Commenti a doppio taglio

La scorsa settimana è toccata ad Adele. Quella prima degli attacchi di Parigi è toccata a Gianni Morandi ed ancora prima alle modelle che popolano Facebook e Twitter (una su tutte Emily Ratajkowski).

Di cosa sto parlando? Del lato oscuro ed inesplorato dei Social: i commenti.

I social media. I social network. I social. Qualsiasi sia la declinazione che vogliamo usare, stiamo parlando di strumenti atti a farci comunicare. E, anche se spesso utilizzati come semplice vetrina per la nostra immagine online, i social prevedono una comunicazione in entrambi i sensi.

Quando si parla di Facebook e compagnia bella, si parla di strumenti creati per metterci in contatto con ex compagni di classe, ex fidanzate, ex compaesani. L’obiettivo originario di questi strumenti era infatti quello di avere a portata di click tutta, o quasi, la propria cerchia di amici e conoscenti, per contattarli e magari stalkerarli.

Poi abbiamo iniziato a cercare amici nuovi, ad usare Facebook per rompere il ghiaccio con la "tipa" che vedevamo tutte le mattine sull’autobus, a curiosare il suo profilo Instagram per vedere le sue foto in costume e Twitter per scoprirne le preferenze politiche.
Scartata l’ennesima ragazza a causa del trentesimo re-tweet da oca giuliva e messi da parte i social media come arma d’acchiappo online (non ho ancora provato Tinder n.d.a.), siamo passati a usare i social per godere di un po’ della luce riflessa dei nostri miti contemporanei: cantanti, attori e modelle pettorute.
Come se non bastasse, non manchiamo di ricordare come Facebook & co. si siano rivelati, negli anni, potentissimi strumenti di marketing, ingurgitando fette di budget aziendali sempre più grosse. Le celebrities non sono state da meno e si sono infatti buttate nel mare blu di Facebook, inondandoci con la loro quotidianità.

Fin qui sembrerebbe tutto "abbastanza nella norma", se non che i social prevedono da sempre una interazione tra utenti/personaggi presenti all’interno del network. Lo stesso meccanismo che ha portato per anni migliaia di italiani a comprare riviste di gossip, ci ha spinti ora a ficcare il naso nella vita di soubrette e presentatori televisivi, affamati di like, visualizzazioni e notorietà. Noi, tristi e grigi, abbiamo quindi inserito queste celebrità tra i profili che ogni giorno controlliamo per tentare di sfamare il nostro personale mostro dell’insicurezza che, puntualmente, ogni mattina ci ricorda che son tutti più fighi e interessanti di noi.
Ogni giorno possiamo infatti vedere cosa ha mangiato Gianni Morandi o conoscere l’opinione di Magalli sul più generico argomento, ma questo non ci basta. Noi non siamo solo spettatori sui social: noi siamo social, quindi utilizziamo quel riquadro grigio sotto i post e scriviamo commenti. Tentiamo di comunicare con la star normalmente inarrivabile, di conoscere qualcosa di più, di avere un parere o di trovare una corrispondenza, un punto di contatto tra la nostra vita e la loro.

Qui si spiega l’enorme successo di Gianni Morandi su Facebook. Più di 2 milioni di "mi piace" sulla pagina. Post che viaggiano intorno ai 30mila like e 4mila commenti. Dirette video con un altissimo grado di interazione. Gianni poi è un grande, perché risponde (quasi) sempre, prendendosi complimenti e dando consigli, "perculando" persino gli utenti fastidiosi e disinnescando troll. Anche lui però, inciampa. Il 10 novembre, infatti, Selvaggia Lucarelli riceve da un fan uno screenshot del profilo Instagram del Morandi. L’immagine, ripubblicata dalla Lucarelli, contiene un post pubblicato per errore, contenente indicazioni sull’orario a cui postare la foto.
Scoppia il caso: fan delusi, migliaia di post critici o solidali col cantautore, testaste online che corrono per strappare click facili svelando al mondo intero che anche Gianni ha un Social Media Manager. Ma Gianni si rialza da solo, come al solito risponde col sorriso e spiega tutto con garbo e simpatia. Nega di avere un Social Media Manager e da la colpa ad un errore di copia e incolla della moglie, la mitica Anna. Giorni dopo pubblica un selfie con Selvaggia Lucarelli. Tutto finisce a taralli e vino. Gianni vince di nuovo. Il mito morandiano non è caduto.

