conseguenze della brexit

Conseguenze della Brexit: un divorzio non semplice

Sin dal Giugno 2016 tutto il mondo si è chiesto quali sarebbero state le conseguenze della Brexit. Dopo mesi di dichiarazioni, UE e Regno Unito hanno messo sul piatto le rispettive condizioni per arrivare ad un accordo. SPOILER ALERT: non sarà un divorzio semplice.

Per capire cosa succederà con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, dovremmo guardare agli accordi con cui le due parti regoleranno questo divorzio istituzionale. Come prevedibile, le tempistiche per la definizione di questo tipo di accordi sono lunghissime. Non a caso l’uscita degli UK dalla UE diverrà effettiva soltanto il 29 Marzo 2019. La data cade infatti dopo due anni esatti dalla notifica, consegnata lo scorso 29 Marzo 2017, dell’intenzione britannica di lasciare l’Unione Europea.

Gli interessi in gioco sono tanti. L’accordo che UE e Regno Unito dovranno trovare regolerà ogni aspetto dei rapporti che enti, aziende e privati cittadini inglesi avranno con enti, aziende e privati cittadini europei. Si parla quindi di commercio, tariffe e barriere doganali, ma anche di prodotti e servizi inglesi che, per essere venduti sul suolo europeo, saranno sottoposti alle normative UE. Altri argomenti delicati che andranno regolati saranno l’immigrazione ed il destino dei 3 milioni di europei che vivono nel Regno Unito (di cui 500mila italiani).

Elezioni nel Regno Unito

Proprio il tema dell’immigrazione sembra esser stato l’ago della bilancia durante il referendum sulla Brexit. Lo spettro dell’immigrato, europeo e non, che ruba il lavoro all’inglese medio ha portato tanti a schierarsi per il leave. L’UKIP, partito di destra radicale nato per portare gli UK fuori dalla UE, ha infatti contagiato il partito conservatore di maggioranza guidato dall’allora primo ministro David Cameron, il quale si è trovato con in mano i cocci prodotti da un’arma, il referendum sull'UE, con cui il centro destra britannico ha giocato per anni.

Con la maggioranza del popolo inglese a favore dell’uscita dalla UE, i conservatori britannici hanno mantenuto il governo del paese ma, con le dimissioni di Cameron, necessitano ora di un leader votato dal popolo che abbia un mandato forte per negoziare con le istituzioni europee.

Anche per questo motivo Theresa May, l’attuale primo ministro, ha chiesto ed ottenuto dal parlamento britannico l’indizione di nuove elezioni anticipate per il prossimo 8 Giugno. Forte dei sondaggi che danno il partito conservatore di 20 punti avanti ai laburisti di Jeremy Corbyn, il primo ministro May spera di ottenere una maggioranza ancora più larga in parlamento. Più seggi parlamentari significa infatti far digerire con più facilità eventuali accordi indigesti al parlamento ed al popolo inglese.

Queste nuove elezioni inglesi non faranno altro però che allungare le tempistiche per la definizione di un accordo, ma soprattutto esaspereranno i rapporti tra UE e governo UK.

Linee Guida del Consiglio Europeo

Se infatti Theresa May ha tutto l’interesse di interpretare la parte del politico tutto d’un pezzo che non regalerà nulla a noi continentali europei, anche le istituzioni europee hanno i loro interessi.

Sabato 29 Aprile scorso il Consiglio Europeo, dove siedono i capi di governo dei 27 paesi membri della UE, ha approvato all’unanimità le linee guida con cui i rappresentanti dell’Unione Europea dovranno definire gli accordi di uscita col Regno Unito.

Secondo i capi di governo, prima dovranno essere definite le modalità del divorzio e solo in un secondo momento si potrà decidere dei contenuti. In sostanza, prima di fare l’accordo si devono decidere le regole per scriverlo.

La questione che sembra stare più a cuore ai rappresentanti europei è il destino dei cittadini UE che vivono in Gran Bretagna. Il Consiglio Europeo propone di dare a questi la residenza a vita se residenti da almeno 5 anni.

Dopo i diritti dei cittadini europei vengono però i soldi, quelli legati agli impegni finanziari e di spesa presi dal governo britannico fino alla sua permanenza nella UE. Si parla di circa 60 miliardi di euro che, dal punto di vista delle istituzioni UE, dovranno comunque essere onorati anche a Brexit avvenuta.

Altro punto di centrale importanza è il mercato unico. Il Consiglio Europeo non intende permettere al Regno Unito di godere del mercato unico europeo senza accettarne anche i lati meno attraenti, almeno agli occhi dei pro-Brexit.

Priorità diverse

Per il Regno Unito è fondamentale che la City, il cuore finanziario degli UK, abbia libero accesso al mercato europeo. Se infatti la libera circolazione di merci, servizi e capitali fa gola alle istituzioni ed all’economia britanniche, la libera circolazione delle persone va a cozzare con una delle più forti motivazioni dietro la Brexit.

Commentando le linee guida dettate dal Consiglio Europeo, il primo ministro inglese Theresa May ha ribadito invece le priorità del Regno Unito: libero mercato senza dazi, fine della giurisdizione delle Corti europee e fine della libera circolazione dei migranti.

Un muro contro muro quindi, dettato da una parte dalle elezioni inglesi che costringono la May a non concedere nulla, e dall’altra dal Consiglio Europeo. Questo infatti si trova per la prima volta nella condizione di dover gestire la fuoriuscita di un paese dall’UE  e non vuole di certo rendere questo processo troppo semplice ed indolore per la Gran Bretagna. Un’Unione Europea forte e decisa con il Regno Unito potrebbe scoraggiare altri paesi da lasciare il patto europeo.

Di nuovo, la vita di centinaia di migliaia di persone, lavoratori, aziende ed imprese dipende da un gioco delle parti drogato da interessi e calcoli politici. Nella speranza di vedere accordi che facciano realmente il bene dei popoli inglese ed europeo, godiamoci questi altri 2 anni di Europa a 28 che ci rimangono.

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