Così si perde la guerra del tempo - Mini recensione (SPOILER FREE)

This is how you lose the time war è un romanzo estremamente particolare, pubblicato per la prima volta nel 2019. Scritto a quattro mani da Amal el-Mohtar e Max Gladstone, ha vinto praticamente tutti i premi a cui poteva aspirare. Si è portato a casa il BSFA Award come Best Shorter Fiction, il Nebula Award for Best Novella e il premio Hugo Award for Best Novella. Insomma, tutto quello che poteva vincere lo ha vinto. 

Bene, tramite Mondadori, il 3 novembre arriverà in Italia tradotto da Simona Spano. Grazie a Oscar Vault l'ho potuto leggere in anteprima e ve lo voglio recensire in modo che non vi perdiate questo gioiellino.

TRAMA

Abbiamo due protagoniste: Rossa e Blu. La trama è ambientata in un futuro in cui l'universo è allo sbando, dilaniato da una guerra intergalattica tra l'Agenzia, di cui fa parte Rossa, e il Giardino, di cui fa parte Blu. Questa guerra viene combattuta attraverso lo spazio ma anche attraverso il tempo. Quest'ultimo viene concepito come una treccia costituita da diverse ciocche. Viaggiando nel tempo e modificando le ciocche nel passato si possono ottenere effetti sorprendenti nel futuro. Il concetto si rifà all'effetto farfalla presente nella teoria del caos: l'idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. Sia Rossa che Blu sono le migliori nel loro campo: viaggiano continuamente avanti e indietro lungo la treccia modificandone alcune ciocche, nel tentativo di ottenere gli effetti desiderati nel futuro e vincere la guerra. Impediscono che nascano determinate persone, che vengano fatte determinate scoperte, che alcune persone si incontrino e si sposino e così via, mettendosi reciprocamente i bastoni tra le ruote. Ben presto tra le due nasce una vera e propria competizione senza esclusione di colpi. Ad un certo punto Rossa trova una lettera con su scritto "Bruciare prima di leggere", lasciatale da Blu. Inizia così la strana corrispondenza tra le due agenti rivali. Ma quella che inizia come una serie di provocazioni e sfoggio di vittorie, diventa presto un gioco pericoloso, che sia Rossa sia Blu sono ben determinate a vincere. E così la sfida si trasforma in qualcosa di più. Qualcosa di epico. Qualcosa di romantico. Qualcosa che potrebbe cambiare il passato e il futuro e che potrebbe farle uccidere. Dopotutto sono agenti di fazioni avversarie nel bel mezzo di una guerra che nessuno vuole perdere.

CARATTERISTICHE PECULIARI

Le caratteristiche che rendono questo romanzo o racconto breve o come lo si voglia definire, peculiare sono molte.

Innanzitutto è stato classificato come fantascientifico quando in realtà la fantascienza permea soltanto lo sfondo. L'ambiente in cui si svolge la vicenda è fantascientifico, ma il focus del racconto di fatto è sui sentimenti delle due protagoniste. La guerra che imperversa nell'universo, lo spazio galattico, i viaggi nel tempo non sono che la cornice in cui si sviluppano i sentimenti di Rossa e Blu, i quali sono i veri protagonisti del racconto.

Un'altra caratteristica peculiare è che si tratta di un romanzo epistolare. Nonostante ci siano diversi intermezzi tra una lettera e l'altra in cui la narrazione è raccontata in terza persona, la gran parte del volume è composta dalle lettere che le due agenti si scambiano. Di fatto quindi non siamo quasi mai a contatto con gli avvenimenti, ma leggiamo di come Rossa e Blu li vivano e li percepiscano: leggiamo non i fatti, ma le loro interpretazioni o, meglio ancora, le emozioni e i sentimenti che attraversano le protagoniste e che reciprocamente si raccontano. Di conseguenza la guerra rimane sullo sfondo e non diventa mai l'argomento principale della vicenda.

Lo stile di scrittura è sicuramente da annoverare tra le caratteristiche peculiari di questo racconto. La prima cosa che ho pensato dopo aver letto le prime pagine è stata: "Ma quanto è poetico il loro modo di scrivere?". Sono subito andato a leggere la biografia dell'autore e dell'autrice e ho scoperto che Amal el-Mohtar è anche poetessa.

