“Collateral Beauty”

In questo film diretto da David Frankel, Will Smith veste i panni di Howard, un dirigente pubblicitario di New York che vive uno stato di profonda depressione, a causa della tragica morte della figlia di sei anni. I soci ed amici, Whit, Claire e Simon (interpretati rispettivamente da Edward Norton, Kate Winslet e Michael Pena) sono preoccupati, sia per la sua salute mentale, sia per il futuro della loro azienda; così, decidono di assumere una detective per avere le prove che non sia più adatto a gestire la società e, di conseguenza, per prenderne il controllo. Nel frattempo, però, anche i tre stanno attraversando i loro problemi personali: il primo tenta di riavere un contatto con la figlia adolescente; la seconda cerca un donatore di sperma per concepire un bambino; il terzo tiene all’oscuro sua moglie, da poco mamma, di essere affetto da un cancro. Nel frequentare un gruppo di sostegno, Howard fa amicizia con Madeleine (Naomie Harris): anche lei ha un matrimonio fallito alle spalle ed anche lei ha perso di recente la figlia Olivia. La donna, tra l’altro, gli racconta di quando in ospedale un’anziana le ha parlato della bellezza collaterale, ovvero qualunque atto di gentilezza, di cortesia e di affetto disinteressato che viene manifestato dopo una tragedia.

Quando Whit, Claire e Simon, durante una riunione del consiglio di amministrazione, accusano Howard di essere divenuto mentalmente inadatto a gestire la società, quest’ultimo non fa opposizione, ma manifesta sincera gratitudine per tutto quanto gli amici hanno fatto e promette di sostenerli in futuro, se necessario. Grazie ad un colloquio con un’amica, egli comincia a capire che nessuno può vivere senza amore e che tale sentimento dovrebbe tornare ad essere presente pure nella sua vita. Così, raggiunge Maddaleine a casa; qui la donna lo invita a guardare un video del marito che gioca con la figlia: questi sono Howard stesso ed Olivia. Per l’immenso dolore, il dirigente pubblicitario si era separato dalla moglie e lei aveva accettato di assecondarne il desiderio. Da questo momento Howard potrà iniziare a ricostruire il rapporto con la moglie.

Il tema centrale di questo tipico melodramma americano all-stars è la gestione del lutto, un argomento di certo non semplice da affrontare, nemmeno nelle settimane successive alle Feste di Natale e di Capodanno. La sceneggiatura di Allan Loeb non ricorre al facile escamotage delle tonalità mielose, ma bilancia il dolore con temi come l’amicizia, il tempo e l’amore. Gli attori sono tutti bravissimi, ma un applauso a parte spetta di diritto ad Helen Mirren, in grado di portare toni da commedia in una pellicola dove persino la città di New York non appare nella consueta maniera romantica ed affascinante. Probabilmente alla storia avrebbero giovato almeno altri 15 minuti, per non lasciare un senso di trascuratezza in alcuni dei tanti personaggi e dei tanti temi trattati. Un film, comunque, emozionante che porta lo spettatore a ripensare a chi non c'è più ed a quanto l’aiuto degli altri possa rivelarsi prezioso nei frangenti terribili.

Consigliato: a chi considera il proprio passato, bello o brutto che sia, uno stimolo importante per una sana meditazione. Voto: 6.5.

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