David il ginecologo: l'estrazione della forma

“Mi scusi, ma dov’è finito il dottore?”
“Oh, non si preoccupi signora, oggi lo sostituisco io”
“Quel camicie rosso non è molto rilassante, lo sa? E comunque lei sarebbe?”
“David Cronenberg, molto piacere. Sono appena arrivato…in quanto al camicie…beh, non sono io a scegliere le divise signora”
“Non so se mi sento molto a mio agio a farmi visitare da un altro ginecologo, ero reticente già prima nel farmi vedere nuda“
“Non si preoccupi signora, sarò molto discreto, glielo prometto. Ci vorrà poco…e adesso mi dica…leggo dalla sua cartella che sente un rigonfiamento all’altezza del collo dell’utero, è corretto?”
“Mmm…sì, sento dolore, è come se ci fosse un’escrescenza, una deformazione…”
“Quando è successo? Da quanto lo sente? Ha avuto rapporti recentemente?”
“Senta dottore io ho paura di aver contratto qualcosa. Glielo dico…la prego, facciamo in fretta.”
“Non penso ci sia da preoccuparsi, è normale alla sua età sviluppare qualche ciste”
“Ma io ho paura”
“Paura di cosa signora?”
“Che sia grave… mi fa sentire imperfetta…e io ho così tanta paura delle radiazioni. Ho anche smesso di tenere il computer sulle ginocchia, i telefoni in tasca. Ho fatto di tutto per toccarli il meno possibile. Tutti i nostri elettrodomestici, persino le porte, funzionano a controllo vocale. Sono programmate per aprirsi al nome di mio marito”
“Mi permetta una battuta signora, ma ad un elettrodomestico si addice di più il nome di una donna”
“È una delle poche cose che mi tiene ancora legata a mio marito”
“Periodo di crisi?”
“Oh, no, oh, cioè, non…mio marito è scomparso da qualche anno. Faceva il croupier di blackjack su una nave da crociera… è partito per due mesi… e poi un incidente…guasti…cose così…non era tra i superstiti”
“Sono molto dispiaciuto signora, deduco che non abbiate avuto rapporti…scusi non volevo essere ironico”
“No, certo, certo…non ho rapporti da molto tempo, vede…con intorno mia figlia…”
“Non c’è bisogno che mi dia spiegazioni signora, questa è una visita ginecologica, non sono uno psicologo”
“ Certo, certo, questo è solo per dirle che, no, ok. Non ho rapporti da molto, molto tempo”
“Ok, allora procedo…potremmo scoprire qualcosa di affascinante in questa sua deformazione”
“Affascinante?”
“Sì, sì, affascinante…””
“Lei è molto strano, lo sa?”
“Semplicemente mi piace il mio lavoro. Escluderei la massa tumorale comunque, se le può essere di sollievo”
“Mi scusi, ma quello che ha in mano cos’è?”
“È un divaricatore signora, di mia personale progettazione”
“lo tenga lontano da me. Cos’è quella cosa!? Cos’è quella punta metallica?
“Lasci fare signora. Lasci fare. E’ il frutto di anni di studio, una tesi di dottorato…”
“No, la prego. Ahi, fa male”
“Mi scusi, abbia pazienza, adesso entro un po’di più, piano…vede, l’ho progettato io stesso, divarica e penetra con la sua punta. Io la esamino e lui…adesso lo aziono…ecco…entra…”
“Cosa succede? Si sta muovendo! Si muove! Brucia”
“Stia calma signora, si muove e calcola l’infiammazione…vede, è collegato al monitor, segnala il grado di infiammazione e localizza l’area”
“Ah, fa male. Ah! ah!"
“Resista, sta calcolando il diametro della protuberanza”
“Ah! Ah!“
“Entrerò più in profondità signora, mi scusi”
“Ah! Ah!”
“Sì, c’è qualcosa di strano. Qui c’è qualcosa”
“Ah! Cosa intende dottore? Mi fa preoccupare”
“Lei non ha veramente più avuto rapporti? Con nessun uomo?”
“No, glielo giuro”
“Si masturba signora? C’è qualche pratica di cui dovrei essere a conoscenza?”
