Don Camillo, Peppone e la satira censurata di Giovannino Guareschi

Sta storia del referendum ci sta stancando, mentre annoiati giochiamo a carte da Lloyd. "Ho riaperto lo SpartaClub, non puoi tirarti indietro. Ormai dopo solo vittorie, c'è chi giura di farti il culo rompendoti le ossa ad una ad una". Perché l'alternativa deve essere spesso peggiore della cultura dominante? Forse perché nasce proprio in risposta della massa, una ribellione indotta che inevitabilmente diventa abominio. Dopo il forfait della Gradisca, le mafiosate nei miei confronti, l'arresto di Dick e le risse, ora come ora ringrazio di essere sano e salvo tra le ipotetiche braccia di Lara, che sono ormai tre mesi che è sparita chissà dove. "Vado in Polonia a ritirare la moto e torno", aveva detto. Peggio del marito che esce a comprarsi le sigarette. Ma nonostante tutto, chissà perché, sono un inguaribile romantico, perennemente innamorato, con la solidità spirituale disattesa forgiata da mille battaglie. "Lloyd, non costringermi a sparire. Non ho voglia di ste menate, per una volta che riesco a starmene tranquillo, lasciatemi stare" Di tutta risposta, con un astio mai sopito, spunta con un simpatico "Ormai sei solo, tutti ti hanno girato le spalle, dagli editori ai galleristi, dalle donne agli amici, tutto per questo tuo carattere orgoglioso e idealista fino al vomito. Sei un fallito, dimostra di avere almeno le palle" Gli uomini. Come se per avere le palle bastasse picchiarsi con qualcuno. Vorrei vedere chiunque altro, lui, al posto mio. "Dovresti aprire un ristorante, niente botte, niente discussioni inutili, niente rapporti con i finti intellettuali. Ti ci vedo mentre al centro sala, col tuo tipico piglio da stronzo, riecheggia il tuo ultimo sberleffo: i giornalisti mi consigliano di darmi all'agricoltura, gli agricoltori non mi vogliono, ho unito le due passioni e ho aperto un ristorante."

Dick sa sempre dove colpire, e Giovannino Guareschi in questo momento lo sento molto vicino.

Il nostro amico nasce a Fontanelle il 1 maggio del 1908 da una buona famiglia rurale, che gli permette di poter studiare e iscriversi all'università, dove però non riesce a laurearsi causa mancanza di soldi; però in questo periodo conosce l'amico Cesare Zavattini che tanto importante diverrà nella sua carriera. Infatti subito lo introduce alla "Gazzetta di Parma", poi qualche anno dopo, al termine del servizio militare, lo introduce alla rivista "Bertoldo" come illustratore satirico. Siamo negli anni trenta, in pieno regime fascista, eppure la satira esiste e funziona alla grande; ci sono ovviamente delle restrizioni governative a livello di termini da evitare e il Duce non si tocca, però con diversi escamotage si riesce comunque a ridere della classe dominante. Direte, bella satira. Sì, ma forse non sapete cosa succede dopo allo stesso Guareschi in piena Repubblica. Sta di fatto che il nostro Giovannino fa carriera all'interno del settimanale, che ormai ha un successo strepitoso di vendite.

La guerra esplode in tutta la sua violenza, con tutte le varie sfumature politico sociali che ne conseguono e che andranno a formare poi la democrazia, nata tra inciuci, giochini sporchi e accordi sottobanco; esempio lampante ne è la figura del buon Junio Valerio Borghese, che qualche anno dopo organizza e disfa un colpo di Stato. Ma lasciamo perdere le nefandezze della polemica e torniamo al nostro amico. In breve tempo inizia un calvario che piano piano lo debilita prima fisicamente e poi mentalmente. Il "Bertoldo" viene forzatamente chiuso in quanto bombardato, Giovannino viene estratto dalle macerie di casa sua, bombardata anche quella; poi un giorno viene a sapere della morte del fratello al fronte e una sera, in preda alla rabbia e ai fumi dell'alcol, comincia a gridare e imprecare per la strada contro il Duce, i gerarchi e tutto quel turbinio di fattacci che sconvolgono le persone per bene. Viene denunciato e portato via dai simpatici camiciati di nero che gli fanno bere addirittura candeggina, che ovviamente gli buca lo stomaco. E siamo solo all'inizio. Uscito dall'ospedale l'Italia firma l'armistizio e nasce però anche la Repubblica Sociale Italiana, che porterà scompenso politico a quelli come il nostro amico che, come quasi tutti i soldati, non disconosce la Corona e viene quindi internato in Polonia.

