Factfulness: nel mondo le cose non sono mai andate meglio - Riassunto

Factfulness, scritto da Hans Rosling, edito da Rizzoli, è un volume uscito in Italia nel 2018 che, in men che non si dica, è già giunto alla sua quinta ristampa. E questo è un bene perché penso che chiunque dovrebbe leggerlo. Innanzitutto chi era Hans Rosling? Rosling è stato un medico, statistico e accademico svedese. Ma non uno qualunque. L'autore del libro infatti, grazie ad una vita intera dedita allo studio di dati, è presto diventato uno dei medici più famosi al mondo. Ha tenuto conferenze pressoché ovunque ed è stato consultato dai vertici mondiali più e più volte per questioni mediche ed economiche. Hanno usufruito dei suoi consigli e si sono appoggiate a lui le più grosse organizzazioni mondiali alle quali faceva formazione, così come i più piccoli villaggi dell'Africa e dell'Asia in cui esercitava il suo mestiere di medico. Grazie ai suoi studi è riuscito a bloccare sul nascere diverse epidemie tra cui quella dell'ebola e a scoprire ed estirpare malattie ancora non studiate prima come il konzo. Dico questo per avvalorare le sue tesi in quanto, fino al momento della sua morte, avvenuta nel 2017, le sue previsioni e scoperte si sono rivelate, oltre che veritiere, fondamentali per salvare migliaia di vite. I dati utilizzati nel libro provengono tutti da fonti più che autorevoli (troverete più di venticinque pagine di bibliografia). Inoltre il suo progetto è stato portato avanti dal figlio Ola e dalla nuora Anna: potete trovare la versione aggiornata dei dati, oltre che a strumenti utili come grafici, statistiche, test e molto altro sul loro sito www.gapminder.org.

 

 

LA CONCEZIONE IPERDRAMMATICA DEL MONDO

Durante tutta la sua carriera l'autore ha posto diverse domande di genere fattuale sul mondo (su povertà e ricchezza, crescita demografica, nascite e morti, istruzione, salute, generi sessuali, violenza, ambiente, energia) e di come le persone pensano che il mondo sia. I risultati furono tremendi. Pensò quindi di elaborare un vero e proprio test per valutare quanto fosse fedele l'interpretazione del mondo che hanno le persone della realtà dei fatti. Il test è stato somministrato durante le sue conferenze, compilato dai capi di stato, dai segretari dell'ONU, da giornalisti, statisti, politici, vertici della Banca Mondiale e dell'OMS, ma anche da semplici cittadini. Tuttavia il risultato è sempre rimasto lo stesso: azzeccavano più risposte giuste gli scimpanzé che sceglievano le risposte a caso che le persone. Ma le risposte non erano semplicemente sbagliate: oltre ad essere errate delineavano un'immagine del mondo molto peggiore di quanto non fosse realmente. Questa tendenza viene definita dall'autore concezione iperdrammatica del mondo.

 

L'interfaccia del sito di Gapminder dove potete fare il test

 

Tale concezione del mondo dipende dal modo in cui funziona il cervello degli esseri umani. Il cervello infatti è il prodotto di milioni di anni di evoluzione per cui noi possediamo degli istinti innati che permettevano ai nostri avi di sopravvivere. Questi istinti erano preziosi millenni fa, ma ora il mondo è ben diverso e questi stessi istinti generano idee sbagliate e la visione del mondo iperdrammatica. Lo scopo dell'attività di Rosling e del libro stesso è quindi arginare tali istinti e divulgare una visione del mondo basata su fatti misurabili.

 

 

GLI ISTINTI INNATI

L'stinto del divario

Il primo istinto innato preso in esame è l'istinto del divario che consiste nella tentazione di dividere ogni genere di cose in due gruppi distinti e spesso contrastanti, con un fantomatico divario nel mezzo. Ma a ben vedere è proprio in questo "mezzo", tra gli estremi, che sta la maggior parte dei casi. E gli estremi non sono poi così lontani dai dati più diffusi. Viene presa in considerazione come esempio la dicitura "paesi in via di sviluppo" e "paesi sviluppati". Per classificarli sono state considerate variabili quali i livelli di reddito, il turismo, l'accesso all'istruzione o all'elettricità e tutti i grafici mostrano la stessa cosa: il mondo era forse diviso fino a vent'anni fa, ma ora non lo è più. Quasi tutta la popolazione mondiale si trova proprio nel mezzo. Il 75% della popolazione mondiale vive lì dove si ritiene che ci sia un divario. E solo il 9% del mondo vive in quelli che vengono definiti paesi a basso reddito. L'autore propone una divisione della popolazione mondiale in base al reddito estremamente interessante. La popolazione va divisa in quattro livelli: chi vive con 2$ o meno al giorno, chi vive con 8$, chi con 32$ e chi con più di 32$. Questo perché 2$ al giorno in più ad una persona del quarto gruppo non fanno la differenza, mentre a una persona del primo gruppo garantiscono un cambiamento di vita radicale.

