Due backpacker a nozze

E così, senza nemmeno sapere come, ci ritroviamo a Nagpur (io e un fotografo canadese con cui ho condiviso parte del viaggio) per partecipare ad un matrimonio indiano.

Premetto che non si può propriamente generalizzare, il ragazzo che ci ha fatto imbucare ci ha spiegato che ogni regione ha usi e costumi completamente diversi, ma come al solito le mie aspettative sono state presto disilluse.

Io mi aspettavo sposi a dorso di elefante entrare in scena tra squilli di trombe, con abiti degni dei principi d’oriente che le fiabe ci raccontano e luculliani banchetti.

Nulla di più falso!

Niente elefanti (delusione atroce), nessun abito sfarzoso, ma molti, moltissimi fiori e un banchetto sì sostanzioso, ma ben lontano da ciò che Hollywood potrebbe mostrare sul grande schermo.

Ammetto che è stata comunque un’esperienza unica: danze folli si sono alternate a cerimonie interminabili, scenograficamente molto interessanti ma difficili da digerire per la durata biblica; la cena poi ci è stata servita su delle foglie di banana e qui ci hanno “costretto” a mangiarla con le mani, secondo le tradizioni, qualcosa che non capita tutti i giorni anche perchè sono parecchio affezionato alle posate!

Purtroppo non abbiamo potuto assistere a tutto il programma essendo spalmato su più giorni (credo tra i 5 e i 7) e in città differenti, quindi ci siamo accontentati di questi due, assolutamente fuori dal comune.

Nagpur non ha assolutamente nulla da offrire se non la curiosa caratteristica di essere l’esatto centro geografico dell’India, quindi non c’è motivo di spendere un solo secondo in più qui.

Hyderabad è una tappa necessaria ma non del tutto voluta, ma il viaggio verso Goa va spezzato in più riprese per evitare eccessivi stress (che comunque non ci vengono risparmiati) e quindi decido di accamparmi nel cuore musulmano del paese; qui i templi indù cedono il passo alle moschee, le quali sono solite (ahimè) diffondere la preghiera mattutina tramite altoparlanti, con buona pace di chi vorrebbe tanto dormire, ma che invece deve sorbirsi la parola di Maometto alle prime luci dell’alba.

Oltre al grande caos tipico delle grandi città, gli odori talvolta rivoltanti, la grande sporcizia e le mucche onnipresenti, non c’e molto altro da vedere, quindi proseguo verso Hampi.

Mai avrei creduto che una città potesse stupirmi di più di questa.

Sono arrivato senza la minima pretesa e ho trovato davanti ai miei occhi una perla di cultura e tradizioni incastonata in mezzo ad un deserto roccioso, uno scorcio di una rara, magnifica bellezza; inoltre, cumuli di rocce gigantesche concorrono per creare delle montagne tutto intorno alla valle, da cui si possono ammirare alcune delle albe e dei tramonti più belli che i miei occhi hanno avuto la fortuna di vedere fino ad ora!

Se chiunque di voi che sta leggendo queste parole decidesse di recarsi in India, è caldamente consigliato di includere questa meraviglia tra le sue tappe, pena la perdita di uno dei più grandi spettacoli che questo paese ha da offrire.

Non tutto è oro quello che luccica, e a causa di un recente intervento dell'UNESCO, la maggior parte delle strutture sono state distrutte per preservare le aree storiche, quindi non vi sono molti servizi disponibili; i tuktukari inoltre raggiungono livelli di insistenza difficili da tollerare, e i locali tendono un po’ troppo spesso di accaparrare soldi tramite sovraprezzi e piccole truffe; nulla di problematico se lo si sa gestire, ma sempre meglio saperlo in anticipo.

Purtroppo qui non c’è nulla che meriti più di 3/4 giorni, quindi è tempo di affrontare l’ennesimo schifosissimo sleeping bus per andare verso nord; Gokarna e la costa ovest distano solo una notte insonne.

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