Gentiloni fake news

Fake news & click-bait

C’è un complotto in corso. Un individuo trama nell’ombra e decide cosa il pubblico online deve leggere, postare, condividere, cliccare. Quell’individuo propaga bufale e propaganda 24 ore su 24 sui social di tutto il mondo. Quell’individuo sei tu.

L’informazione americana ha iniziato a dibattere sul ruolo dei social media nella vittoria di Trump. Più in particolare, sul ruolo delle notizie false, fake news o bufale in italiano, diffuse sui social statunitensi durante la campagna elettorale.

La settimana scorsa su queste pagine abbiamo parlato di come due gruppi di hacker russi, al soldo sembra del governo Putin, abbiamo dato una spintarella alla campagna elettorale di Trump. Le notizie false circolate nei mesi scorsi hanno cercato di ottenere lo stesso effetto.

Il Washington Post cita una serie di ricerche le quali mostrerebbero come testate online russe con forti legami governativi, abbiamo partecipato attivamente alla creazione e diffusione di bufale su Hillary Clinton.

Le ricerche citate dal Washington Post sono riuscite a risalire alla fonte di molte notizie false diffuse in rete durante la campagna per le presidenziali USA, scoprendo che la provenienza di molte di queste sia comune. In altri casi, le modalità di diffusione e le stesse frasi di apertura utilizzate, mostrano una strategia condivisa dalle diverse fonti, come se fossero state appunto imboccate. Stiamo parlando di circa 200 siti web che hanno diffuso la propagando russa pro-Trump, raggiungendo almeno 15 milioni di americani e 213 milioni di visualizzazioni.

Le media company russe più importanti e coinvolte in questa operazione sono RussiaToday e Sputnik, entrambe finanziate dal governo russo. Queste, cavalcando bufale già in circolazione ed usando account multipli, sono riuscite ad imporsi sulle homepage ed i newsfeed dei social dell’americano medio.

L’articolo del Washington Post racconta che questa tecnica è sia stata utilizzata anche in altre occasioni. Per citare le più importanti: prima e durante la guerra tra Russia e Georgia nel 2008, l’intervento russo in Crimea nel 2014, la Brexit nel giugno di quest’anno.

Queste dinamiche non hanno però risparmiato nemmeno il nostro bel paese. In un recente blog post de “Il Disinformatico”, Paolo Attivissimo mostra come l’utilizzo e la diffusione di notizie fake sia ben diffusa anche in Italia. Siti e pagine Facebook come Liberogiornale, ilfattoquotidaino, News24tg o Gazzettadellasera, ingannano i lettori diffondendo notizie che cavalcano la credulità, i luoghi comuni, il bisogno di scandalizzarsi e sorprendersi. Viene da sé quindi che una notizia come quella qui sotto abbia ottenuto migliaia di condivisioni, letture e commenti online.

Gentiloni fake news

Anche se poi questa notizia fosse falsa, come infatti è, chi mai andrà ad avvertire le migliaia di italiani che l’hanno letta e condivisa, facendosi quindi un’opinione sbagliata del neo Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni?

Anche in Italia qualcuno si è messo ad analizzare questi siti, trovando un filo conduttore. David Puente, che ha collaborato al blog post di cui sopra, ha scoperto che le “testate” citate, insieme ad altre come Kontrokultura, Viveresani e Notiziea5stelle, ospitano banner pubblicitari collegati ad un account comune.

Per raccogliere soldi, molti siti web rendono disponibili degli spazi sui loro siti che vengono riempiti da banner pubblicitari attraverso sistemi come Google AdSense. Tutti questi siti di notizie false sembrano condividere lo stesso account pubblicitario, il quale li collegherebbe tutti a Edinet, società bulgara di proprietà di un italiano, Matteo Ricci Mingani, 48enne ligure con idee di estrema destra. In un’intervista all’AGI, questo ammette che si, sono i suoi server ad ospitare i siti di bufale ma non è lui a realizzarle o a guadagnarci attraverso il traffico di utenti web. Un’altro articolo dell’AGI poi ha smascherato la menzogna, analizzando nel dettaglio la rete e di siti web di bufale.

Anche la galassia di siti web che ruotano intorno al Movimento 5 Stelle sembrano essere coinvolti nella diffusione di bufale. Un’inchiesta di BuzzFeed del mese scorso racconta i legami del partito di Beppe Grillo con diversi siti di news che diffondono notizie false insieme ad anche un po’ di propaganda filo-russa.

Il blog di Beppe Grillo è infatti collegato a tre siti legati al M5S: TzeTze, La Cosa e La Fucina. Tutti e quattro i siti hanno alle loro spalle la Casaleggio Associati, la quale ne controlla le tecnologie per la democrazia diretta, per la raccolta fondi, i server e la pubblicità. Se il blog di Grillo è la voce ufficiale del Movimento, gli altri tre si occupano invece di una vasta gamma di argomenti, diffondendo anche bufale su vaccini, teorie del complotto e ovviamente propaganda pro- M5S.

Secondo BuzzFeed, dalla fine del 2014 questi siti stanno anche diffondendo notizie prese proprio da RussiaToday e Sputnik, i siti coinvolti nella campagna pro-Trump. Secondo alcune di queste notizie le proteste del 2013 in Ucraina sembrano essere state un colpo di stato organizzato con l’aiuto degli USA e dell’Unione Europea. Secondo un’altra di queste notizie gli Stati Uniti sembrano essere dietro il traffico di migranti verso l’Italia. Minimo comun denominatore sembra essere sempre il sostenere una posizione filo-russa ed anti-occidentale.

Clickbaiting e propaganda politica sono quindi i due motori dietro il propagarsi di news bufale. Come per la TV, anche il web e i social vengono sfruttati da chi cerca guadagni e consensi facili, sfruttando utenti, elettori e consumatori, che ripongono poca attenzione in ciò che leggono e condividono.

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