Per controllare il nostro istinto al divario l'autore propone tre soluzioni. In primis fare attenzione a confrontare le medie. Confrontandole rischiamo di ingannarci ancora di più se ci concentriamo sugli estremi e trascuriamo le dispersioni e gli intervalli di numeri sovrapposti che compongono ciascuna media. L'autore come esempio porta la media scolastica. In una classe con 20 persone, 10 ragazzi e 10 ragazze, 9 ragazzi e 9 ragazze prendono come voto 6. L'ultimo ragazzo prenderà come voto 10 e l'ultima ragazza prenderà come voto 0. Il risultato sarà che la media dei maschi sarà di 6,4 mentre quella delle ragazze 5,4. Da questo uno sprovveduto potrebbe pensare che i maschi in quella classe siano più bravi a scuola delle ragazze, trascurando l'enorme sovrapposizione dei dati. Non c'è quindi divario, poiché il 90% della popolazione di quella classe condivide lo stesso voto.

In secondo luogo Rosling ci ricorda di fare attenzione a confrontare gli estremi. Il fatto che gli estremi esistano non ci dice molto poiché di solito la maggioranza si colloca in mezzo, annullando l'idea del divario.

In terzo luogo ci raccomanda di fare attenzione a come guardiamo le persone dei gruppi di reddito inferiori. La povertà è relativa e 2$ in più o in meno non sono la stessa cosa per tutti.

 

Hans durante una delle sue presentazioni con grafici interattivi

 

L'istinto della negatività

L'istinto della negatività è la tendenza a notare più gli aspetti negativi di quelli positivi. Questo istinto secondo l'autore è incentivato da tre fattori: il nostro ricordo erroneo del passato per cui evitiamo di ricordare quanto fosse peggiore del presente, la presentazione selettiva delle notizie da parte dei media e la sensazione che finché ci sono cose che vanno male sia crudele dire il contrario. Per far fronte a questo istinto Rosling ci mostra semplicemente i dati. Il passato rispetto ad oggi era tremendo: nei cimiteri abbondavano le tombe di bambini, le malattie per cui oggi c'è un vaccino mietevano migliaia di vittime. Oggi la maggior parte dei genitori si può permettere di mandare a scuola tutti i figli, tanto i maschi quanto le femmine. Il 90% delle bambine in età da scuola primaria riceve un'istruzione. Per i maschi si parla del 92%: la differenza si è pressoché azzerata. Il numero di figli per famiglia è sceso drasticamente a meno di 2. Questo perché le condizioni di salute globali, igieniche, l'istruzione e la contraccezione negli ultimi vent'anni hanno fatto passi da gigante dappertutto. Nel 1800 la durata media della vita era 31 anni, oggi è 72. Questo è quello che Rosling chiama il miracolo segreto e silenzioso del progresso umano. Ci focalizziamo cioè sulle notizie negative che fanno scalpore senza badare al fatto che in realtà stiamo andando gradualmente e silenziosamente nella direzione giusta. Questo non vuol dire che non ci siano situazioni negative sulle quali è necessario intervenire. Vuol dire semplicemente che una situazione può essere migliore e grave al medesimo tempo.

L'istinto della linea retta

L'istinto della linea retta è quell'istinto per cui ci si aspetta che l'andamento di un dato sia destinato solamente a crescere o a diminuire. L'esempio più diffuso è quello della popolazione mondiale: la gran parte delle persone che ha compilato i test pensa che la popolazione mondiale sia destinata a crescere sempre di più, senza mai fermarsi. Ovviamente è falso e i dati ce lo dimostrano. Una volta, due generazioni fa, il numero di nati per famiglia era molto più alto di quello attuale. Questo perché si aveva bisogno di manodopera in famiglia, ma anche per far fronte all'altissima mortalità infantile. Attualmente invece i genitori vedono sopravvivere i propri figli nella stragrande maggioranza dei casi e la manodopera non è più necessaria. Per questo desiderano meno figli, ma più scolarizzati. Siamo passati da una media mondiale di quasi 6 figli per famiglia a 2,5. E non è neppure vero che nei paesi poveri continuano ad avere 6 figli per famiglia perché, come abbiamo già visto, il 91% della popolazione mondiale vive in paesi di medio o alto reddito. Questi fattori, secondo i più recenti studi, contribuiranno a far sì che la popolazione mondiale si stabilizzerà a 11 miliardi intorno al 2075.