La settimana scorsa tocca invece ad Adele. Ticket One crea l’evento Facebook con le date italiane del suo tour, 28 e 29 maggio a Verona. Qualche fan si è lamenta della location tutta settentrionale, qualcuno si  limita a taggare gli amici mentre altri, moltissimi altri, si divertono a produrre una quantità spaventosa di commenti che deridono musica e testi di Adele. Il singolo Hello, tratto dal suo ultimo album "25", ha infatti riconfermato la tendenza della cantautrice britannica a scegliere come tema dei propri pezzi strappalacrime il rapporto con l’ex fidanzato. Tutti ci crogioliamo nella malinconia, e dobbiamo concedere anche ad Adele di godere di questa abitudine. Le concediamo anche la possibilità di fare bei soldoni vendendo dischi strappalacrime. Ma quello che non le concediamo, in quanto popolo di internet, è di sottrarsi alla pernacchia collettiva che si è infatti scatenata grazie alla possibilità data da Facebook di commentare gli avvenimenti. Fotomontaggi, GIF animate, video mash-up con pezzi di Nino D’Angelo. Lo sfottò è stato insomma pervasivo, creando un traffico pazzesco sulla pagina dell’evento e sulla pagina stessa di Adele. Il tutto non ha di certo ostacolato Ticket One nell’obiettivo di vendere biglietti, anzi in meno di 4 ore le due date sono andate sold out.
Sebbene i post contenuti nella pagina evento dei concerti di Adele fossero tutti a sfondo satirico, la portata delle visualizzazioni e delle condivisioni è stata tale da attirare decine e decine di social media manager di aziende, pagine qualsiasi, cartomanti, musicisti e modelle semi sconosciute. Questi hanno cavalcato l’enorme traffico concentrato tutto in una pagina, riempiendo lo spazio dedicato ai commenti con link, foto di chiappe, video di youtuber, altre foto di chiappe e annunci di cartomanzia.
I commenti sono stati quindi, per l'ennesima volta, utilizzati in maniera indiscriminata, senza alcuna moderazione, lasciando libero il popolo del web di sfogare i propri istinti e di sfruttare la visibilità data dai social per pubblicizzare letteralmente qualsiasi cosa.

Se quello di Adele è stato un evento spontaneo e tutto frutto della viralità online, di tutt’altro tipo sono stati gli eventi sviluppatisi intorno all’hashtag #escile. Durante la scorsa estate è nato infatti un movimento online tutto finalizzato ad ottenere immagini a seno nudo dalla modella e attrice Emily Ratajkowski. Nel trascorrere delle settimane i fan italiani hanno attaccato la pagina della modella, scatenando un vortice di commenti e richieste esilaranti, arrivando fino a creare un nuovo tipo di inglese maccheronico. Dietro a questo fenomeno, oltre al mascolino bisogno di veder tette, c’è stato anche lo zampino della comunità che gravita intorno alla pagina Commenti Memorabili. Nata nel 2014, questa pagina raccoglie video e screenshot di commenti divertenti raccolti in tutto il web, raggiungendo ad oggi 1.2 milioni di mi piace. Con un bacino tale di utenti non è stato difficile creare un fenomeno virale come quello rappresentato da #escile e #escileminne, e non stupisce che ad ottobre il fenomeno si sia ripetuto con l’hashtag #mozzarellona dedicato stavolta alla modella Lucia Javorgekova.

Nemmeno l’idolo della nostra infanzia, Cristina D’avena, è stata risparmiata dalla comunità web. La scorsa settimana infatti, la colonna sonora della nostra infanzia ha postato su Facebook una foto scattata durante la preparazione di un concerto. La scollatura in evidenza ha subito riportato in auge l’hashatag #escile, usato in questo caso in tono satirico. Solo poco dopo un commento ha reso memorabile e virale quel post grazie ad un nuovo hashtag creato ad hoc: #puffale.

Insomma, ormai se sei una celebrità, una soubrette scomparsa dalle scene, un rapper o Gerry Calà, se ti butti sui social non puoi più sottrarti ai commenti online. Un consiglio, riprendendo l'esempio di Gianni Morandi: rispondi sempre, stai al gioco, tieni a bada i troll e cavalca sempre l’elemento virale.

Se invece anche tu, come me, sei parte della massa dotata di una connessione e sempre famelica di veloci e facili soddisfazioni online, sfrutta la possibilità che Zuckerberg ti ha dato di dire la tua. Usa i commenti. Sentiti libero di esprimerti. Decidi tu, sii buono ed educato con i tuoi miti, oppure pretendi da loro la perfezione. Cazziali ogni volta che sbagliano o infamali senza pietà.
L’unica cosa importante, in fin dei conti,  è di chiedere sempre, sempre, di uscire le minne.

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