Il dritto di Torino, Fred Buscaglione

[Attenzione: La voce narrante di seguito è un personaggio fittizio, così come tutti gli altri personaggi che interagiscono nel breve intreccio che segue, tutti liberamente tratti da film cult. Gli episodi sono frutto della mia fantasia, senza alcun legame con la realtà, pertanto rilassatevi e godete di questo chupito. Se è la prima volta che vi imbattete in questa rubrica, e vi appassiona la parte romanzata, vi invitiamo a seguirla dal suo primo capitolo che potete trovare qui]

Che sonno un povero coglione è ormai una certezza, ma che vita sarebbe senza un pizzico di brio e di rischio? Oltre che nei salotti borghesi e nelle librerie, il mio nome ormai circola anche nelle bettole e strade di periferia, grazie agli incontri allo Sparta Club, dove grazie alla mia clamorosa tecnica personale, mi esalto sul ring. Questa fama inaspettata in me fa crescere l’ego, e inizio una relazione con "Jessica Rabbit", moglie del boss locale, una vera bambola sexy. Mi ha dato appuntamento da Storix, è sera, e sotto il lampione, tra la nebbia e la luce gialla, vedo quel capolavoro peccaminoso, pregustando la notte e il suo sapore. Sto per raggiungerla, quando mi accorgo che da ogni lato compaiono gli scagnozzi di Billy Karr. E’ una trappola. Mi assale la rabbia e un po’ di delusione, ma non faccio in tempo a realizzare che tra la nebbia cominciano a volare cazzotti. Che botte, che botte quella notte, mi ricordo di sei mascelle rotte. Li stendo, li conto, son sei, poi li riconto perché non si sa mai. Ed intanto quella matta si avvicina e sai che fa? Mi da un bacio sulla guancia, sussurrandomi “Si va?” Che baci, che folle quella notte, sono un duro ma facile alle cotte. E mentre guido a tutto fuoco tra le strade di città, mi ricordo un motivetto che cantare tutti fa. La smetto, e sì, è proprio lui, il dritto di Torino, Fred Buscaglione.

Nasce a Torino con il nome di Ferdinando, il 23 novembre del 1921, da genitori lavoratori ma poveri, con la passione della musica, tanto che la madre è pure maestra di pianoforte. L’influenza musicale è viva in lui sin da bambino, e i genitori lo iscrivono al conservatorio di Torino; si stanca dopo tre anni, non perché non fosse capace, ma anzi perché quelle ristrettezze posturali e concettuali incatenano la sua vena artistica. E’ un piccolo genio. Come spesso accade ai piccoli geni che non faticano nell esprimere la propria arte, si disperde un po’ in quel mondo fumoso dei grandi; ha fame di swing, di jazz, di musica, di America. Il jazz è dichiarato fuori legge dal fascismo, ma i primi pionieri del jazz italiano, Fred compreso, non si lasciano intimorire e suonano nelle cantine e nei night di quint'ordine. Fred è ancora un ragazzino, ma è già un polistrumentista e cantante fuori dagli schemi.

FAllo scoppio della seconda guerra mondiale è in Sardegna, ma più che a combattere, è impegnato a intrattenere le truppe con i suoi spettacoli, e forma pure il quintetto Aster a Cagliari, promosso da Radio Sardegna. Finita la guerra torna a Torino e forma il celebre gruppo Asternovas, che lo accompagnerà per il resto della carriera. In questo periodo, il 46, stringe una forte amicizia con Leo Chiosso e Gino Latilla, con i quali passa nottate leggendarie nei peggiori locali della città; i tre amici vengono soprannominati “Il trio pasticca”, in quanto non stanno mai perfettamente bene, data la loro vita sregolata, e qualche pasticca in tasca non manca mai. Con Leo Chiosso Fred è pure vicino di casa, e quando non è in giro per i peggiori locali d’Europa a suonare, passano le nottate a scrivere canzoni, bere, fumare e inventare storie strampalate di gangster e pupe americane, che poi faranno la fortuna del nostro amico. Nel frattempo però la vita è dura e i soldi pochi. Nel 1949, durante uno dei suoi spettacoli, incontra a Lugano Fatima Ben Embarek, in tour con il padre e la sorella, in quanto formavano un trio di contorsionisti. I due si innamorano praticamente subito, si vedono di nascosto dal padre, contrario alla relazione, soprattutto perché se Fatima va via con Fred il trio non regge, e loro campano di quello.

