Disincanto: è arrivata la seconda parte

Perché non si tratta della seconda stagione, bensì di una seconda parte. Vista la mole di lavoro che serve per rendere l’animazione grafica di certi livelli la prima serie è stata divisa in due parti ed eccola dunque apparire su Netflix da venerdì scorso.

Per chi si fosse perso la prima, Disenchantment (o Disincanto per i non poliglotti) è il nuovo cartone di Matt Groening, il papà dei Simpson e Futurama. Seppur senta voci contrastanti su questa nuova creazione, a mio avviso è più che godibile. La storia, ambientata in un medioevo tempestato di fate, folletti e spiriti, narra le vicende di una principessa alcolista, un elfo un po’ ingenuo e un demone di basso rango. Tiabeanie, Elfo e Luci condurranno avventure all’interno (e fuori) le mura del regno di Dreamland. Zog, padre di Beanie, è il re di questa roccaforte e rappresenta le tipiche qualità di un sovrano: burbero, grasso e con la mania di trattare i propri sudditi come feccia. Non vi sto a dire come finiva la prima parte per evitare spoiler. Passiamo dunque a raccontare questa seconda uscita, facendomi scappare qua e là dei riferimenti che potrebbero sputtanarne la visione a chi ancora non l’ha visto (sto scherzando, ovviamente).

La genialità di questa serie risiede nell’ironia classica del buon vecchio Matt Groening: battute semi-leggere, umorismo perspicace e il macabro sarcasmo che piace tanto a chi non ha paura di ricevere denunce da parte di moralisti e perbenisti. I disegni pieni di particolari divertenti, come nell’immagine a fianco dove si vede una cena tra il re Zog e un ospite presente a corte e si può notare che c’è un tacchino ripieno di pesce, ripieno di anatra. Oppure una testa di montone con su un cappello a tuba. Altri particolari simili ne è piena la serie, come certi cartelli e manifesti recanti scritte davvero esilaranti. Ad esempio lo striscione affisso per la giornata del lavaggio (wash day), quel giorno dell’anno nel quale tutta la popolazione del regno è obbligata a lavarsi. Sotto viene riportato “la cosa più vicina ad una festività in questi tempi di magra”. Comunque riguardo a questa cosa del lavarsi una sola volta l’anno non vorrei che diventasse uno spunto nella vita reale, dato che oggigiorno sono tutti ecologisti e quindi potrebbe essere un ottimo modo per risparmiare acqua e salvare il pianeta. Concordo con il “verde”, discordo dal diventare me stesso di quel colore.

Tra le cose che più mi hanno fatto pisciare dal ridere metto senza ombra di dubbio la regina-lucertola Oona, seconda moglie del re Zog e nota consumatrice di sostanze stupefacenti non meglio definite. Epica è la scena dove lei si trova a capo di una nave pirata e, dopo aver ingurgitato “la droga”, si lega sulla prua per fare la polena. Non aggiungo troppi particolari perché rischierei di farmi scappare brutti spoiler.

Altro tema davvero epico è quando Elfo si trova davanti a Dio e tenta varie tecniche per andare all’inferno (letteralmente). La mossa con cui riesce a farsi spedire tra le fiamme è divertentissima ed inaspettata, soprattutto dopo che i primi tentativi (insulti, beffe e minacce) non hanno conseguito il risultato sperato. Comunque la parte stupenda è proprio quella del faccia a faccia nel quale il supremo Dio non si fa certo intimorire da banali bestemmie e schernimenti. E non la sto usando come scusante per il mio parlare grezzo, quanto per far notare il genio dietro queste scene.

Direi che siamo arrivati in fondo, dunque non vi lascio altro che le solite raccomandazioni di guardarvi questa serie fantastica, sia per il genere che per la forma. Consigliata a chiunque sia in grado di fare la polena su un vascello, gorgogliando strani versi dopo un trip di salvia.

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