Questo per dire che le curve possono essere di diversi tipi e non soltanto rette. Esistono curve a S, scivoli, gobbe e linee di raddoppiamento e ognuna è adatta a descrivere l'andamento di determinati dati. La crescita della popolazione mondiale per esempio è una enorme S e adesso ci stiamo avvicinando alla sua curva superiore dopo la quale si stabilizzerà. Nessun bambino ha mai mantenuto il tasso di crescita che ha avuto nei primi sei mesi di vita, e nessuno pretenderebbe che lo facesse.

L'istinto alla paura 

Anche l'istinto alla paura ha origine evolutiva. La paura ci ha sempre salvaguardato dai pericoli, ma oggigiorno è necessario orientarla nella direzione giusta. La paura distorce la nostra idea di mondo e ci costringe a prendere decisioni affrettate che, in alcuni casi sono fondamentali, mentre in altri si rivelano dannose. È quindi necessario distinguere ciò che è spaventoso da ciò che è pericoloso. Il rischio percepito infatti non coincide con il rischio reale. Si pensi che sommando i decessi per calamità naturali, incidenti aerei, omicidi, fuoriuscite radioattive e terrorismo non si raggiunge nemmeno l'1% delle persone che muoiono ogni anno. Prestare troppa attenzione alle cose che ci spaventano crea una tragica dispersione di energie nelle direzioni sbagliate. Il consiglio di Rosling? Evitare di prendere decisioni importanti finché lo spavento non è passato: la paura infatti distorce i nostri pensieri e le nostre percezioni.

L'istinto delle dimensioni

L'istinto delle dimensioni orienta la nostra attenzione e le nostre risorse limitate verso i singoli casi ovvero verso le cose concrete sotto i nostri occhi. Un numero se preso da solo sembra sempre grande, soprattutto se presentato in un certo modo. Esempio? Nel 2016 sono morti 4,2 milioni di neonati. È un numero enorme? È una tragedia? Come dicevamo prima è grave, ma stiamo andando nella direzione giusta. I neonati morti non sono mai stati così bassi nella storia dell'umanità. Così come il numero degli immigrati e il numero dei crimini. Bisogna sempre confrontare: un numero da solo non ci dà abbastanza informazioni. Inoltre è fondamentale dividere: trovare cioè un tasso. Ad esempio è facile dire che l'India emette più Codella Germania. Ma se provassimo a trovare le emissioni pro capite ci renderemmo conto che sono i paesi (anzi, le persone) del quarto livello a emetterne più di tutti gli altri messi insieme. Basta che una persona si sposti una volta con un jet privato per produrre più Co2  di tutte le famiglie al primo livello in un anno probabilmente.

L'istinto della generalizzazione

Utilizzare categorie è indispensabile poiché queste danno struttura ai pensieri. Tuttavia, l'utile e necessario istinto della generalizzazione può distorcere la nostra visione della realtà. Può indurci a raggruppare erroneamente cose, persone o paesi che invece sono molto diversi. Può indurci a credere che tutti gli elementi di un gruppo siano simili e ci può far saltare a conclusioni basate su pochi esempi insoliti. Per non ricadere in questi errori l'autore propone diverse vie. Innanzitutto è utile cercare le differenze e le somiglianze all'interno dei gruppi, soprattuto quando questi sono formati da molti individui. Diffidate sempre dalla maggioranza. Maggioranza significa solo più di metà, che sia il 51% o il 99%. Diffidate anche dagli esempi eccezionali utilizzati per dimostrare una certa tesi riguardo ad un intero gruppo. Partite dal presupposto che la normalità non esiste e chiedetevi piuttosto i motivi per cui altre persone, culture o paesi, agiscono in maniera diversa dalla vostra. Inoltre fate estrema attenzione ad estendere delle generalizzazioni da un gruppo all'altro, anche quando sembrano molto simili.

