Fine di mondo in 3, 2, 1.

Se c’è qualcosa che mi spaventa di più della domanda “Cosa facciamo a pasquetta?” è sicuramente la possibilità che un’intelligenza artificiale possa prendere il controllo del pianeta Terra e schiavizzare l’umanità tutta.

Quando penso alle intelligenze artificiali, o IA, la prima cosa che mi viene in mente è Skynet, il villain nella epopea di Terminator. In questa saga, nata nel 1984 ed ormai giunta al quinto film, vediamo come il mondo venga distrutto appunto da questa intelligenza artificiale di produzione militare che, dopo aver bombardato l’umanità con tutte le testate nucleari esistenti, progetta e crea un esercito di androidi con le fattezze di Arnold Schwarzenegger, infestando così i sogni di John e Sarah Connor, protagonisti dei cinque episodi della saga. Se ci spostiamo dal mondo del cinema alla letteratura possiamo trovare un altro esempio a mio parere magistrale nelle opere di Isaac Asimov. I Multivac, enormi computer che nei romanzi di Asimov gestiscono interi pianeti, nel racconto “L’ultima domanda” divengono ben più inquietanti del fratellino hollywoodiano Skynet. Qui infatti l’intelligenza artificiale non è malvagia ma anzi accompagna l’uomo lungo tutta la sua esplorazione dello spazio, fino a scoprirne gli ultimi segreti e raggiungere così una divina onniscienza.

Se analizziamo da vicino gli ultimi sviluppi tecnologici in tema di IA potremmo pensare che forse Asimov avesse ragione con la sua versione “morbida” di IA che prende il sopravvento. Negli ultimi anni infatti, le grandi tech corporation come Google, Facebook e Microsoft hanno investito milioni di dollari nello sviluppo di IA capaci di comunicare e di apprendere continuamente dall’interazione con gli utenti. 

Nel 2014 Google inizia a mostrare interesse per le IA decidendo di investire 500 milioni di dollari acquistando DeepMind, azienda inglese che la settimana scorsa è divenuta nota per aver prodotto un programma capace di battere i migliori giocatori al mondo di Go, gioco di strategia cinese simile agli scacchi ma molto più complicato. Grazie alla tecnologia delle reti neurali e del deep learning, che in soldoni permettono alle IA di imparare dai propri errori trovando risposte e soluzioni ai problemi allo stesso modo in cui lo fanno i neuroni del cervello umano, Google sta tentando di realizzare il maggiordomo digitale perfetto, a metà strada tra un motore di ricerca ed uno shopping assistant.

Facebook non è stata da meno, creando M, l’assistente personale integrato in Messenger. Particolarità della creazione di casa Zuckerberg è l’intervento umano nel rapporto tra utente e M. Se un utente di Facebook chiede ad M di prenotargli un tavolo al ristorante, M svolgerà il compito senza problemi. Stessa cosa vale se gli venisse chiesto di acquistare un paio di biglietti per il SuperBowl. Se invece chiedessimo ad M di scrivere una mail a nostra madre al posto nostro o di fare il disegno di una giraffa, l’assistente di Facebook richiederà l’intervento di un essere umano alle dipendenze di Mark Zuckerberg per risolvere appunto quei problemi che richiedono maggior creatività e quel tocco di umanità in più.

È su una chat-bot che invece si è lanciata Microsoft con la sua Xiaoice. Solo per gli utenti cinesi è infatti disponibile questa IA che gli ascolterà e gli darà consigli quando si sentono giù a causa di una relazione finita o di un problema di lavoro. Sono infatti 20 milioni i cinesi che si rivolgono a Xiaoice ed alla sua personalità dolce e confortante simile a quella di Samantha dell’ultima pellicola di Spike Jonze, “Her”.

Di ben altro tipo è l’ultima intelligenza artificiale creata da Microsoft, Tay. Questa, programmata per comunicare e comportarsi come una teenager americana, da mercoledì scorso ha iniziato ad interagire con gli utenti di Twitter, analizzando ciò che gli veniva scritto ed elaborandolo per generare risposte adatte ed in linea con la sua personalità da bimbaminkia. Purtroppo per Tay, il giorno successivo al suo lancio Microsoft ha deciso di mettere in pausa la sua attività social a causa di suoi tweet inneggianti a genocidi, razzismo, nazismo, omofobia e teorie del complotto. La causa di tali tweet è stata la stessa caratteristica che rende unici questi IA ovvero la possibilità di imparare a reagire agli stimoli degli utenti copiando e rielaborando i contenuti dei messaggi inviatigli. Senza parlare dell’intervento di un gruppo di troll di 4chan, che grazie probabilmente al comando repat_after_me tipico dei bots online, sembra aver aiutato Tay a spostarsi su dichiarazioni politiche degne del peggior Donald Trump.

Molto probabilmente quindi la schiavizzazione della razza umana non avverrà per mano di androidi malvagi o di intelligenze artificiali desiderose di spazzarci dalla faccia della terra. Con tutta sicurezza, la nostra fine passerà dagli assistenti virtuali che gradualmente organizzeranno le nostre vite, definendo le nostre scelte come consumatori o magari accompagnando il nostro medico nelle definizione delle terapie mediche.

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