Date un premio a Thimbleweed Park

Quando racconto di videogame spesso succede che parlo di titoli tripla A, magari fatti da colossi del mercato videoludico e, per quanto riguarda prodotti degli ultimi anni, con un valore grafico davvero alto. Ma può capitare che anche in questo mondo ci troviamo davanti a storie romantiche e nostalgiche, magari non per la trama del gioco di per se, ma per come è stato creato. Questo è il caso di Thimbleweed Park.
Thimbleweed Park è un'avventura grafica uscita nel marzo 2017
, ideata e creata da Ron Gilbert, se questo nome non vi dice niente andate a ripescare Monkey Island o altri titoli della Lucas Arts, che hanno fatto letteralmente la storia di questo genere tra gli anni 80 e 90. Ron Gilbert insieme a Gary Winnick (anche lui legato a titoli come Loom e Indiana Jones) decidono di intraprendere una strada coraggiosa, ovvero una campagna Kickstarter per creare un gioco dall'estetica "tremendamente" retrò, e non solo per l'aspetto ma anche per il genere, appunto l'ormai dimenticata avventura grafica. Il budget da raggiungere era di 375.000$ il tutto pubblicizzato con un video che presentava alcuni frame del gioco. 

Anche se la raccolta fondi va a buon fine, incassando quasi il doppio del budget prestabilito, il video riesce a spaccare in due il pubblico: da un lato abbiamo l'entusiasmo per un titolo creato da uno dei geni dei videogiochi, dall'altro la critica si fa sentire a causa dell'estetica così antiquata. Ma stiamo pur sempre parlando Ron Gilbert, e infatti il prodotto finale non assomiglia quasi per niente a quello presentato nel video, ma ne mantiene le caratteristiche principali. Mi spiego meglio, Thimbleweed Park è si fatto in pixel art, con la barra dei comandi prestabilita all'interno del gioco, ma a livello visivo c'è una minuziosa ricerca grafica ed estetica; infatti per quanto a prima vista siamo catapultati nella fine degli anni 80 (guarda  caso anche la storia del gioco è ambientata in quel periodo) dall'altro possiamo trovare musiche e scenografie curate fino al più piccolo dettaglio (o pixel), come l'erba mossa dal vento, le onde che si muovono nel fiumiciattolo e molto altro. Insomma una vera goduria per gli occhi.

Ma parliamo della trama. In una piccolissima cittadina un misterioso omicidio mobilita due agenti federali,  Ray e Reyes, uno giovane e ingenuo e l'altra cinica ed esperta (con una forte somiglianza con i protagonisti di X files). Dall'altra parte della città Delores, nipote del magnate dei cuscini, cerca di entrare a far parte della MMucas Flem (l'avete capita?) deludendo così lo zio Chuck che vorrebbe che prendesse le redini dell'azienda di famiglia. Sempre in questa città un altro personaggio strano farà parte della nostra trama, ovvero Ransome il clown, scurrile, sboccato e terribilmente anzi f*****mente esilarante, i cui dialoghi sono contraddistinti da censure "bippate". Questi quattro personaggi, più un altro che non ho citato per evitare spoiler, sono quelli che potremmo utilizzare per risolvere il caso.

Ovviamente il gioco si muove in scenari e situazioni paradossali, pieni di riferimenti e citazioni agli anni 80, ma la cosa che davvero ci terrà attaccati allo schermo è quella continua sensazione che tutti abbiano qualcosa da nascondere, sia gli NPC che i nostri eroi. Gli enigmi sono ben congegnati, e dobbiamo usare in maniera intelligente i vari personaggi perché faranno o eviteranno di fare determinate azioni rispetto al loro carattere e alle loro capacità; oltretutto in questo gioco ci è permesso di raccogliere praticamente ogni cosa, che sia utile oppure no (penso che questo sia uno scherzo verso i cliccatori compulsivi).

Ci sarebbe davvero tanto da raccontare su questo titolo, ma basta un niente per rovinarvi la sorpresa. Posso assicurarvi che è duraturo, senza barare vi prenderà tranquillamente almeno 20h. Tirando le somme Thimbleweed Park è un gioco volutamente retrò, ma terribilmente contemporaneo. Una vera macchina del tempo che riuscirà a dare nuovo vigore a un genere che pensavamo defunto. Sono convinto che la scelta di Ron Gilbert di farsi finanziare dai fan e non da case produttrici sia stato proprio perché non avrebbe accettato compromessi con questa sua opera, che è in tutto e per tutto un diamante nel panorama videoludico.

Ghiro

Quand’ero piccolo i miei genitori hanno cambiato casa una decina di volte. Ma io sono sempre riuscito a trovarli!

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