L'istinto del destino

L'istinto del destino è che le caratteristiche innate determinino il destino di paesi, persone o gruppi. Come se le ragioni fossero ineluttabili e inevitabili. Per fortuna sappiamo che non è così. Ciò che ci travia è che i cambiamenti spesso sono molto lenti per cui non sono evidenti e non fanno notizia. Per evitare di rimanere a concezioni del mondo ormai superate è necessario aggiornarsi costantemente e confrontare i dati odierni con quelli del passato per vedere quanto sono effettivamente cambiati.

L'istinto della prospettiva singola

L'istinto della prospettiva singola è quell'istinto che ci fa guardare le cose da un singolo punto di vista. Mettete sempre in discussione le vostre idee. Ricordate che gli esperti sono tali solo relativamente al loro campo e che il confronto con esperti di altri campi può essere produttivo poiché la prospettiva singola tende a ingigantire i problemi. Inoltre fate attenzione alle idee e alle soluzioni semplici. Accettate che le cose siano complesse e risolvete i problemi caso per caso.

L'istinto dell'accusa

È l'istinto di trovare una ragione chiara e semplice per spiegare perché sia successa una cosa negativa, come se ci fosse sempre qualcuno di molto cattivo che intenzionalmente la fa accadere. Questa tendenza ci induce a ingigantire l'importanza di individui o gruppi particolari indebolendo la nostra capacità di acquisire una vera comprensione del mondo basata sui fatti. Per cambiare il mondo bisogna capirlo. È necessario cercare le cause, non i cattivi. Bisogna individuare le molteplici cause interagenti, o del sistema, che hanno creato la situazione. Lo stesso vale per i meriti. A volte ci sono gli eroi, ma più spesso sono calati in un sistema al quale bisogna riconoscere un po' di merito.

L'istinto dell'urgenza

L'istinto dell'urgenza ci induce a entrare subito in azione davanti ad un presunto pericolo imminente. Nel lontano passato deve esserci stato molto utile. Tuttavia, quando siamo in preda alla paura e quando abbiamo poco tempo e pensiamo alle eventualità peggiori, tendiamo a fare scelte stupide. La nostra capacità di pensare in maniera analitica può essere minata dall'istinto di prendere decisioni rapide e di passare subito all'azione (cosa estremamente utile invece in presenza di un pericolo improvviso come l'attacco di un animale feroce o un'auto che sbuca dalla via). Salvo che in tali situazioni è difficile credere che sia necessaria una decisione in così poco tempo. Quindi soffermatevi a pensare alle possibili conseguenze e gli effetti collaterali. Insistete sull'avere dati e siate cauti ad utilizzare solo quelli pertinenti e accurati. Prendete con le pinze le previsioni basate su poche evidenze. E diffidate dalle azioni drastiche: i miglioramenti pratici e graduali e la valutazione dell'impatto sono meno drammatici ma, di solito, più efficaci.

 

"Dollar Street" è una sezione del sito Gapminder che permette di vedere come vivono le persone di ogni fascia di reddito di tutto il mondo

 

 

CONCLUSIONI

Molti dei consigli dell'autore potrebbero sembrare banali, ma visti i risultati dei suoi test, più del 90% della popolazione mondiale non li sta applicando e dunque ha una visione errata del mondo in cui sta vivendo: una visione molto più negativa di com'è realmente la situazione. Quello che c'è di bello nel libro è che, oltre ai consigli che ci saremo sentiti ripetere una marea di volte, ci sono moltissimi esempi di situazioni in cui li abbiamo messi in pratica male o non li abbiamo proprio utilizzati. Ognuno di noi si è sentito dire almeno una volta nella vita di non guardare ad un problema da un solo punto di vista. Ma in pochi sanno che gli USA hanno una spesa sanitaria pro capite pari a più del doppio di quella di altri paesi capitalisti di livello quattro mentre sono al trentanovesimo posto per aspettativa di vita. Nel libro ci viene svelato che i morti per calamità naturali nell'ultimo secolo si è più che dimezzato, che l'80% dei bambini di un anno sono stati vaccinati contro qualche malattia, che l'80% della popolazione mondiale ha un qualche accesso all'elettricità: insomma, che le cose non sono mai andate meglio. E questo non per farci adagiare sugli allori, ma per spronarci a migliorare ancora, rincuorandoci sul fatto che la direzione è giusta. Poiché ciò che c'è di terribile nell'avere una visione iperdrammatica del mondo è che la paura e la frustrazione del non vedere miglioramenti portano alla paralisi. Chi perde la speranza poi rinuncia ad agire. Si perde la fiducia in metodi che in realtà stanno funzionando benissimo. E dunque per quanto la situazione possa essere grave, ricordiamoci sempre che stiamo migliorando.

 

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