Fatass IV by ACT420 - Reportage

Sabato 20 ottobre 2018: la data è da tempo segnata sul calendario. Ho preso ferie per quel giorno diverse settimane fa in modo da non perdermi una delle mie gare preferite: la Fatass. Giunta alla sua quarta edizione, la Fatass è ormai un appuntamento fisso per tutti gli appassionati di bici. Come ogni anno l’organizzazione è nelle mani di ACT420, la crew torinese meglio nota come Anonima Ciclisti Torino. La formula è sempre la stessa e ricalca un po’ le modalità dell’altrettanto nota Respublica Superiorem[1] di Genova: una gara piuttosto breve (circa cinquanta chilometri), ma con circa 1100 metri di dislivello. La ciliegina sulla torta è che la gara nasce per le fisse, per le quali c’è un podio a parte con ricchi premi.

 

 

La traccia del percorso viene pubblicata online diversi giorni prima della gara così ho tempo di provarla. Il mio primo tentativo, ovviamente in fissa brakeless, è con una corona da 48 denti e un pignone da 17. È lo stesso rapporto che uso in città, piuttosto morbido e reattivo, ma poco efficace sui lunghi rettilinei e in discesa. Il giro di prova, fatto con calma e in compagnia, mi risulta quasi fin troppo semplice, tanto che il giorno della gara arrivo col morale alle stelle. Per quanto riguarda il rapporto me ne sono fatto una ragione: non c’è un rapporto giusto, dato che la fissa non è la bici giusta per una gara del genere. È una sorta di sfida con se stessi mista a una buona dose di masochismo che ha portato molti a partecipare con una bici da pista. È ovvio che lo stesso rapporto non possa andare bene in salita, pianura e discesa, quindi si tratta semplicemente di scegliere quello con cui si soffrirà di meno. Per il giorno della gara opto per un 48/18 in modo da affrontare le salite con più facilità, ma che mi penalizzerà in pianura e discesa. L’ideale, anche per una questione di punti skid[2], sarebbe stato un 49/18, ma non avendo la pazienza di cambiare anche la corona mi sono presentato alla partenza con un rapporto piuttosto anomalo.

 

 

Ci si ritrova intorno alle 15 dal Castello del Valentino. Noto fin da subito che c’è stata grande affluenza: la rotonda di fronte al castello è gremita. Molti dei partecipanti non sono neppure di Torino, ma vengono da fuori, soprattutto da Milano. Alla fine delle iscrizioni i partecipanti schierati alla griglia di partenza sono più di quaranta. Alcuni acciaccati dall’alleycat[3] della sera precedente, altri freschi e riposati in previsione dell’evento cardine. Il clima è dalla nostra parte: nonostante sia il 20 ottobre si può pedalare tranquillamente sia in salita che in discesa con le maniche corte e gli short. Rivedo molti vecchi amici e ci promettiamo che dopo la gara avremo modo di raccontarci le novità che ci vedono protagonisti. Le bici sono veramente di tutti i generi, ma possono essere suddivise in tre categorie principali: le fisse senza freni, le fisse col freno e le bici da corsa, anche se la seconda categoria non verrà presa in considerazione per la classifica finale che vedrà i riflettori puntati sui primi tre in assoluto, i primi tre in fissa brakeless e le prime tre donne.

