Enola Gay sorride mentre sgancia Little Boy su Hiroshima

Non è un mistero che sono una persona pigra, o meglio un'artista pigro, e diciamocela tutta, sono anche un sempliciotto. Ecco allora che entra in gioco il caro Super Mega Direttore (riverisco Eccellenza) che per dare una scossa al mio lavoro (lui l'ha definita carriera) mi ha affiancato Jerry, un sorte di manager personale di cui sono il suo unico cliente a cui dedica tutta la sua giornata (spero per lui non ci spendi la vita); ma io sono piuttosto arcigno e voglio metterlo alla prova. Come ancora non so, ma voglio scoprire se è un leccaculo, un arrivista, uno di quelli che ubbidisce in silenzio, insomma, devo capire chi mi ha affibiato. A proposito di obbedienza e di ordini, vi dice niente Enola Gay e la bomba atomica su Hiroshima?

La bomba su Hiroshima viene sganciata il 6 agosto del 1945 alle 8.15, seguita dal lancio su Nagasaki tre giorni dopo, che di fatto mettono in ginocchio il Giappone, dando una prova di forza a tutto il mondo. Ma dietro questa estrema soluzione, c'è un progetto segreto ormai celebre: il Progetto Manhattan. La storia di questo progetto è molto complicata e dura un decennio, coinvolge i più grandi fisici del tempo (addirittura Einstein) e nasce con l'intento di sottrarre al regime nazista materiale utile per approdare alla creazione della bomba atomica; dopo vari intrighi, esperimenti falliti, riunioni e piani fallimentari, si giunge appunto alla creazione della super bomba anche grazie al nostro Enrico Fermi. Siamo intorno al 1942/43 in pieno conflitto mondiale, dopo l'attacco giapponese di Pearl Harbor. La macchina organizzatrice del progetto è segretissima e molto complessa, con siti dislocati praticamente su tutto il territorio USA, coinvolge migliaia di persone che però non hanno idea del perché svolgano il proprio lavoro o a cosa serva, non esistono interazioni se non per quelle pochissime persone (probabilmente meno di dieci), guidate da un uomo svelto e risoluto, il Generale Leslie Groves che nel giro di un anno risolve tutte le questioni incompiute e non solo riesce a portare a termine un progetto destinato a fallire, ma lo fa in tempi utili per poter sbrogliare  il conflitto contro l'ostico Giappone che praticamente ha rischiato di essere raso al suolo; finalmente i miliardi spesi dal governo portano i frutti sperati, quindi dopo un primo segreto  tentativo denominato Trinity test svolto in Nuovo Messico, bisogna replicare lo scoppio della bomba sul campo. Ma a chi affidare l'incarico delle operazioni? A loro insaputa, vengono studiate le schede e le vite di centinaia di piloti dell'aviazione statunitense, convocati spesso nei vari comandi per generici colloqui, e una scrematura dopo l'altra, la scelta per la missione su Hiroshima è ricaduta sul pluridecorato colonnello Paul Tibbets.

Paul proviene da una famiglia della media borghesia americana, ripudiato dal padre quando gli riferì di voler intraprendere la carriera militare, in quanto questa era una scelta dei poveracci che non sapevano come sbarcare il lunario, non certo l'ideale per un ragazzo che ha studiato, il cui futuro è costellato di successi e ricchezza; la madre invece, pur non comprendendo la scelta del figlio, non lo rimprovera, ma usa parole dolci e, da buona mamma, si raccomanda sulle cose semplici, come la pulizia, l'educazione ecc. Sicuramente il figlio ne ha fatta di strada, tanto che ora sta per entrare di prepotenza nella storia a soli 29 anni, messo a capo dello Squadrone 509, gli "eroi" che distruggeranno Hiroshima con Little Boy, la bomba atomica. Trascorre mesi a preparare i suoi uomini nei minimi dettagli logistici e nelle manovre aeree, dalle più semplici come quelle per scattare le immagini o fare i rilievi, a quelle più complesse come lo sgancio della bomba (operazione che viene calcolata a mente dal pilota dato che non esiste la tecnologia necessaria per colpire un punto con esattezza scientifica) e successiva virata. Occorre a tal proposito sottolineare una cosa, cioè che non è detto che chi sgancia la bomba riesca poi a salvarsi dall'onda d'urto della stessa, anzi appare assai improbabile, ed è proprio per questo che le esercitazioni sono assidue; anche perché Tibbets ha già maturato l'idea di voler essere il primo uomo a sganciare la bomba atomica. Non solo, ma insieme ad un tecnico, ha scelto pure personalmente il bombardiere che avrebbe guidato, un mostro argentato lungo trenta metri, con un'apertura alare di quaranta su cui fa dipingere il nome di sua madre: Enola Gay. Così, nella notte tra il 5 e il 6 agosto, il plotone parte alla volta del Giappone e sgancia Little Boy. Gli effetti della deflagrazione sono devastanti: appena innescata la reazione a catena, in un milionesimo di secondo la bomba raggiunge una temperatura addirittura superiore a quella che si trova nel nucleo del sole, poi sparisce lasciando il posto al tristemente noto fungo, con le conseguenti radiazioni e flash elettromagnetico. Così, in meno di un secondo, muoiono 70.000 persone secondo una prima stima approssimativa del governo giapponese, che poi però non viene aggiornata, quindi il numero esatto di morti non lo sappiamo, considerato anche il fatto che molti muoiono dopo mesi o anni. Provate a pensarci, una persona qualunque che sta facendo una cosa qualunque, da un momento all'altro cessa di vivere, risucchiata dal niente che prende forma e scompare; potremmo essere noi mentre passeggiamo, senza neanche il tempo di un battito di ciglia e boom, spariti nel nulla. Pensa succedesse ora. Altri muoiono dopo giorni di sofferenze atroci, ma preferisco non soffermarmi sui vari gradi di danni della super bomba. Insomma, operazione eseguita e conclusa con successo.

Finalmente il colonnello è un eroe anche per i suoi genitori e non si pentì mai, né mai si sentì in colpa per questa azione, avvalorando la tesi americana secondo la quale così il conflitto si è accorciato, risparmiando un numero maggiore di vite rispetto a quelle che si sono perse; ha sempre dormito bene, senza rimorsi. Beato lui mi vien da dire, e se da un lato capisco il soldato, dall'altro non capisco l'uomo e siccome sono un sempliciotto qualunquista, queste cose mi fanno orrore.

 

 

Gionni

Quando a Gionni va che strane cose fa, lui può spostare tutto col pensiero. E’ timido e sincero, di tutti tutto sa poichè legge nel pensiero.

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