Duckman: papero, detective, padre di famiglia ma soprattutto un completo fallimento

Una serie che in Italia non fece troppo successo, di cui ricordo i pochi episodi trasmessi che mi rimasero in testa per la loro strana comicità e al tempo stesso per l’inadeguatezza ad essere mostrata ad un pubblico minorile. Fortunatamente sono cresciuto, ho imparato l’inglese e ora posso pure godermi questo fantastico cartone americano pregno di umorismo, sia sottile che becero.

Duckman è un detective privato che ha tutti i peggiori difetti del mondo: fuma, beve, non paga le tasse, ha dei figli a carico che a malapena conosce, pensa solo al sesso e a se stesso. Sì, so che pensare solo al sesso non è un difetto, ma il solo pensarlo senza praticarlo porta la cosa sul lato negativo. Come lavoratore è oltretutto un fannullone e cerca in ogni modo di scansare ogni incarico gli venga proposto, seppur il suo collega Cornfed lo riesca quasi sempre a portare sulla retta via con qualche abile giocata. Tipo citare un congruo guadagno o il poter frugare nella biancheria intima di certe clienti con la scusa di trovare indizi utili al caso. Cornfed è un maiale in senso letterale. Ha abilità in ogni campo e per questo tutti lo adorano.

Adorabili sono anche i due assistenti dei detective, Fluffy e Uranus, due pupazzi di pezza con gli occhioni grossi e dolci, dotati di immortalità e una voce “pucciosa”. Lo sport preferito di Duckman sarà sempre quello di urlargli contro infamie e farli a pezzi in qualunque maniera possibile, spesso anche piuttosto stravagante, pur di chiudere loro la bocca.

Come uomo di casa (o farei meglio a dire “papero” di casa) Duckman ha sempre un grosso problema nel ricordarsi il nome di uno dei suoi figli siamesi, Charles e Mambo, e tende a non prestare mai troppa attenzione alle premure dell’adolescente Ajax, il quale ha un cervello talmente ridotto da riuscire a rimanere “bloccato” sulle scale mobili quando smettono di funzionare.

In loro soccorso subentra l’energica Bernice, la sorella della defunta moglie di Duckman, la quale possiede la stamina di 10 uomini e la voglia di pulire così a fondo che ho visto solo in mia madre. Tra Duckman e Bernice non esiste un rapporto di vero amore, anzi. I due amano punzecchiarsi e gridarsi contro, anche per via dei loro comportamenti discordanti. Ma forse soprattutto perché Duckman è un gran bell’ipocrita.

A concludere il quadro familiare troviamo Grand-Ma-Ma (letteralmente Non-Na-Nà), la madre in come di Bernice. Sempre seduta sulla poltrona ella emette un unico suono che le consente di far vedere ai suoi parenti di essere ancora viva. Indovinate da dove arriva quel suono.

Questa serie iniziata nel lontano 1994 e prodotta dalla Paramount ha avuto un rinomato successo oltreoceano grazie alla sua comicità, oltre al fatto di aver ricevuto anche diversi Emmy Award. L’umorismo ricalca la vita di tutti i giorni e, seppur a diversi anni di distanza, continua a intrattenere piacevolmente con quel sarcasmo tipico delle serie americane. Battute sul sistema scolastico tanto scadente da portare l’esercito negli istituti (i quali saranno felicissimi alla notizia di dover levare le tende), folle in protesta per qualunque cosa (Sean Connery vs Roger Moore, i favorevoli alla vita che minacciano di morte chi è contro di loro, quelli che vogliono il rotolo di carta igienica aperto verso la parete e quelli contro), messaggi televisivi che proteggono il pubblico per la presenza di linguaggio volgare e scurrile (dove viene citato il rating come scusa per trasmettere certe cose) e, ovviamente, tette. Per non parlare di stereotipi come le donne chiuse in casa in una società americana che rispecchia gli anni 60, la malnutrizione, le pubblicità subliminali che inducono a comprare di tutto, i programmi televisivi con sangue e sesso trasmessi ai ragazzini, le truffe e gli inganni di una società che pare proprio quella italiana. Da sempre, però.

Ogni episodio farà a sé, seppur ritroviamo alcuni elementi di collegamento lungo tutte le stagioni. Nemici ricorrenti e citazioni a vecchi episodi faranno da filo conduttore a una serie che tira fuori il peggio della nostra quotidianità.

Se riuscite a recuperare questa vecchia perla vi consiglio di dargli un’occhiata che merita un poco del vostro tempo. E poi come sigla iniziale usano una canzone di Frank Zappa. Mi pare una scusa stupida, lo so, ma è pur sempre una sigla migliore di qualunque cartone giapponese, visto che solitamente le loro intro fanno tutte cagare.

Ah giusto, poi ci sono mega tette, ve l'avevo accennato?

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