"Favole per bambini molto stanchi" di Dente

"C'è una favola che nessuno ha scritto mai
Questa non è"

Esordisce così il libro di favole di Giuseppe Peveri, noto ai più come Dente. Sì avete letto bene, Dente il cantautore di a me piace lei e lei piace a me che di solito si vede in giro con la chitarra e il ciuffo. Benché io spesso mi dissoci dai cantautori che si lanciano nella letteratura (Francesco Guccini non me ne volere ma è così) in questo caso sono stata quantomeno attirata verso la lettura dalla parola "favole" che, citando la quarta di copertina, compongono un universo di pianeti completamente privi di ogni logica e che si divertono a prendersi gioco di fisica e sintassi.

Per chiarirci subito: dalle prime pagine si intuisce che delle favole classiche rimane giusto la brevità e la scrittura in versi, liberi finalmente. Non aspettatevi un Esopo contemporaneo né tantomeno un happy ending alla Andersen. Se proprio dovessi trovare un paragone per Favole per bambini molto stanchi penserei più ad un Alda e Io – Favole scritto a quattro mani dalla Merini e da Sabatino Scia con quella leggerezza che però si ritrova nelle favole di Calvino o nei racconti di Rodari.

Favole per bambini molto stanchi innanzitutto è diviso in 12 capitoli tematici: ci sono favole tristi, favole che non si capiscono, favole d'amore, favole buone e cattive, favole con finale a sorpresa e così via. Per ogni capitolo una illustrazione, nata dal tratto quasi abbozzato di Franco Matticchio. Non sono una esperta di illustrazioni ma, più proseguo nella lettura delle favole, più mi accorgo che non solo le illustrazioni sono un'ottima sintesi di quello che il lettore troverà all'interno del capitolo, ma che racchiudono anche il concetto su cui l'intero libro a mio avviso si regge, un ossimoro: un caos ordinato.

Sì, perché come nei disegni troviamo dettagli molto ben delineati accostati a semplificazioni che ci aspetteremmo di trovare appunto nelle illustrazioni di un libro per bambini, lo stesso particolare che ti aspetteresti venga mantenuto tale nel corso di una favola, va spesso perdendosi, confondendosi nel cosmo. Le favole trovano sempre una conclusione, che tuttavia non può essere presa come conclusione logica o conseguente di ciò che viene detto anche solo una riga prima. La chiusura è più una fine (come anche il libro sottolinea) ed è una fine che al lettore piaccia o meno, come se tutto volesse dire: ho giocato un po' con le parole, ho deriso le regole, ho pianto pure della fortuna, ho provato l'amore e scoperto che le stagioni sono soltanto due. Ma quando sono arrivato a chiedermi che senso avesse il fare e disfare tutto questo, un senso non sono riuscito a darmelo e quindi ho messo la parola fine.

Premessa necessaria, ora che vi ho riassunto a larghe linee il libro, per quanto sia descrivibile, vorrei fare un appunto personale, sperando che Giuseppe mi perdoni se sto farneticando.  Recentemente ho parlato di Daniel Pennac e della sua fermezza sulla libertà che resta al lettore di chiudere o meno un libro: ecco, credo proprio che questa affermazione calzi a pennello parlando di Favole per bambini molto stanchi. Non vi sto invitando a chiuderlo sia chiaro (anche se so che a molti di voi non piacerà),  solo rifletto sul fatto che forse davvero troppo spesso leggendo, come vivendo, siamo tutti concentrati per trovare un fine (o una fine) di qualcosa che non è altro che un gomitolo attorcigliato e che tale deve restare.

Ripenso a Salvatore Quasimodo, all'ermetismo, alla poesia pura: ormai l'uomo è solo, disperato, non ha ideali se non standardizzati, non ha certezze a cui aggrapparsi, è un individuo alla deriva, che cerca disperatamente qualcosa ma senza sapere che cosa. E quello stesso uomo siamo noi, quasi cent'anni dopo, che vogliamo risposte, agogniamo risoluzioni, attendiamo soltanto quel gran finale che crediamo ci spetti di diritto. Forse mi sbagliavo pensando che alle Favole per bambini molto stanchi manca completamente una morale, perché evidentemente c'è ma sta lì, nel mezzo del gomitolo, e nessuno di noi la troverà mai.

 

Favole per bambini molto stanchi2015, Bompiani, Milano.

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