“Ah…”
“Signora, è necessario che mi risponda”
“…no…io, voglio restare fedele a mio marito, anche se sa, sono sempre sola”
“Non sono qui per giudicarla, ma per aiutarla. Lei si masturba?”
“Come scusi?”
“Come lo fa? Lei si tocca?”
“Io beh…ah”
“Provi a non contrarre l’addome”
“E’ successo, una volta…come lo fanno tutte, suppongo, almeno all’inizio…ma è stato diverso, è stato quando ho visto quei cadaveri alla televisione…o meglio, non lo erano ancora, non so cosa fosse successo…quello che succede sempre, immagino…erano su lettini sintetici…attaccati a respiratori…li stavano operando lì, sul posto…lo stavano facendo in diretta…e vede…mi sono sentita male…penso che avrei potuto esserci io, e quelle macchine li tenevano in vita…ed era macabro…e narcisista. E ho sentito per la prima volta la mia carne…la mia vera carne…e non volevo morire…”
“Cosa?”
“Quel giorno ho mandato mia figlia da sua nonna, sono entrata in bagno e iniziato a toccarmi, al buio. Ma subito ho sentito l’impulso di guardarmi, di vedermi godere…ho sentito come…ho acceso la luce ed è stato come se gli oggetti avessero iniziato a parlarmi. I faretti davanti allo specchio davano un’altra forma al mio corpo. Una forma che non avevo mai visto. La mia solitudine li stimolava. Forse ero solo eccitata. Forse ero solo depressa, non lo so. So solo che il mio corpo… mi sono mossa automaticamente. Mi sentivo fatta della stessa materia di cui sono fatti gli oggetti. Ho sentito la loro immortalità. La loro capacità di trasformazione, di vivere perenni nel mondo, sotto forma di qualcosa di altro. Li ho sentiti come una propaggine…o forse ero io la loro, di propaggine. Ho toccato lo specchio, la mensola, le maniglie. Mi sono strofinata contro la porta. Ad un tratto, è come se la doccia mi avesse sussurrato all’orecchio. Mi sono infilata nella vasca, senz’acqua. Ho pronunciato il suo nome. Alberigo. E l’acqua ha iniziato a scorrere. Avevo letto come funzionava…Ho staccato il filtro, e mi sono inserita il doccino in mezzo alle gambe. Per qualche secondo il piacere è salito, ma non mi sentivo pura, non come avrei immaginato, ma poi ho capito che la purezza non me l’avrebbe data l’acqua…quanto la forma…avevo bisogno della forma come avevo bisogno dell’aria, dell’acqua, del cibo…volevo essere modellata, diventare forma completa…ho spento il rubinetto…e ho infilato il doccino ancora più a fondo…ah...fa male…l’ho fatto come fa lei, in questo momento”
“Deve aver localizzato qualcosa…”
“E lo sentivo arrugginirsi dentro di me, penetrare tra le labbra, fino in fondo, e ha fatto male… ma non avevo la capacità di smettere… sentivo la mia vagina come autoreferenziale…e ho cominciato a perdere sangue…grumi di sangue…ma il doccino saliva dentro e fuori da me e poi dentro e dentro, e il sangue entrava e usciva dal doccino, come farebbe l’acqua…usciva e rientrava dentro di me”
“Qualcosa si muove”
“E paradossalmente ho sentito la necessità di leccare la vasca, il metallo dei pomelli, rubare un po’ della loro immortalità, ingoiarla fin nel profondo, ingoiare tutto ciò che mi sopravvivrà. Mordere, leccare, succhiare la materia… confondermi con ciò che è perfetto…con ciò che è…a questo pensavo mentre raggiungevo l’orgasmo e toglievo il rubinetto da dentro di me… pensavo ad assumere la forma e crearne di nuova. Distruggerla e ricompattarla. Dare la vita a qualcosa di bello e sincero ”
“Qui dentro c’è un verme signora…ed è anche bello grosso”
“Un verme?”
“Mi faccia prendere una telecamera…poi potremo estrarlo”
“Me lo lasci…la prego…voglio che resti con me, gli lasci la vita”
“Nessuno ha parlato di ucciderlo signora. Voglio solo estrarlo. Estrarlo e mostrarlo”

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