Dumas padre e figlio, o nipote

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Come promesso, di seguito il secondo capitolo legato ai Dumas (l'articolo sul "Diavolo Nero" lo trovate qui). Come abbiamo visto, il Generale Dumas muore povero e inerme, dopo una folgorante quanto breve carriera militare, quando il figlio Alexandre ha circa tre anni. Ed è proprio lui, il "nuovo" Alexandre, il protagonista di questa puntata; attraverso il figlio, infatti, anche il nome e la vita del generale risplendono di un nuovo lustro, facendo del soprannome di una schiava nera un vero e proprio marchio di famiglia; non dimentichiamoci infatti di Dumas figlio, ma di lui parlerò tra un paio di righe.

Alexandre Dumas padre nasce nel 1802 a Villers Cotterets, e nonostante non risulta esser gradito dai palati più fini, non solo dell’epoca, viene considerato il padre del romanzo storico e maestro del teatro romantico. La sua formazione è praticamente quella di un autodidatta, il che rende la sua prosa libera da schemi predefiniti e la sua fantasia trae giovamento da questa sua libertà, tanto da riscuotere subito successo con la sua prima opera teatrale, nonché il primo dramma storico in prosa: Enrico III e la sua corte. La sua passione è il romanzo storico, dove si cimenta con successo, affiancato da un altro scrittore, Auguste Marquel. Il suo stile, singolare per l’epoca, viene apprezzato dal pubblico e diventa uno dei maggiori esponenti del romanzo d’appendice, che però non gode di buona fama, tanto da non essere considerato neanche un genere; ma, come detto, il pubblico apprezza le sue storie affascinanti, con trame ricche e fantasiose, e lo scrittore si consacra con I tre moschettieri e Il conte di Montecristo. Di pari passo con il successo, lievitano i guadagni, e Alexandre si gode i frutti del suo lavoro, ed anche di più, vivendo una vita di eccessi, viaggi e stravaganze. Si fa costruire il “Castello di Montecristo”, un mix di gusti ed epoche diverse (dal rinascimento al barocco), inaugura il "Theatre Historique”, che però dura solo tre anni e poi fallisce. Sostenitore di Garibaldi, anche economicamente, scrive I garibaldini, dove narra la battaglia di Calatafimi che visse in prima persona. Muore il 5 dicembre del 1870 a Puys, a casa di suo figlio dove si era trasferito negli ultimi anni. Già, il figlio, anche lui Alexandre, anche lui scrittore. Nasce a Parigi nel 1824, ma viene riconosciuto dai genitori solo qualche anno dopo, infatti vive in collegio, che abbandona a 17 anni.

Come il padre, è uno scrittore talentuoso e brillante. Vive il suo successo in contrapposizione con i suoi detrattori, che lo vedono come un volgare e scandaloso scrittore di terz’ordine; questo “odio” viene scatenato dalle sue abitudini molto simili a quelle del padre, e dalla sua denuncia critica su temi ancora tabù, quali l’adulterio, il divorzio e la posizione della donna in generale. Il suo romanzo di grande successo, La signora delle camelie, è ispirato a Marie Duplessis, con la quale ha avuto una relazione e che muore nel 1847. Viene considerato il padre del teatro realista, e le sue opere più note sono Le Fils naturel e Un père prodigue.

Insomma, a partire da un figlio illegittimo, che prende il nome della madre schiava di un nobile francese, il fato ci ha regalato tre personaggi di uno spessore fuori dal comune, la cui ricchezza artistica vive ancora oggi attraverso gli autori che si ispirano alle opere dei due Alexandre.

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