"Dio di Illusioni" di Donna Tartt

Pochi generi letterari mi sono cari quanto i gialli. Devo ammettere che, pur essendo una lettrice piuttosto eclettica, quando mi trovo in libreria spesso è lo scaffale dei misteri quello che mi attira di più. Poco importa se alle volte non si tratta di capolavori ma semplicemente di letteratura di evasione, l’importante è che ci sia un omicidio e qualcuno che lo deve risolvere. Sarà un retaggio della mia infanzia, quando sul comodino di mia madre non mancava mai un thriller, libri che nei momenti di astinenza da lettura ho ovviamente recuperato.
Per quanto ritengo ci siano delle opere molto valide di Michael Connelly o Patricia Cornwell, oggi vi parlerò di quello che definirei un giallo “sui generis”, “Dio di Illusioni” di Donna Tartt, celebre vincitrice del premio Pulitzer nel 2014, per un altro capolavoro che consiglio, “Il cardellino”. In questo caso però, si parla del suo romanzo d'esordio, pubblicato per la prima volta nel 1992, ma praticamente sconosciuto in Italia, prima della ripubblicazione in seguito al successo del “Cardellino”, momento in cui capitò tra le mani anche a me.

L’ho definito come un giallo “sui generis” perché siamo di fronte a quello che potremmo chiamare una detective story al contrario; sappiamo fin da subito infatti chi siano la vittima e i colpevoli, il vero mistero è il movente. Il narratore, Richard Papen, riflette sui suoi anni universitari, quando lasciò la California per un esclusivo college del Vermont, l’Hampden College (luogo fittizio ma molto simile al reale Bennington College, frequentato dall’autrice). Studente di Lettere Antiche, il giovane rimane ben presto affascinato da un piccolo gruppo di sei studenti che si riunisce intorno alla carismatica figura del professore di Studi Classici, Julian Morrow, che insegna appunto solo per un gruppo molto ristretto. Inizialmente escluso e per questo sempre più affascinato, Richard fa di tutto per entrare nel circolo; ci riuscirà, facendo colpo sugli altri membri aiutandoli a risolvere una difficile traduzione in greco antico. Una volta ammesso, Richard si troverà pienamente a suo agio in un gruppo di amanti dell’estetica e del bello, in contrasto con la realtà che tanto aveva sempre detestato. Ma l’idillio dura ben poco: presto i due leader del gruppo, il misterioso e sapiente Henry e il rozzo Bunny, si trovano in conflitto, al punto che il secondo viene sempre più escluso dagli altri. Il culto dell’antichità raggiunge il suo massimo quando i ragazzi iniziano ad organizzare delle vere e proprie celebrazioni dionisiache, una delle quali finisce in tragedia. Le minacce e i ricatti da parte di Bunny porteranno il gruppo ad una soluzione estrema.

Come avrete capito si tratta di molto di più di un semplice giallo; un romanzo dalle mille sfaccettature, con una scrittura molto particolare e atipica, con frasi lunghe e descrittive, tipica di tutte le opere di Donna Tartt, che potremmo definire neo-romantica. I richiami alla classicità sono ovviamente molto presenti, per non parlare dei riferimenti agli scritti di Nietzsche, come “La nascita della tragedia” o la sua teoria della contrapposizione tra Apollineo e Dionisiaco. Ovviamente, non mancano la suspense e il senso di attesa nel lettore, che assiste agli eventi raccontati dal narratore in presa diretta, e percepisce la discesa inevitabile dei protagonisti nell’ abisso che li porterà alla totale disintegrazione.

Un’opera in cui la ricerca del bello diventa una vera e propria ossessione; non potrà fare altro che intrigarvi.

Donna Tartt, Dio di Illusioni, Rizzoli, 2014
Donna Tartt, Il Cardellino, Rizzoli, 2014

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