In questi due anni di prigionia dipinge, scrive e insieme ad altri prigionieri, organizza una resistenza culturale; organizzano corsi di tedesco, sfilate di moda, mostre, insomma, non si arrendono alla pena cerebrale. Sono però anni durissimi, basti pensare che quando viene internato pesa 89kg e quando esce ne pesa solo 54; a tal proposito, toccanti sono le sue parole. "Mi faccio la barba e vedo il mio teschio; non sapevo che anche le ossa potessero dimagrire".

Finita la guerra, l'aria che si respira non è delle migliori, l'omicidio politico e le rappresaglie sono all'ordine del giorno e contano migliaia di vittime, soprattutto nel tristemente celebre "Triangolo della morte". Noi italiani siamo così, approssimativi, conformisti e con la memoria di un pesce rosso; prima della guerra tutti fascisti, dopo tutti comunisti. Ma Giovannino è un fermente anticomunista, che vuole scongiurare il pericolo dello stalinismo in Italia e con la neonata rivista "Candido" da lui fondata, critica pesantemente la fazione comunista e socialista, denunciando anche gli omicidi politici. Con la nascita della Repubblica, sostiene la Democrazia Cristiana di De Gasperi alle elezioni, dove fanno storia i suoi manifesti "Dentro l'urna Stalin non ti vede, Dio sì!" La satira di Guareschi però non le manda a dire a nessuno, comunisti, ecclesiastici, democristiani ed erroneamente i famosi Trinariciuti vengono assurti come presa in giro dei compagni, ma in realtà lui combatte il potere; quando il libero arbitrio lascia carta bianca al partito, è la fine dell'uomo. La fine degli anni 40 però danno i natali anche alla famosa saga del "Mondo piccolo", che scrive una volta alla settimana per circa vent'anni: sono nati Don Camillo e Peppone. Il successo è planetario, venduto in milioni di copie, addirittura anche in versione clandestina in Russia. Naturalmente in Italia viene massacrato da tutti, da destra a sinistra, passando per il centro. È odiato, non accetta compromessi, si sente tradito e viene disprezzato. Togliatti, addirittura, ad un comizio grida "Ammazzatelo! Ammazzate Guareschi!". Riescono, per colpa della sua testardaggine, a incarcerarlo, e attualmente è il primo e unico giornalista italiano ad essere stato condannato e ad aver scontato la pena per diffamazione a mezzo stampa.

È all'apice della sua popolarità, i film di "Don Camillo e Peppone" sbancano i botteghini di tutto il mondo, mentre in Italia lo uccidono lentamente. Pensate che il PCI vieta ai propri tesserati di fare le comparse ai film sopra citati, che ribadisco, sono un successo planetario universalmente riconosciuto, ma non solo; a Reggio Emilia il PCI organizza addirittura un dibattito pubblico, dove il nostro amico va armato di pistola. Siamo tra l'altro in piena guerra fredda, vi rendete conto che clima intorno ad un uomo lasciato praticamente solo? Infatti, capoccione com'è, non scende a compromessi e si presenta lui davanti al carcere di Parma, un carcere stile medievale, durissimo quanto un campo di concentramento. Rimane rinchiuso per 409 giorni, ma in fin dei conti non si riprende mai, muore a 60 anni isolato dai nuovi democratici, artefici e carnefici della sua e di numerose altre morti di stato.

[Attenzione: La voce narrante di chupiti d'annata è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio della rubrica, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

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