La narrazione è completamente scevra di descrizioni canoniche a favore di un numero altissimo di metafore e figure retoriche di qualsiasi genere che rendono il testo estremamente poetico. Attraverso gli incastri di parole, l'autore e l'autrice costruiscono immagini, ci fanno vedere colori, sentire profumi, toccare superfici: la lettura diventa un'esperienza a trecentosessanta gradi. Grazie ad un uso sapiente e non convenzionale delle parole e delle figure retoriche è impossibile non venir catturati dalla narrazione.

 

Vi porto qualche esempio tra i miei preferiti:

Tutti e due gli eserciti sono annientati. Due grandi imperi si sono infranti qui, ciascuno scogliera per lo scafo dell’altro.

La fame, Rossa – saziare una fame o alimentarla, sentire la fame come una fornace, percorrerne i bordi come denti – è una cosa che tu, personalmente, conosci?

Troviamo richiami filosofici e citazioni, come la seguente alla filosofia di Berkeley o quella dopo a Il piccolo principe:

Gli alberi cadono nella foresta e fanno rumore.

Essere sola in mezzo a una folla, sentire la solitudine e l’appartenenza, mettere una distanza tra ciò che vedo e ciò che sono.

Fino ad arrivare ad un passaggio che sembra essere un omaggio alla grande poetessa Mariangela Gualtieri:

Sono stata uccello e ramo. Sono stata ape e lupo. Sono stata etere che pervade il vuoto tra le stelle, incanalandone il respiro in reti di canzoni. Sono stata pesce e plancton e humus, e tutto questo è stato me.

Ne Le giovani parole la Gualtieri scriveva:

Sono stata una ragazza nel roseto
una ninfa. Quasi fantasma che stava
scomparendo
sono stata una ragazza di sedici anni
distesa. Ho attraversato il deserto
rapidamente, quasi volando,
una statua di pietra del Budda
dormiente, un Budda di cenere
sono stata. Una donna appesa.
Sono stata un uomo duro e forzuto.
Una eccentrica con un pesce in bocca
e poi il bambino dell’imperatore
del giardino orientale. Un albero
forse. Un topo. Un elefante
una lepre. Sono stata campo
di battaglia e una preghiera. Un papavero.
Un intero pianeta. Forse una stella
un lago. Acqua sono stata,
questo lo so. Sono stata acqua
e vento. Una pioggia su qualcosa
che ero stata tempo addietro.
Un giuramento. Un’attesa.
La corsa della gazzella. E proiettile
sono stata, freccia perfetta scagliata,
catacomba. Un credo – un lamento.
Un bastimento fra onde altissime.
Forse anche il mare.
E dunque – di cosa dovrei avere paura
adesso.

Come possiamo vedere la struttura è la stessa ed è lo stesso il significato che pervade entrambe le composizioni. La paura lascia lo spazio allo slancio, la morte non costituisce più il peggiore dei mali, la guerra perde la sua importanza a favore di un bene superiore al quale può essere sacrificato tutto il resto.

CONCLUSIONI

Così si perde la guerra del tempo è un libro innovativo, fresco, audace, ma sicuramente non piacerà a tutti.

La trama non è ricca di avvenimenti né di colpi di scena, se non uno finale. Nonostante questo la fantasia degli autori è travolgente e i modi che hanno Rossa e Blu per comunicare senza farsi scoprire dai rispettivi schieramenti sono a dir poco geniali.

I viaggi nel tempo e l'effetto farfalla contribuiscono a dare quel tocco di fantascienza necessaria a rendere nuova e avvincente una storia d'amore altrimenti simile a troppe altre narrazioni.

Lo stile è ciò che sicuramente si discosta di più da quello canonico utilizzato nei romanzi di fantascienza. Tuttavia è proprio questo stile che io ritengo essere il punto forte del libro. Così si perde la guerra del tempo non è uno di quei libri in cui tutti i pezzi del puzzle vanno al loro posto. Alcuni passaggi sono confusi, non è chiaro cosa succeda. Non ci viene spiegato tutto e non si trova una soluzione a tutto. Tuttavia sono dell'idea che, così come quando si legge una poesia non sia necessario comprenderla appieno per apprezzarla e per provare emozioni, così leggendo questo romanzo dobbiamo godere del lessico, dello stile e delle immagini che ci vengono fornite senza rovinare la fruizione chiedendoci continuamente il perché delle cose. La lettura di questo libro è un'esperienza più emotiva che razionale, più di pancia che di testa, e così va affrontata: leggerlo per il piacere di leggere una cosa bella (lo consiglio soprattutto a chi ha apprezzato lo stile di Erin Morgenstern ne Il mare senza stelle).

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