Fred però è un testone, e in una notte di neve scappa con Fatima in una carrozza trainata dai cavalli. L’apoteosi del romanticismo. Da quel momento la donna si aggiunge al gruppo come voce femminile, divenendo in breve la protagonista delle esibizioni. Giusto per la cronaca, i due si sposano nel 1953. Il 53 è anche l’anno di svolta di Latilla, che grazie al pezzo “Tchumbala Bey” scritta dal duo Buscaglione Chiosso, abbandona i panni del bravo ragazzo compassato, che lo aveva portato ad un discreto successo, e travolge il pubblico strappandosi la camicia alla fine del pezzo, gesto che lo renderà celebre. Un giorno racconterò qualche aneddoto interessante su questo pezzo, ma ora il protagonista è Fred. Il nostro amico non se la passa bene, non riesce a sfondare, ma l’amicizia è un sentimento nobile. E Latilla gli rende il favore. Fa ascoltare il nuovo pezzo di Fred “Che bambola” al proprio direttore della casa discografica Cetra, che però non si convince. Dopo molte insistenze, Latilla ottiene la pubblicazione a proprie spese, e successivamente carica la macchina di 78 giri di “Che bambola” facendo promozione on the road. “Hai sentito l’ultimo pezzo di Fred?” “No” e gli ammolla il disco. Beh, sembra assurdo, ma senza pubblicità, strategie di marketing, insomma solo con il passaparola, il disco vende 980.000 copie! Siamo nel 1955, è il primo boom discografico italiano, l’inizio di una breve carriera strepitosa. Finalmente quel baffetto ironico, il gessato e la macchietta americana raggiunge il grande pubblico, affamato di speranza, di musica, di novità. Sono gli anni del juke box, del macho americano, e Fred si inventa un personaggio che diventa subito un cult: sigaretta, whisky, donne, notti brave, insomma incarna la voglia di emancipazione giovanile, attraverso il vento della musica d’oltre oceano, dei vizi e della ribellione. Ora alcune di quelle canzoni fanno ancora sorridere, con i fiati che accompagnano le burle del macho impertinente, che le busca da maggiorate incazzate, ma spostiamoci in quegli anni e capiamo che è una svolta epocale: esiste ancora il delitto d’onore e l’abbandono del tetto coniugale, e una donna che sottomette un uomo è rivoluzione culturale.

Finalmente arriva il successo, suona con le migliori orchestre, nei locali più prestigiosi e nel 1957 viene invitato da Antonello Falqui al Musichiere: il mito radiofonico assume un volto per tutta la penisola. Il successo è dirompente, e quel personaggio lo travolge a tal punto che forse non è ben chiaro neanche a lui dove finisce Ferdinando e inizia Fred, non ha tempo di metabolizzare perché è ormai ovunque: televisione, cinema, radio, pubblicità, locali notturni; poi la crisi con la moglie, che si allontana complice forse anche la gelosia del successo di Fred. Il successo ormai lo sappiamo, da un lato ripaga una vita difficile ma più vera, dall’altra toglie fantasia e contatto con la semplicità della vita e il confine tra realtà e finzione è una sottile lama di rasoio che può anche uccidere. Fred dopo circa tre anni frenetici è stanco e non ne fa mistero, piano piano cerca di staccarsi dal personaggio ed incide pezzi più lenti e romantici, ma ormai il destino è dietro l’angolo ad attenderlo: muore in un incidente stradale la notte del 3 febbraio del 1960 su una Thunderbird rosa.

Un successo breve ma intenso, capace di lanciare la moda del bicchiere di whisky dentro il taschino della giacca, costringendo la produzione di bicchierini di adattarli allo scopo. Un genio che poi non ha dovuto fare i conti con i Beatles e gli urlatori ed è forse per questo che il suo mito dura ancora oggi?

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