Il disagio della libertà - Corrado Augias

Virginia aveva preso davvero sul serio quel progetto personale concordato assieme alla dottoressa M. Faceva lunghe liste di saggi e testi di divulgazione di ogni tipo, che poi consegnava ad Adriano che le accettava sospirando rassegnato. Non era quello il modo di curare un problema come quello di sua sorella, ne era convinto. Ma Virginia sembrava felice, e perlomeno vedeva di nuovo nei suoi occhi una certa luce di entusiasmo che mancava da quando aveva cominciato a vivere da reclusa.

Quel pomeriggio la ragazza era distesa sul divano un po’ sonnecchiante, come spesso le capitava. Si era però decisa a combattere quell’apatia, e lo avrebbe fatto applicando appunto il nuovo metodo.

I tomi più grossi in quel momento la intimidivano e rafforzavano il senso di sonnolenza, così aveva preso in mano un libretto piccolo e sottile, dal titolo intrigante, scritto da un autore che le piaceva sempre vedere ed ascoltare in televisione, con quella sua aria da nonno colto, saggio e pacato, che affrontava sempre con precisione la verità delle cose. Si era seduta con un grosso sorriso a leggere.

Dopo due ore, scagliava rabbiosa il libro contro il muro.

Il disagio della libertà – Perché agli italiani piace avere un padrone è un agile libretto del 2012 dove Corrado Augias, storico giornalista e conduttore televisivo, va giù pesante fin dalle prime pagine su un argomento che di suo è tutto fuorché leggero, come il titolo stesso non potrebbe indicare più chiaramente.

Una malattia che sembra tutta italiana, e che contagia in senso verticale tutti, dai vertici del potere fino ai famosi “ceti più bassi”: la visione distorta della Libertà e la sua applicazione che ci rende servi invece che liberi.

Augias riporta esempi che nella loro semplicità spiazzano: non rispettare i semafori o parcheggiare dove fa più comodo perché “tanto è questione di un minuto”, per poi allargarsi fino a comprendere il sistema politico che, l'autore dichiara senza tanti giri di parole, durante i quasi vent’anni di berlusconismo ha fatto esso stesso intendere al popolo italiano come non fosse poi questo grande problema rubacchiare di qua e fare piccoli (in apparenza) peccatucci di là, ma che anzi, fosse un espressione di libertà, di leggerezza, di modo dolce di vivere la vita, ingannando e così asservendo il popolo che rinuncia a una società corretta pur di non dover fare la fatica dell’esercizio del civismo, fatica che anzi viene ritenuta inutile o addirittura controproducente.

Il giudizio dell’autore su Silvio Berlusconi è ben definito e non lascia spazio ad equivoci, ma Augias non si ferma qui e va a portare grandi esempi di suoi “predecessori” nell’analisi al centro di questo breve ma intenso saggio (“la ricorrente propensione degli italiani a spogliarsi delle libertà civili delegandole in bianco a chi sia abbastanza rapace da appropriarsene”) ad indicare come questo “disagio” sia radicato nella storia intera d’Italia: da Gramsci a Manzoni a Carducci, a filosofi e psicologi stranieri.

Un’indagine appassionata, in un italiano corretto ed accorto, che “non fa prigionieri” e lascia quindi un senso di desolazione e di rabbia per la nostra condizione, ma anche, come avviene dopo aver preso consapevolezza di un problema, una seppur minima spinta ad agire almeno nel proprio piccolo per scoprire cosa sia davvero la libertà.

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