Forze del (dis)ordine

Un mese fa, su l'Internazionale, è stato pubblicato un articolo di denuncia della giornalista Violetta Bellocchio sulla stazione ferroviaria di Milano Rogoredo e sugli agenti della Polfer in servizio.
In quanto donna, pendolare e milanese d'adozione, mi sono sentita molto toccata dalle dichiarazioni della Bellocchio non solo perché appunto è la "mia" città e Rogoredo è stata la "mia" stazione per anni, ma soprattutto perché da allora, ogni volta che mi capita di usare anche solo il passante per attraversare la città i miei occhi, da vispi che erano, fissano tristemente il suolo per evitare di incappare in problemi e "disguidi".

Allontanandomi da Milano qualche giorno, mi sono però resa conto della inaudita forzatura di questo mio gesto e quindi ho provato a capire come mai per me e molti altri la città, come tante città anche di provincia, è sicura solo all'apparenza.
Sempre a luglio abbiamo infatti assistito, anche ovviamente sorridendo di fronte agli ormai immancabili meme e video parodia su Facebook, all'ultimo caso di abuso di potere da parte delle Forze dell'Ordine portato sotto i riflettori nazionali dal programma Un giorno in pretura Emmanuel Bonsu, giovane studente ghanese di 22 anni sospettato per spaccio percosso e ingiuriato dalla polizia municipale a Parma nel 2008, che ha denunciato l'accaduto facendo condannare otto vigili. Quattro di loro, in seguito, sono stati rinviati a giudizio anche per falsità ideologica in quanto reiteranti di atti razzisti nei confronti di giovani poco più che minori.

Potrei farvi purtroppo centinaia di nomi, nel nostro Paese si certificano almeno 26 morti in circostanze "sospette" dal 2001 ad oggi: Giuseppe Uva, Carlo GiulianiFederico Aldrovandi e Stefano Cucchi sono solo alcuni dei nomi che hanno insanguinato l'Italia negli ultimi quindici anni. Nomi che non hanno ancora conosciuto giustizia, nomi di giovani, nomi indelebili nella memoria di molti per la brutalità delle azioni svolte da chi, nell'immaginario collettivo, dovrebbe pensare alla difesa dei cittadini e non alla loro distruzione fisica e psichica1.
Senza entrare nei dettagli di storie ahimè note ai più, quello che davvero fa paura è altro.

Riprendendo le parole del sociologo Zygmunt Bauman e il suo Globalization: The Human Consequences del 1998:

eccellere nelle funzioni di polizia [...] è la via più breve che conduce alla prosperità economica del paese, e che dobbiamo sperare generi sensazioni di «benessere» tra gli elettori – a ciò indotti dalle pubbliche dimostrazioni di polizia e di prodezza dello stato. La cura dello «stato ordinato», compito una volta complesso e arduo, che riflette le diverse ambizioni e le ampie e molteplici forme della sua sovranità, di conseguenza si restringe oggi alla lotta contro la criminalità.

Parole che, qualora noi parlassimo di proprietà privata, crimine organizzato e veri e propri atti di illegalità non farebbero così paura. Ma l'Italia è l'Italia, e in quanto rispetto dei principi di utilizzo della forza come generatrice di sicurezza più che di potere, fa acqua da tutte le parti. Basti pensare che l’Onu, il Comitato di prevenzione europea contro la tortura e Amnesty International dichiarano il nostro Paese come uno fra i più complessi Stati liberi al mondo per mancata trasparenza e rispetto dei liberi cittadini da parte delle nostre Forze dell'Ordine. Se non bastasse l'occhio internazionale puntato su di noi, in merito soprattutto ai casi sopra citati, io stessa mi sono imbattuta, mentre cercavo informazioni per scrivere di quanto sta succedendo, in uno scontro brutale atipico avvenuto a Bologna a fine 2015.

