Da consumarsi preferibilmente entro il

Questa settimana scegliere il tema per il lunedì di "attualità" è stato davvero difficile. Dando una rapida occhiata ai trend topic del momento sui social, infatti, troviamo tra i vari hashtag il Moto GP, l'inizio del campionato di Serie A, il Freddy (Mercury) For A Day e la celebrazione nei vari Hard Rock Café del suo settantesimo compleanno mancato, uno strascico di indignazione per la vignetta pubblicata da Charlie Hebdo venerdì scorso sul Bel Paese (quando tutti all'improvviso sono diventati #JeNeSuisPasCharlie) e, dulcis in fundo, l'ormai nota questione profughi, immigrati & co.

Ma a chi è web addicted come me non sarà di certo scappata un'altra bella gatta da pelare per gli italiani. Se settembre si è aperto con le consuete chiacchiere da rientro in ufficio, agosto si è chiuso con un grande botto: l'annuncio del Ministero della Salute di un Fertility Day il 22 settembre e dell'inizio di una campagna nazionale di sensibilizzazione verso i temi della fertilità, della gravidanza e della prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili e sterilità.
Se fosse realmente così, sarebbe certamente un'ottima iniziativa peccato che, ancora una volta, il nostro Governo a deciso di fare le cose "all'italiana" creando così un gran polverone mediatico. Infatti, lo scorso 31 agosto, non solo i social network sono stati invasi da status e tweet, anche di politici e vip, accompagnati da pareri favorevoli e contrari al #fertilityday, ma si è creata una nube di confusione che ha contagiato varie testate online e quotidiani.

Prima di entrare nel vivo del Fertility Day e della sua analisi se dovessi scrivere una breve lettera alla Lorenzin, le direi:
cara Beatrice, mi sento di darti del tu perché credo che, essendo io ipoteticamente l'elettrice e tu la mia rappresentante, anche in funzione delle quote rosa, non potrei fare altrimenti. Alla luce dei miei studi umanistici, ho imparato che la democrazia è quella forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, attraverso rappresentanti da esso eletti. Ebbene, se tu e il tuo team di supporto siete i miei portavoce, leggete bene la mia storia e riflettete se questo Fertility Day e le modalità di comunicazione da voi attuate sono davvero efficaci e necessarie.
Sono nata in una famiglia benestante, ho preso una laurea nei tempi e col massimo dei voti, a fine novembre compirò trent'anni. Godo di una salute che definirei non ottima ma comunque buona, fumo e bevo con moderazione ma per una gravidanza potrei smettere entrambi i vizi. Grazie alla mia sensibilità personale e all'aiuto di mia nonna, che era ostetrica, effettuo da sempre controlli regolari sia del mio stato di salute (comprese le MTS) sia dello stato del mio apparato riproduttore. Sono eterosessuale e, volendo, potrei fidanzarmi e sposarmi a breve. Insomma, secondo il tuo parere, rientro nella categoria delle donne perfette per iniziare a "metter su famiglia".
Peccato che la tua idea in merito sia un tantino forzata su una serie di fattori che, fino ad ora, non ho citato.
In primis, faccio sì le visite ginecologiche regolarmente, ma anche perché soffro della sindrome dell'ovaio policistico, causa primaria della tua tanto combattuta infertilità femminile e, per provare ad arginare il problema, sono costretta a prendere estrogeni da quando ho quindici anni.
Il secondo punto è ancor più pungente: ammesso che, anche grazie alle tanto osannate tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (o meglio alla bravura del mio ginecologo di fiducia), io riuscissi a restare incinta ti chiedo: di chi? No perché qui, essendo abbastanza ferrata sull'economia domestica e sul "costo" di un figlio, ti chiederei gentilmente di indicarmi non solo qualcuno che possa essere un buon padre (biologicamente ed economicamente) ma anche di aiutarmi a capire come tirare la fine del mese con un figlio "a carico". Sì, perché io attualmente vivo in 18mq di appartamento (pur versando contributi da ormai sei anni) e trovo lavori con contratti a tempo determinato in cui, già dal primo colloquio, mi chiedono tutti i dettagli personali per allontanare lo spauracchio che io, durante i sei mesi di prestazione lavorativa sottopagata, rimanga per sbaglio incinta. Detto questo, capirai l'importanza della scelta del marito "ideale" per cui ti ho chiesto una mano poc'anzi: perdona il mio essere diretta, ma se non trovo un partner che ha una stabilità economica davvero buona, una casa più grande, un contratto indeterminato, ecco insomma, sono fregata. E il mio ipotetico figlio con me, perché di assistenza sociale e sussidi statali, nella mia posizione fiscale, manco a parlarne.
Per chiudere in bellezza poi, ti ricordo che sono una persona e non puoi permetterti di dare una data di scadenza ai miei ovuli come se fossero un prodotto industriale: grazie al cielo sugli scaffali del supermercato posso trovare profilattici e test di gravidanza in gran quantità, e soprattutto una miriade di uova: di gallina però.1

Rientrando nei panni di autrice vera e propria, passo ai punti cruciali su questo Fertility Day,  per provare disfare questa grande matassa che si è creata procedendo punto per punto.

