Il club per israeliani di Mama Shu

Ed eccomi qui, partito da un paesino ordinato e pulito di quattromila anime, mi ritrovo ora nel mezzo di una centrifuga chiamata Hanoi fatta di motorini, smog, vociare infinito e una quasi totale assenza di regole, il tutto accompagnato da odori che talvolta tolgono il fiato. Le prime ore sono a dir poco traumatiche: 15 di volo e 6 di fuso non sono certo un toccasana per l'umore, né ti mettono nella giusta ottica per esplorare una città nuova. Ma hei, ce l'ho fatta! Sono qui! Il primo passo è andato, sono forte e posso sopravvivere all'impatto.

Ora sulla lista c'è la moto, non sembra difficile, l' ostello è tappezzato da annunci di backpackers che ne vendono una. Uno svizzero mi affianca, anche lui vuole una moto quindi ci si intende al volo e quei 2 ragazzi danesi stanno giusto vendendo una coppia di Honda Win 100cc. dall'aspetto poco invitante. Comprate, speriamo bene; per ora date le apparenze ho deciso di chiamare la mia "Secchio di immondizia", sembra sgarbato ma c'è dell'affetto. Si punterebbe entrambi a nord non fosse che l'elvetico Samuel accusa i sintomi della dengue, abbandonandomi al mio destino la sera prima della partenza. Che fare? Ho conosciuto un gruppo di israeliani che puntavano anch'essi a nord muovendosi con i bus, potrei seguire loro! A conti fatti sono solo 300km da qui a Sapa e io non ho mai guidato una moto in Vietnam quindi non vedo cosa potrebbe andare storto.

Sopravvivere alla "rush hour" di Hanoi non è per tutti ma una volta fuori filo che è una meraviglia... per i primi 100km. Dopo il cambio di Secchio inizia a cedere, prima parzialmente e dopo altri 100km completamente, relegandomi in terza marcia, con la folle che si innesta da sola in mezzo a incroci e salite ,lasciandomi fermo in situazioni scomode da cui solo calci e bestemmie possono salvarmi. Non so come ma raggiungo la meta all'inbrunire, la guest house di Mama Shu: posto simpatico, molti viaggiatori intraprendenti che si presentano, un israeliano, due israeliani tre quattro cinque sei, ma sono tutti israeliani! Com'è possibile? Ahhh questo posto ve lo raccomandate da generazioni a casa vostra, ora ha senso, vabbè non c'è problema siamo tutti amici. Ma Secchio non è dello stesso parere, lei non vuole farmi partire il giorno successivo e allora si rompe a sufficienza da richiederne un giorno supplementare per le riparazioni, cosa che chiaramente non tange i miei amici che possono allegramente prendere il bus la mattina seguente. E io? Rimango ad accogliere i prossimi 20 israeliani, simpatici, forse, perché amano un sacco parlare in ebraico tra di loro e questa lingua non mi è molto affine. Vabbè ma a cena per forza troveremo modo di chiacchierare, no? Si, cioè, loro si, io ascolto e talvolta sorrido, ma per fortuna c'è Mama Shu che si siede in mezzo a noi e tenta la strada dell'inglese, non che sia proprio madrelingua ma almeno adesso una parola su 10 la capisco, prima o poi forse darò anche una risposta che non sia fatta da una solo cenno del capo. Andiamo a dormire va che è meglio, sono le 10 ma non vedo grosse alternative, forse in quella capanna col tetto di paglia stanno facendo una festa o forse sta solo andando a fuoco, meglio non indagare.

Ora Secchio è aggiustata e domani possiamo ripartire verso il confine con la Cina; Samuel ha detto che è guarito quindi ci si trova a metà strada. Dai che se tutto va bene domani potrò riascoltare il suono della mia voce.

 

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