É la mattina del 20 ottobre, gli uffici della Ex Telecom di via Fioravanti sono occupati da circa 200 persone e la Polizia e Carabinieri sono pronti per lo sgombero. Ci sono molte altre persone presenti, sostenitori del diritto all'alloggio e della dignità per gli esseri umani.  Gli agenti in tenuta antisommossa adoperano il manganello per farsi largo fino all’ingresso dell’immobile, operazione che si protrae per quasi 10 ore. A sgombero ultimato, in seguito a trattative e momenti di vera tensione, molte persone escono sulle barelle delle ambulanze tumefatte: uomini, donne e soprattutto delle madri i cui figli piccoli, in lacrime tra le braccia di alcuni soccorritori, gridano testualmente "hanno picchiato la mia mamma". Nel frattempo, a Roma, 300 attivisti si sono raggruppati intorno al Ministero delle Infrastrutture bloccando il traffico a Porta Pia, anche qui svariate cariche dei Reparti mobili della Polizia di Stato (noti ai più come "celerini"), anche qui donne ferite senza pietà.
Ho inserito questo caso perché, se in realtà gli scontri tra giovani e Forze dell'Ordine per noi sono purtroppo il pane quotidiano, qui non si c'erano di mezzo manifestanti con idee sociali e politiche apertamente schierate contro il no-qualcosa, ma cittadini che chiedevano quello che appunto dovrebbe essere un diritto sacrosanto: un tetto sopra la testa per poter anche solo sopravvivere. Infatti, sfortunatamente, già nella memoria dei nostri genitori ci sono cinquant'anni di lotta senza limiti fra organi di sicurezza pubblica e giovani indignati per questioni socio-politiche. Anni che ci sono stati tramandati solo in parte, finché non siamo cresciuti abbastanza per poterci permettere di vedere le Forze dell'Ordine non solo come uno spauracchio per le nostre bravate ma anche come emblema dell'equilibrio precario del detto "la mia libertà finisce dove inizia la tua SE non sei in divisa". Tornando alla vicenda di Bologna, sempre a luglio, il sito di Repubblica ha infatti pubblicato una mappa degli edifici abbandonati di Milano: 180 costruzioni per la precisione, che andrebbero smantellate, riqualificate oppure semplicemente sistemate per renderle abitabili. Secondo il quotidiano sulle politiche sociali West, a fine 2014 Milano sono oltre 89.496 gli alloggi di proprietà del Comune di Milano e dell'ALER, di cui però 4.016 occupati abusivamente e 38 senza contratto. Se non bastasse si aggiungono altri 9.754 vuoti perché non abitabili, di cui solo 1.300 in fase di ristrutturazione. Non è quindi impensabile che, di fronte all'aumento esponenziale di cittadini italiani in stato di povertà estrema e senza fissa dimora, certi numeri possano colmare la richiesta sempre maggiore di sostegno da parte di Stato, Province e Comuni. Gli stessi enti pubblici che ci chiedono di fidarci di loro, dei loro controllori, delle loro leggi, dei loro tribunali. Gli stessi che, riprendendo Bauman, in realtà forse hanno come unico interesse il mantenimento di una economia forte, basata su una sicurezza solo apparente, si tratti di attentati, guerriglie urbane o anche più semplicemente di uscire da soli dopo "una certa ora".

Torniamo quindi a quanto riportato dalla Bellocchio e cerchiamo di tirare le fila: forse pensandoci riesco a capire il perché del mio cercare in ogni modo di non entrare in contatto con le Forze dell'Ordine nell'ultimo mese (per altro a Milano è stata segnata da forti ripercussioni dirette degli attentati di Nizza e del "caso Turchia" in termini di spiegamento per tutta la città di militari, Polizia e Carabinieri). Anche io sono una donna, quindi potenzialmente più soggetta ad abusi in generale, figuriamoci se sono degli uomini in divisa a intimarmi di mostrare un documento per poi attaccar bottone (sì, mi è capitato); anche io ho avuto diciott'anni e degli ideali più o meno discutibili, difesi con manifestazioni pacifiche puntualmente bloccate da fumogeni lanciati a casaccio (sì, mi è capitato); anche io abito a Milano e (sì, mi è capitato) di pagare il subaffitto in una casa dell'ALER in quanto studentessa squattrinata. Infine anche io, come penso molti di voi, passo dalle grandi stazioni italiane almeno una volta a settimana e vedo da un lato controlli inauditi per accedere ai binari, pochi metri più in basso, linee della metropolitana bloccate per ipotetici pacchi bomba. Un quadretto ricamato da stati di degrado assoluto ai bordi delle stesse se non davanti, il tutto perché evidentemente i controlli attuali non sono volti alla vera tutela del cittadino e dell'essere umano ma, più semplicemente, a dare una parvenza di legalità e di dominio delle situazioni a rischio che, in realtà, sono tutt'altro che vigilate.

Nello scrivere queste righe apprendo che sabato sera c'è stata una aggressione plurima a colpi di machete sotto casa mia, in una zona molto tranquilla e benestante della città, video sorvegliata ogni 50 metri e soprattutto in cui tre o quattro ronde notturne non mancano mai. Allibita, mi rendo conto che arrivata a questo punto, non posso dirmi altro che "continua a guardare in basso, esci, vai al lavoro, fai la tua vita ma sta attenta e continua a guardare in basso".

 

1 Per approfondire potete visitare la pagina Facebook dell'Associazione Contro gli Abusi in Divisa - Onlus.

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