elezioni Inghilterra 2017

Elezioni Inghilterra 2017: Flop di Theresa May

Le elezioni in Inghilterra non sono andate come Theresa May sperava. Nelle scorse settimane il primo ministro inglese ha indetto le elezioni politiche, sciogliendo il parlamento con tre anni di anticipo, per ottenere una maggioranza più larga ed avere così maggior forza e legittimazione nelle trattative per la Brexit. Ma terrorismo, uscite infelici e l’avversario laburista hanno invece indebolito il suo potere politico.

318 seggi ai conservatori, 261 ai laburisti, 35 al Partito Nazionale Scozzese. Poi altri 12 seggi ai centristi dei LibDem, 10 al Partito Unionista Democratico ed infine 13 seggi a formazioni minori. Questi i risultati delle elezioni inglesi tenutesi Giovedì 8 Giugno.

Al momento della sua salita al potere, subito dopo le dimissioni del precedente primo ministro David Cameron nel Giugno 2016, Theresa May poteva contare di 330 seggi sufficienti a garantire la maggioranza in un parlamento composto da 650 membri.

Ma se è stata la Brexit a portare alla caduta del predecessore Cameron e sempre la Brexit che ha portato Theresa May a sciogliere le camere. Forte infatti dei sondaggi che qualche settimana fa davano il maggior partito di opposizione indietro di decine di punti percentuali, Theresa May ha chiesto al parlamento britannico di indire nuove elezioni con tre anni di anticipo. Motivo principale: ottenere dal popolo inglese un forte mandato diretto per negoziare la Brexit con l’Unione Europea.

Forse gli inglesi non hanno capito che un primo ministro debole significa una Brexit dolorosa, fatto sta però che un mix di campagna elettorale sbagliata, i tre attentati che hanno colpito il Regno Unito a Marzo, Maggio e Giugno, e la sottovalutazione del competitor laburista Corbyn, hanno consegnato a Theresa May e al popolo inglese un governo ed un parlamento più deboli.

Campagna elettorale sbagliata

Partiamo dalla campagna elettorale. Questa è stata costellata dal motto “strong & stable”. Una leadership forte e stabile, una maggioranza forte e stabile, un Inghilterra forte e stabile per combattere meglio le battaglie contro l’Unione Europea e contro il terrorismo islamico. Al netto delle strategie comunicative, Theresa May ha bruciato in poche settimane il vantaggio competitivo che i sondaggi le assegnavano rispetto all’opposizione della sinistra.

Altro dettaglio ad aver indebolito la sua campagna è stato il tentativo fallito di sembrare più popolare. Nello sforzo di sembrare più vicina al popolo come lo era la Lady di ferro Margaret Thatcher, figlia di droghieri, Theresa May si è presentata davanti ai fotografi con un cartoccio di patatine fritte. Le foto hanno mostrato invece disagio e imbarazzo nel mangiare del cibo di strada con le mani.

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3 attacchi terroristici

Londra, Manchester e poi di nuovo Londra. L’estremismo islamico non ha di certo aiutato Theresa May nella sua corsa alle elezioni. Se di solito la paura ed il terrorismo dovrebbero aiutare chi governa, il governo conservatore non è stato capace di capitalizzare a livello elettorale questi sentimenti. Al contrario, le evidenti falle nella sicurezza nazionale, emerse soprattutto con l’attacco durante il concerto di Ariana Grande a Manchester, hanno di fatto intralciato la campagna della May, danneggiata oltretutto dall’essere stata Ministro dell’Interno per anni e quindi essere in parte corresponsabile dell’impreparazione che le forze di sicurezza britanniche hanno dimostrato.

Corbyn e la riscossa laburista

Prendi un programma di sinistra tutto welfare, spesa pubblica e abolizione delle tasse universitarie, il voto della maggioranza dei giovani e un’aria da Bertinotti d’oltremanica e il risultato elettorale sembra assicurato. Sia chiaro, la sinistra inglese ha perso ma è stata capace di fagocitare buona parte dei voti dei delusi dalle politiche dei conservatori. Questi voti, sommati a quelli persi dall’UKIP, hanno fatto si che la sinistra di Corbyn ottenesse 261, ovvero 29 in più rispetto alle elezioni precedenti.

Non tutto è oro quello che luccica però. Oltre al danno subito dalla May, ora indebolita, il parlamento inglese vede al suo interno anche una opposizione laburista spaccata tra coloro che accettano la Brexit ed anzi la cavalcano, vedi Corbyn, e chi, come molti giovani elettori inglesi, era e rimane contrario all’uscita dall’Unione Europea.

Nuova maggioranza parlamentare (obbligata)

Partito di maggioranza debole + partito di opposizione con le idee poco chiare = nuova maggioranza parlamentare cercasi. Non a caso Theresa May ha annunciato l’accordo con il DUP, il Partito Unionista Democratico. Che c’è di male in una sana alleanza? Beh, se l’alleato è antiabortista, contro i matrimoni omosessuali, nega l’effetto serra e la teoria dell’evoluzione, non mi sembra una gran soluzione per Theresa May ed il popolo inglese.

Fatto sta che l’unica opzione rimasta ai conservatori è questa, allearsi al DUP e raggiungere così la maggioranza assoluta di 328 seggi necessari per governare. Il parlamento, quindi i conservatori di Theresa May, sono ora appesi, da qui l’espressione hung parliament, alla necessità di trovare accordi su ogni provvedimento.

Povera Theresa, ci ha provato e le è andata male. Ora si ritrova più debole di prima, con un parlamento ancora più instabile ed un partito, il suo, che non vede l’ora di farla fuori.

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