ECMC 2017 Wien - reportage parte terza

A causa della quantità degli eventi proposti durante gli ECMC, faccio fatica a ricordare quando accaddero alcune cose. Approfitto di questo ultimo capitolo dedicato a Vienna per raccontare tutto quello che ho dimenticato.

Nonostante gli eventi fossero concentrati all’interno del quartier generale, qualche fuga nel mondo esterno fu d’obbligo. Ci concedemmo un breve tour nel centro città per assaporare la famosa torta Sacher nel luogo dove, secondo la leggenda, fu inventata. Grazie alla recente abolizione del roaming potemmo usare comodamente il navigatore per raggiungere il famoso bar e la ricerca fu facile. Il peggio però stava per accedere: una volta arrivati sul posto lo trovammo chiuso per lavori in corso. Il nostro sogno culinario era infranto. Non ci buttammo giù d’animo e pensammo che, nonostante tutto, eravamo nella patria della Sacher e quindi in qualunque posto avremmo potuto trovare una torta squisita: sbagliato. Ci infilammo in un posto che già da fuori lasciava capire a cosa stavamo andando incontro. La sala era estremamente moderna e i camerieri vestiti di tutto punto. Era il bar più distante che potete immaginare da un locale storico in cui sicuramente avremmo assaggiato torte decisamente più buone. Forse la stanchezza, forse il caldo o forse il fatto che dovevamo anche ricaricare i nostri cellulari, fece sì che scegliemmo proprio quel posto lì. Ci accorgemmo dopo che aveva anche un nome italianeggiante che, se avessimo visto prima, forse ci avrebbe salvato.

 

Insomma, mangiammo una Sacher che non era nulla di che, accompagnata da un bicchiere di latte. Il conto, come avevamo previsto guardando gli abiti dei camerieri, fu caro come fuoco. L’operazione torta Sacher era fallita.

Durante i nostri vagabondaggi a Vienna però scoprimmo anche alcuni luoghi meravigliosi. Dopo esserci stupiti di alcuni scorci ed aver appurato che gli austriaci fossero molto più interessati degli italiani alla salvaguardia dell’ambiente tanto che per consegnare la spesa a domicilio vengono usate le cargo bike, ci concedemmo un giro rilassante sulle sponde del Danubio.

 

Il Danubio, dalle sorgenti alla foce, è costeggiato da una lunghissima pista ciclabile. Ne percorremmo un breve tratto e, dopo poco, ci ritrovammo in uno spiazzo gremito da ciclisti che facevano il bagno. Ci fermammo subito e approfittammo delle ultime ore di luce per fare un bagno ristoratore nell’acqua fresca del fiume. Magari non sarà stata l’acqua più limpida e pulita in cui abbiamo fatto il bagno, ma di sicuro lavò via la stanchezza accumulata.

Mangiammo al sacco qualcosa che avevamo comprato in precedenza al supermercato.

 

A questo punto ci trovammo di fronte ad un dilemma: partecipare all’alleycat o meno? Le alleycat sono gare illegali nel traffico cittadino che ricalcano il lavoro dei bike messenger. Poche regole e tanta, tanta adrenalina: ci sono dei checkpoint sparsi per la città da raggiungere nel minor tempo possibile; chi arriva prima all’ultimo senza averne tralasciati vince. Eravamo tutti più o meno orientati a correre nonostante il clima di relax che ci aveva pervasi. L’orario e il luogo della partenza però erano ancora top secret. Io e Sam andammo al camper a cambiarci, Marcello proseguì l’esplorazione della città e Dome con Ale andarono al quartier generale. Appena arrivarono là scoprirono che l’alley era già partita da una decina di minuti e solo loro due dell’intera Scuderia Sabauda riuscirono a parteciparvi.

Ci ritrovammo poi tutti insieme alla festa serale, in una specie di centro sociale su due piani. Al piano terra i corrieri bevevano ettolitri di birra seduti al bancone, mentre nel piano interrato erano state montate le bici per le finali di goldsprint. Guardammo le finali urlando, incitando i ragazzi sui rulli, completamente avvolti dalla musica fragorosa e dalle grida del tifo.

Di lì a poco sarebbe finita la nostra esperienza viennese. Saremmo andati a letto e il giorno dopo saremmo ripartiti con il nostro camper, fido compagno di avventure.

Prima di concludere però vorrei condividere con i lettori alcuni dettagli che mi hanno lasciato piacevolmente stupito. I corrieri in bici, soprattutto quando vengono visti in branco, possono sembrare persone abbastanza rudi. Dal mio racconto emerge che mangiano con le mani sporche cibo economico, fanno il bagno nudi o in mutande, utilizzano gli stessi piatti lavati in un catino di acqua oleosa, usano una piscinetta gonfiabile nonostante l’acqua sia più simile a brodo ecc. Tuttavia, a ben vedere, sono animati dalle migliori intenzioni. In primo luogo tutto l’evento era pensato all’insegna dell’eco sostenibilità. I corrieri saranno anche sudati e puzzolenti, ma non una lattina è stata lasciata abbandonata nelle aiuole. Inoltre lo spirito aggregativo e il senso di appartenenza ad un gruppo omogeneo si percepisce fortissimo: chiunque è disposto ad aiutarti, a scambiare consigli e venirti in soccorso anche durante una competizione. Ma la cosa che più mi ha colpito è stata un’altra: all’interno del quartier generale nessuna bicicletta veniva legata. Io stesso l’ho lasciata slegata la maggior parte del tempo e, anzi, ho lasciato addirittura il telefono in carica sotto gli sguardi di tutti senza subire nessun furto nonostante mi fossi allontanato anche per parecchio tempo. Allo stesso modo gli zaini sono sempre stati lasciati ammucchiati nei posti più svariati senza che mai nessuno ci frugasse dentro o ne sparisse qualcuno. Ecco, questa credo sia la vera magia: la coesione e la somiglianza tra le persone all’interno di un evento di questo tipo fa sì che ci si possa fidare gli uni degli altri come all’interno di una vera e propria famiglia.

 

[Se ti appassiona il mondo dei bike messenger, delle bici o entrambi, ho scritto un libro che fa al caso tuo, lo trovi qui]

Veni, vidi, nici, e poi tinculano la bici.

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