"I conti con la storia" di Paolo Mieli - che scrive libri come noi scriviamo i nostri articoli

[La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Dal diario di Virginia Belli

Dopo la coscienza di Zeno pare che tocchi a me. La dottoressa M. mi ha davvero consigliato di cominciare a tenere una qualche specie di diario e quindi eccoci, capitolo uno. Che strano far scorrere la penna e vedere parole che si formano, le proprie parole, i propri pensieri. Mi sento già inibita come non dovrei essere, scrivo diversamente da come parlo, censuro qualcosa – forse molto – di quello che penso. E soprattutto non so cosa scrivere, come ho detto alla M.
Lei mi ha consigliato di iniziare dal registrare le mie impressioni su quello che leggo, visto che pare essere diventata la mia attività preferita. Quindi, anche se mi sento scema, cominciamo. Questa settimana c’è stato un grande ritorno [...]

Paolo Mieli ha qualcosa in comune con noi di Nastorix: affermazione che sembrerà assurda a più di qualcuno ma che ha un suo senso. Qui a Nastorix serviamo chupiti, piccole ma intense dosi di informazione mettendo impegno nello miscelarla per farvi incuriosire e approfondire  - e anche presi da soli poi, possono lasciare soddisfatti, se lo si desidera.

Ecco, i libri di Paolo Mieli per gli appassionati di storia sono così. Sono una raccolta di storie sulla Storia, scelti e ordinati di volta in volta, di volume in volume secondo il criterio scelto dall’autore, il filo rosso che li lega tutti insieme e che fa passare il messaggio che Mieli vuole dare.

Nel caso de I conti con la storia, edito da Rizzoli nel 2013, il giornalista e storico italiano si dedica ancora ad uno dei compiti che è chiaro lo soddisfano di più: la rilettura del passato. Attenzione e niente paura, nessuna negazione dell’Olocausto o degli allunaggi o altre scemenze qui. Al contrario, un occhio sempre nuovo – e sempre ben documentato – sulla storia.

Siamo stati abituati a studiare la storia sui manuali scolastici – con tutte le limitazioni poi che un anno scolastico porta inevitabilmente con sé: nel mio caso per esempio non si è mai andati oltre lo studio della Seconda Guerra Mondiale – e poi fermarci lì, nella sicurezza di aver appreso perlomeno a grandi linee quello che c’era da apprendere. Al massimo, pensiamo, ci saremo persi qualche futilità.

Poi arriva Paolo Mieli e ci racconta come siano stati scritti già un bel mucchio di testi autorevoli (le sue bibliografie sono sempre lunghe, articolate e interessanti di per sé) su come Lutero non volesse esattamente quel genere di rivoluzione religiosa lì, che l’Italia di Badoglio era molto meno compatta e unita contro il nemico di quanto si pensi, addirittura che Primo Levi aveva delle persone sulla coscienza prima di venire arrestato e deportato. E questi sono solo esempi.

Mieli non perde mai occasione di ribadire il suo convincimento: nello studio della storia dividiamo sempre buoni e cattivi, vincitori e vinti, epoche di luce ed epoche di oscurità, per poi metterci a guardare meglio e scoprire dettagli che non negano necessariamente ma che modificano (e a volte fanno crollare) interi sistemi. Ribadisce soprattutto come questa operazione non sia solo auspicabile o un diletto personale, ma il reale lavoro della storico, un impegno doveroso.

Che oltretutto regala ritratti molto più autentici, in quanto si sta parlando di uomini, esseri umani, che non rispondono mai, per ragioni fisiologiche, a un unico archetipo per ciascuno come in certe favole.

Un altro chiaro intento di Mieli è l’innamoramento. Le sue storie si leggono come romanzi brevi, spaccati su un certo periodo o una certa figura storica. Tutti accendono interesse e tutti lasciano la sensazione di volerne sapere di più – e qui si torna all’utilità e alla precisione della bibliografia. In un intervista di Corrado Augias dichiara placidamente come “tutto ciò che riavvicina le persone alla conoscenza noi dobbiamo considerarlo il benvenuto”, stando sempre diffidenti “verso le deificazioni dei personaggi del passato”.

Io le somiglianze con Nastorix ce le vedo. E voi?

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