e che, anche a causa di un montaggio atonale, cristallizza i protagonisti in una bidimensione goffa. Il formalismo estetico della cineasta scarnifica il film di Siegel e lo spoglia di qualsiasi interesse.
  4. Star Wars: Gli Ultimi Jedi (Star Wars:the Last Jedi):
    svesto per un momento i panni dello scrittore, mi rifiuto di analizzare il film e concludo con un'unica affermazione dittatoriale, autarchica e autoerotica: la cosa più sorprendente del film è che ci sia una discussione in atto sulla sua bellezza o meno.
  5. The Great Wall:
    c'era una volta l'autore di Lanterne Rosse. Le premesse per un bel blockbuster erano molte: grande regista, location affascinanti, creature orrorifiche. Ma l'umorismo dilagante (grazie Marvel), condicio sine qua non della maggior parte dei film a grande budget che non voglia fallire al botteghino (visto l'insuccesso commerciale di Blade Runner 2049), un character design delle creature privo di idee e la sceneggiatura inesistente demoliscono ogni aspettativa.

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