Innanzitutto la campagna pubblicitaria è supportata da immagini con frasi di forte impatto, alcune corrette, altre davvero equivoche:

Cartoline Fertility Day

(potete trovarle tutte su Daily Best)

Certo, l'italiano medio potrebbe restare colpito da slogan, colori e immagini simili. Ma come poter sottovalutare l'information overload (sovraccarico cognitivo) che, soprattutto ora nell'epoca dei social media e del web, porta ad avere così tante informazioni da non riuscire a focalizzarsi su quali siano davvero i problemi importanti per noi e quali no? Se psicologi e sociologi hanno a lungo affrontato la questione, parlando di knowledge management per la selezione e l'apprendimento delle informazioni, a me basta farvi un esempio, sempre legato ad una campagna ministeriale.
All'inizio degli anni '90 c'è stata una dura lotta contro l'AIDS/HIV, che ha visto anche la diffusione di questo terrificante spot televisivo: risultato? Quelli della mia generazione hanno avuto paura, capito qualcosa, ma ben poco stando ai dati forniti dal Centro Operativo AIDS dell'Istutito Superiore di Sanità nel 2010: fino agli anni Novanta l'HIV si trasmetteva prevalentemente mediante lo scambio di siringhe infette tra chi faceva uso di droghe iniettabili, ora la trasmissione avviene per rapporti sessuali non protetti, soprattutto eterosessuali. É quindi cambiato il tipo delle categorie a rischio e, anche se i decessi in Italia sono notevolmente calati, non è da considerarsi un problema risolto. Possiamo quindi supporre che la campagna del 1990 è stata efficace solo sul breve periodo e soprattutto solo su un determinato comportamento, quello dei tossicodipendenti. In merito, rimando a tutte le campagne di sensibilizzazione, a mio avviso più efficaci, promosse da anni dal marchio Durex (si veda l'ultima azione di sensibilizzazione in vista della Giornata Mondiale contro l'AIDS a dicembre 2015).
Detto questo, temo che anche il cittadino più attento e scrupoloso, dopo il 22 settembre si dimenticherà facilmente di quanto presentato in preparazione del fantomatico Fertility Day, senza contare che sì, sul sito è presente una sezione Malattie sessualmente trasmesse e fertilità, ma a livello di campagna il Ministero punta tutto su età e cattive abitudini come alcol e fumo.

Un altro punto molto discusso del Fertility Day è quello relativo alla già citata Procreazione medicalmente assistita. Al di là dei costi e delle difficoltà (già trattati in merito al DDL Cirinnà e nell'articolo sulla Maternità Surrogata), sembra quasi che il team della Lorenzin voglia causare il panico nella popolazione in merito alla pratica della PMA. Come già accennato in Italia molti ginecologi lucrano su questa procedura, sottoponendo le donne a trattamenti invasivi e non necessari. Basta farsi un giro su MedBunker e digitare nella barra di ricerca "fecondazione assistita" o "fertilità" per aprire gli occhi su tutte le bufale che dilagano online (la più significativa che ho trovato è la dichiarazione della Dott.ssa Geeta Nargund, Capo Consulente per le Medicine Riproduttive al St. George's Hospital, Londra. che risponde alla domanda quali pratiche mediche i medici non farebbero). Ma credete forse che il Fertility Day promuova la Procreazione Medicalmente Assistita? Giammai!  Anche se non sono un medico né uno specialista, dal sito sul Fertility Day è innanzitutto chiaro che la PMA non venga minimamente trattata in termini specifici e scientifici, ma come ulteriore spauracchio per le donne che cercano una gravidanza in età giudicata "avanzata". Insomma, per quanto mi riguarda, ho guardato tutte le sezioni del sito dedicato e mi è sembrato fortemente conservatore, totalmente incompleto e vuoto a livello informativo e, per essere sintetica, un tentativo davvero mediocre di riportare in auge il "fare figli" (infischiandosene dello stato economico del Paese e sperando di risolvere in un colpo solo il problema della popolazione di età media superiore ai 65 anni ed il crollo delle nascite).

Forse mi sbaglierò, ma è anche il caso di riportare qui l'informazione che, Beatrice Lorenzin, è uno dei Ministri italiani a non possedere una laurea. Senza entrare nel dibattito, che semmai potrà essere ripreso con un altro articolo, sarebbe forse sufficiente mettere a capo di un Ministero uno specialista; ovvio, magari non risolverebbe la situazione, ma certamente eviterebbe di avere una informazione così sommaria e generica da parte del nostro stesso Stato.

Ho tralasciato volontariamente i punti economici della campagna per due motivi:
primo, a mio avviso, è una vergogna che, a pochi giorni dal terremoto che ha colpito l'Italia, il nostro Governo investa del denaro in una azione di sensibilizzazione tutt'altro che urgente;
secondo, è oltremodo chiaro quanto lo stesso Governo ignori completamente lo stato di povertà, discriminazione e malessere generale in cui vivono milioni di coppie italiane che, probabilmente, se avessero la possibilità, avrebbero solo il piacere di costruire una famiglia vera e propria.

In conclusione, essendomi dilungata abbastanza, credo che anche se questo Fertility Day magari non resterà a lungo nella memoria collettiva, di certo sarà difficile cancellarne il ricordo per molti di noi: per le donne che vorrebbero costruire qualcosa e non hanno la possibilità economica di farlo, per le donne che vivono serene decidendo consapevolmente di non procreare e che vengono trattate invece come beni materiali in scadenza, per le donne che soffrono ogni giorno nella ricerca di un figlio, ma soprattutto per tutti gli esseri umani che, di fronte alla disperazione, si sentono dire dall'alto
Fertility Day: la costituzione
ma che sanno benissimo che:
Costituzione si scrive con la C maiuscola.
Ad oggi, 5 settembre 2016, essa non esiste praticamente più.

Siccome per esigenze editoriali la mia lettera è appunto sintetica, vi rimando ad una davvero ben scritta da Valeria Giordano, pubblicata su PaceLink, che versa lacrime amare sulla sua vicenda e sul Fertility Day.

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