Verso le 16 posizioniamo le bici contro i cancelli del castello e ci prepariamo a partire. Al via urlato da un Mike in splendida forma, ci precipitiamo alle bici e, dopo una pioggia di clack di pedali che si agganciano, si parte a tutta velocità tra le strade del Valentino. Dall’arco giriamo a destra, passiamo il ponte per poi svoltare di nuovo a destra su Corso Moncalieri. Finché la strada non inizierà a salire sarò molto in difficoltà a causa del rapporto estremamente leggero. Vedo infatti il gruppo di testa prendere subito il largo, mentre io cerco di stargli dietro frullando come un disperato. Appena inizia la salita però ringrazierò quello stesso rapporto. La gara non ha niente a che fare con il giro di prova che avevo fatto. Cercando di non perdere il gruppo di testa, inizio la gara ad un ritmo molto superiore al mio e dopo poco mi rendo conto che non sarei arrivato lontano. Complice Marco[4] che mi urla di salire al mio ritmo, decelero e proseguo ascoltando i muscoli delle mie gambe. Mentalmente devo impormi delle tappe intermedie per non scoraggiarmi, visto che la partenza oltre le mie capacità mi ha affaticato. La prima la fisso in cima al Colle della Maddalena. Salgo in piedi sui pedali e inizio ad inerpicarmi, mentre ragazzi con la bici da corsa mi sfrecciano accanto come gazzelle. Dopo qualche curva però inizio a intravedere altre persone in fissa nelle mie stesse condizioni. Qualcuno scende dalla bici e fa i tratti più pendenti a piedi. Per me è una questione d’onore: piuttosto sputo i polmoni e mi faccio uscire gli occhi dalle orbite per lo sforzo, ma non scenderò dalla bici. Tra l’altro, conoscendo già il tracciato, so che una volta in cima al colle il peggio sarà passato e le restanti salite non saranno altrettanto dure. Faccio quasi tutta la salita in compagnia di Antonio[5] il quale ha montato un rapporto decisamente troppo duro per questa salita (46/14) ma che gli permetterà di staccarmi nelle discese successive e nella pianura di Chieri. Tra grugniti e insulti sussurrati a denti stretti riesco finalmente ad arrivare sulla cima del primo colle. Ne approfitto per rifiatare e bere un po’ acqua. Antonio si dilegua appena inizia la discesa, mentre io, essendo senza freni, sono costretto ad essere un po’ più prudente. Fortunatamente la discesa la conosco bene e, nonostante lo sforzo per contrastare l’inerzia, recupero un po’ di energie. Appena mi posso concedere di staccare le mani dal manubrio mi apro un gel in previsione della prossima salita. Arrivato a Chieri incontro un gruppetto di partecipanti e mi accodo. Facciamo quattro chiacchiere e ce la prendiamo abbastanza con comodo finché la strada non ricomincia a salire. La salita però stavolta è dolce e la affronto senza particolari problemi: trovo il mio ritmo, molto simile a quello di un ragazzo con una lunga barba che mi pedala accanto, e arrivo fino alla rampa che mi separa dalla Basilica di Superga. Quella è veramente l’ultima fatica, dopodiché ci saranno solo due strappetti e poi solo esclusivamente discesa a dividermi dal traguardo. Rispetto alla prima salita del tracciato la rampa di Superga è un gioco da ragazzi. La divoro pregustando la lunga discesa che mi aspetta. Arrivato in cima mi scatto un selfie richiesto dagli organizzatori per testimoniare di essere arrivato alla seconda vetta. Tornando giù incrocio una Gasba[6] indemoniata, che sale la rampa come un treno. Piacevolmente stupito dalla prestazione della mia compagna di squadra[7], mi lancio nella discesa più familiare che esista per me, dove mi alleno praticamente tutte le settimane. Di lì in poi è solo vento nei capelli e gambe che frullano. Schivo i tombini con facilità, potrei farlo ad occhi chiusi ormai, e in pochi minuti raggiungo Corso Casale. Non ho nessuno davanti e neppure dietro quindi decido deliberatamente di prendermela comoda. Pedalo con calma sciogliendo le gambe e finalmente intravedo il traguardo, in corrispondenza del nostro pub di fiducia: il Dahu. Quando arrivo c’è già un capannello di gente che sorseggia birra e si scambia opinioni sulla gara appena conclusa. Mi fiondo al tavolino degli organizzatori e annuncio il mio arrivo comunicando il numero di iscrizione. Ho la bocca secca perché, per fare prima mentre ero a Superga, ho deciso di non fermarmi a riempire la borraccia. Mi catapulto quindi al bancone e ordino anche io una birra che prosciugo in un attimo. Sarà solo la prima di una lunga serie. Nel frattempo arrivano tutti gli altri partecipanti, chi prima e chi dopo. Aspettiamo ancora un po’ per assicurarci di esserci proprio tutti e poi diamo il via al momento più atteso: la redazione della classifica finale. Sul podio delle bici da corsa vediamo Pietro “Spars” al terzo posto, Davide “the pirate” al secondo e il nostro Giacomo David al primo. Per quanto riguarda invece le fisse brakeless vediamo Teo da Mestre al terzo posto, Elia “Veekamic” al secondo e un brillante Mr. Ohm al primo, che nonostante le condizioni drammatiche in cui versava la sera precedente è riuscito a portarsi a casa il miglior piazzamento della gara. Sul podio delle donne salgono Laura e Tullia che tagliano il traguardo praticamente insieme, mentre sul gradino più alto svetta la Gasba, ancora euforica e piena di adrenalina a causa dell’ultimo scatto che l’ha portata a vincere.

I bagordi continuano fino a notte fonda, tra birre e hamburger. Piano piano il Dahu si svuota e a una cert’ora mi avvio anche io verso casa dopo aver salutato tutti. Abbraccio le persone che so che non vedrò per lungo tempo e mi dileguo. È stata una giornata intensissima e ricca di emozioni tra le più disparate. Mi concedo quindi una doccia ristoratrice e svengo nel letto, consapevole del fatto che il giorno dopo avrei pagato le conseguenze di questa meravigliosa Fatass.

[1] http://www.scvdogenova.com/

[2] https://www.surplace.fr/ffgc/

[3] https://www.facebook.com/events/484024938777781/

[4] https://www.strava.com/athletes/5382019?oq=floria

[5] https://www.strava.com/athletes/19980067?oq=antonio%20

[6] https://www.strava.com/athletes/18743067?oq=gasba

[7] http://www.ciclofficinatorino.it/

Veni, vidi, nici, e poi tinculano la bici.

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